Metello, Norma Rae e Marta del call center. I film (dai libri) per un 1° Maggio senza piazze
Operai, impiegati, precari: il cinema ha raccontato tante categorie di sfruttati e discriminati, spesso rifacendosi a opere letterarie. Per questo 1° Maggio “da casa” ecco alcuni film (di oggi e di ieri) da libri (e in streaming) che trattano le criticità nel mondo (e nei mondi) del lavoro. Da Marta, la neo-laureta in filosofia del call-center di “Tutta la vita davanti” alle rivendicazioni operaie del “Metello” di Mauro Bolognini, passando per le lotte di “Norma Rae” in Alabama alla satira impiegatizia del “Fantozzi” di Paolo Villaggio …

Fin dai tempi dell’Uscita dalle officine Lumière (1895) la storia del cinema si intreccia con la rappresentazione del mondo del lavoro. Per questo (anomalo) 1° maggio 2020 vi segnaliamo allora alcuni adattamenti (tra quelli reperibili in rete) sui lavoratori e le loro difficoltà: la prima delle quali è sempre la negazione dei propri diritti in una società (ancora) segnata da sfruttamento e diseguaglianze.
Il cinema italiano ha raccolto da un po’ la sfida di descrivere le giovani generazioni di lavoratori precari, ora con i toni della commedia ora con quelli del dramma, e non di rado a partire da soggetti letterari. Un esempio emblematico (disponibile a noleggio su Chili) è Tutta la vita davanti (2008), diretto da Paolo Virzì, liberamente tratto dal libro Il mondo deve sapere (ISBN Edizioni, 2010, poi Einaudi, 2017) di Michela Murgia: descrizione acidamente ironica delle dinamiche di sfruttamento, manipolazione e concorrenza selvaggia che regolano il lavoro in un call center, raccontate nel film attraverso lo sguardo della giovane neolaureta in filosofia Marta (Isabella Ragonese).
Sempre su Chili si trova una delle più recenti commedie sul tema dei (non solo nostri) precari, Il tuttofare (2018), esordio di Valerio Attanasio (sceneggiatore di Smetto quando voglio) alla regia: ispirandosi al romanzo picaresco Lazarillo de Tormes (1554), si narra l’epopea di un giovane praticante legale (Guglielmo Poggi) sottoposto senza contratto all’arbitrio del più anziano e privilegiato avvocato-docente Toti Bellastella (Sergio Castellitto) in un’escalation grottesca di “servizi” pretesi dal principale.
Sulle derive recenti nel mondo del lavoro in fabbrica è disponibile invece (su YouTube e Google Play) 7 minuti (2016), di Michele Placido, dall’omonimo testo teatrale di Stefano Massini (Einaudi, 2015), con un ricco cast femminile che comprende Cristiana Capotondi, Ambra Angiolini, Violante Placido e Fiorella Mannoia. La storia (vera e accaduta in Francia) è quella del confronto-scontro tra le operaie di un’azienda tessile sulla riduzione della pausa pranzo voluta dalla multinazionale estera neoproprietaria della fabbrica.
Tornando indietro di qualche decennio, c’è il dramma statunitense Norma Rae (1979), diretto da Martin Ritt e disponibile su Prime Video. Il film si rifà alla vera storia (raccontata nel libro-inchiesta del 1975 Crystal Lee, a Woman of Inheritance, scritto dal giornalista Henry P. Leifermann) dell’attivista Crystal Lee, e mostra la lotta di un’operaia tessile dell’Alabama (interpretata da Sally Field, vincitrice a Cannes e agli Oscar 1980) per ottenere condizioni di lavoro migliori, sfidando prevaricazioni sociali e pregiudizi maschilisti.
Più di recente, Hollywood ha adattato un’altra storia di lavoratrici discriminate, quella del romanzo L’aiuto (Mondadori, 2009) di Kathryn Stockett, nel film The Help (2011), a noleggio su YouTube e Google Play. Siamo nel Mississippi del 1963, dove un’aspirante giornalista (Emma Stone) vuole denunciare in un libro le ingiustizie e le umiliazioni subite dalle domestiche afroamericane, raccogliendo le testimonianze di alcune di loro, come Abileen (Viola Davis) e Minny (Octavia Spencer, premiata con l’Oscar).
Non può mancare, in un 1° Maggio che si rispetti, un film di Ken Loach, il regista inglese che ha fatto della lotta alle ingiustizie politico-sociali (spesso nell’ambito lavorativo) il centro della propria opera. Fatherland (1986, dal testo teatrale di Trevor Griffiths), disponibile su Prime Video, ci presenta un’altra categoria di lavoratori precari, quelli dell’arte: come il cantante Klaus Dittemann, che passa dalla censura della Germania Est ai condizionamenti (non meno oppressivi) del sistema capitalistico nella Germania Ovest.
E ancora su Prime Video c’è il più celebre (almeno da noi) adattamento su un lavoratore vessato, Fantozzi (1975), diretto da Luciano Salce e tratto dal primo libro (Rizzoli, 1971) della saga (letteraria prima e cinematografica poi) sulle disavventure del ragioniere creato e interpretato da Paolo Villaggio. E se la tragicommedia nel corso del tempo (e dei film) ha perso smalto, capostipite e primi sequel (su Infinity Il secondo tragico Fantozzi e su Netflix Fantozzi contro tutti) centrano ancora in pieno il bersaglio, con la loro satira cinica e (sur)reale delle spietate gerarchie impiegatizie.
Ma, per chi avesse voglia di addentrarsi in annate ancora precedenti, su YouTube è visibile gratuitamente l’adattamento di un classico del nostro neorealismo letterario, Metello: il film, diretto nel 1970 da Mauro Bolognini e tratto dal romanzo (1955) di Vasco Pratolini, vede Massimo Ranieri nella parte del muratore Metello, tra la maturazione di una coscienza di classe, le lotte sindacali e il rapporto con la moglie Emilia (Ottavia Piccolo, premiata a Cannes).
Tra presente e passato, insomma, il cinema ci ricorda (in diversi modi) che i motivi per rivendicare condizioni di lavoro (e di vita) più giuste sono rimasti vivi e urgenti. Perché, citando un altro operaio immortalato dal cinema che fu, il Ciro di Rocco e i suoi fratelli (1960, di Luchino Visconti, ispirato ai racconti de Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori), «O munnu deve cambia’». Oggi più che mai.
Emanuele Bucci
Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.
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