Memorie rapite, cancellate o dimenticate. Riprendono vita con “UnArchive Found Footage Festival”
Dal 27 maggio al 1° giugno, a Roma, prende vita la III edizione di “UnArchive Found Footage Festival”. Portando il tema della rigenerazione al centro delle opere, restituisce parola all’archivio con dieci lungometraggi e dieci cortometraggi iscritti al Concorso Ufficiale. Tra gli ospiti anche Leos Carax e Bill Morrison. Nasce anche “Riuso di Classe”, rassegna autonoma e parallela del festival, dedicata alle opere di riuso creativo realizzate dai giovani under 35, in cui spicca uno spunto letterario dalle poesie di Mariagrazia Gualtieri …
Dal 27 maggio al 1° giugno, a Roma, torna UnArchive Found Footage Festival. Districandosi tra diverse sedi (di cui il Cinema Intrastevere, la Real Academia de España, il Live Alcazar e l’Auditorium Parco della Musica, sono solo alcune di esse) questa terza edizione presenta il tema della rigenerazione: un uso dell’archivio non come stantio sgabuzzino, ma come passato vivo e attivo, in grado di raccontare le storie e la Storia grazie al riuso artistico del materiale audiovisivo, permettendo di interpretare il presente.
Prodotto dall’ AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), con la direzione di Marco Bertozzi e Alina Marazzi, il festival presenta venti opere create negli ultimi tre anni (dieci lungometraggi e dieci cortometraggi) nel Concorso Internazionale, cuore pulsante della rassegna, che vedrà l’assegnazione dei tre premi (riconoscimento generale UnArchive Award, miglior lungometraggio e miglior cortometraggio) nell’ultima giornata.
Tra i lungometraggi emerge la tendenza a raccontare le diverse facce del potere politico. In particolare risalta A Fidai Film (in foto, diretto dal palestinese Kamal Aljafari) che porta ancora lo scontro israelo-palestinese sullo schermo, narrando però un momento meno recente e cancellato del conflitto. La premessa è il saccheggio del Centro di ricerca palestinese da parte dell’esercito israeliano successivo all’invasione di Beirut nel 1982. Lo scopo del film è riappropriarsi e ricostruire una memoria rapita, ridare dignità alla storia della Palestina.
Le altre dall’impronta politica sono tre: A Year in the Life of a Country (del polacco Tomasz Wolski) dipinge la quotidianità della Polonia nell’epoca degli scontri tra lo Stato e Solidarność, fatta di parate, rivolte e carnevali, una contronarrazione rispetto alla solita della società vittima del sistema; Under The Flags, the Sun (diretto dal paraguaiano Juanjo Pereira) riporta alla luce un archivio dimenticato, una raccolta di strumenti di propaganda e potere utilizzati durante la dittatura di Stroessner; Soundtrack to a Coup d’Etat, il racconto del viaggio in Congo di Luis Armstrong (re del jazz) organizzato dal Dipartimento di Stato Americano per distogliere l’attenzione del mondo dall’assassinio del leader congolese Patrice Lumumba, colpo di stato attuato dalla CIA.
Tra gli altri titoli spicca Trains (diretto da Maciej Drygas, anche lui polacco) documentario che punta a narrare l’Europa del XX secolo attraverso i treni, spazi fuori dal tempo ma immersi nelle guerre mondiali, testimoni inconsapevoli delle tragedie del Novecento, veicoli per sfollati, soldati, feriti, storie colme o vuote di speranza.
Ad accompagnare il concorso, come da tradizione tornano anche le sezioni Frontiere e Panorami Italiani. La prima porta nelle sale opere provenienti dalla Cina (con il cortometraggio 24 Cinematic Points of View of a Factory Gate in China di Ho Rui An) al Portogallo (con Siempre di Luciana Fima), ma anche Francia, Bosnia, Iran.
Panorami Italiani vede, invece, tre lungometraggi come protagonisti: Bestiari, Erbari, Lapidari, di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti; Prima della fine. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer di Samuele Rossi; Sulla terra leggeri di Sara Fgaier. Frequentatori e frequentatrici ricorrenti dell’archivio, che con le loro opere esplorano diverse narrazioni: il primo di stampo enciclopedico tratta di mondi animali e vegetali sconosciuti alla società di oggi; il secondo (prettamente documentario) riporta attimi inediti legati alla scomparsa di Berlinguer; il terzo, un film di finzione in cui l’archivio esprime la memoria perduta del protagonista, ma anche di ognuno di noi.
Presenti anche eventi speciali, come la proiezione di due lungometraggi del regista romeno Andrei Ujica: TWST – Things We Said Today (che sarà il film di apertura del festival) parte dall’arrivo nel 1965 dei Beatles a New York, allargando poi la propria storia per raccontare un’America socialmente precaria, in costante fermento; Out of the Present, un parallelo tra il rapido sfaldamento dell’Unione Sovietica e la missione spaziale dell’ultimo cosmonauta sovietico.
La Palestina non è dimenticata neppure qui grazie al film Jaffa – La meccanica dell’arancia (del palestinese Eyal Sivan) in cui la storia dell’arancia (agrume originario dei territori palestinesi, ma rivendicato da Israele come simbolo per l’impresa di liberazione sionista) viene riportata alle origini, svelando la natura di marchio comunitario dei due popoli.
Una novità viene dalla nascita di Riuso di Classe, prima sezione parallela ed autonoma del festival dedicata alle opere (sempre composte da materiale d’archivio) da giovani studenti e studentesse under 35 in ambito formativo. In particolare, l’opera Partitura cromatica in versi (lavoro collettivo di Luca Benassi, Natalia Canale, Gloria D’Ascanio, Susanna Grimaldi, Adele Insardà, Luca Mattioli e Mario Pane della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté) porta anche della letteratura in questa edizione, proponendo un film diviso in tre atti, liberamente ispirato alle poesie di Mariangela Gualtieri. Tre atti, tre colori (Bianco, Nero, Arancione) volti ad esplorare lo sguardo di chi è costretto all’orrore della guerra, lo sfruttamento operaio nelle fabbriche, la complessità della vita di chi è donna e madre.




