Metti uno zio curdo (e suo nipote) ad Oslo. La commedia rivelazione che viene dalla Norvegia

In sala dal 1° ottobre (per Cineclub Internazionale Distribuzione) “Mio zio Jens”, opera prima del giovane regista norvegese di origini curde Brwa Vahabpour. Una commedia dall’ironia e dalla comicità gentili, incentrata sulle contraddizioni di chi vive diviso tra due culture. Uno zio curdo che piomba all’improvviso nell’appartantamento del protagonista ad Oslo e il gioco è fatto. Il film esce patrocinato in Italia da Amnesty International …

Dopo aver visto Lo zio Jens opera del regista norvegese di origini curde, Brwa Vahabpour anche la severa e fredda Oslo sembra un posto più ragionevole dell’Italia quanto a politiche migratorie. Qui la legalità è una cosa seria, durissima con chi si rifugia nel Paese scandinavo senza passare dalle vie legali, ma è un valore condiviso e almeno non è un terno al lotto, un gioco di illusionismo e propaganda, come avviene da noi.

Il film, una produzione norvegese e rumena, è il primo lungometraggio di Vahabpour. Fino ad ora aveva realizzato cinque cortometraggi, ben accolti. A 33 anni, formato alla scuola di cinematografia norvegese, è già considerato un regista promettente nel suo paese. E con questo film, patrocinato in Italia da Amnesty International, si farà conoscere anche all’estero.

L’ironia e una comicità gentile sostengono Lo zio Jens, che dura poco più di un’ora e mezza, riportando alla mente una delle caratteristiche di molta cinematografia persiana. I protagonisti come il regista, hanno radici nelle regioni dell’Iran occidentale abitate dalla minoranza curda. Le contraddizioni di chi vive diviso tra le due culture emergono con un tono lieve e un’intensità crescente e i cliché presenti sono attraversati con freschezza.

Nel film la lingua è il principale passepartout per indagare sul potere delle parole, quando la povertà lessicale ti rende più esposto a una gamma di piccoli e grandi abusi, dagli sfottò all’esclusione. Vale per chi dimentica il linguaggio delle sue radici, e per chi fatica a esprimersi con l’idioma del posto dove si è deciso di vivere. Anche per questo in Italia sarà presentato in lingua originale con i sottotitoli.

Raccontare la trama senza tradire il film non è facile perché i fili che s’intrecciano e le corde che tocca spesso si accavallano e si scambiano: ci sono le tensioni di chi vive tra due culture, le contorsioni di chi vorrebbe agire correttamente ma rivela ad ogni passo il proprio inconsapevole razzismo, una storia d’amore ad alto rischio, tradimento e riscatto, fino alla scoperta di sé raccontata come una fiaba.

In breve: il giovane Akam, norvegese di origini curde, che insegna letteratura e condivide un appartamento con due biondi coetanei, viene svegliato una notte da una telefonata. All’altro capo del telefono c’è lo zio Khdr, che non vede e non sente da quando era bambino. Quando il giovane si affaccia alla finestra lo vede già in attesa, di fronte al portone del palazzo con un tappeto arrotolato tra le braccia. Irrompe così nell’ordinata vita del giovane Akam, ma anche in quella dei suoi coinquilini, il parente “accollo” che alla fine sarà il motore della trasformazione.

Nel suo primo ruolo da protagonista in un lungometraggio, c’è Peiman Azizpour/Akam. Altri attori: lo zio Khdr/Jens è il carismatico Hamza Agoshi, Sarah Francesca Braenne è Elina, la coinquilina Pernille è interpretata da Theresa Frostad Eggesbø, attrice e musicista.

Si parte come una commedia:
“Chiedi a tuo zio quanto ha intenzione di rimanere”, chiede, preoccupata per l’ospite ingombrante, Pernille, conquilina di Akan. “Non posso” risponde il giovane. “È un fatto culturale”, spiega il terzo biondissimo inquilino. E con il lasciapassare delle diversità culturali si avvia una comica e imbarazzante convivenza. Lo zio mostra ad Akam un video che ritrae il successo della sua attività commerciale, intrattiene i ragazzi dell’appartamento con proiezioni di interminabili danze e banchetti di cerimonie nunziali tradizionali, chiacchiera e ride in cucina fino a notte fonda.

Piano piano però Akam sospetta che Khdr nasconda qualcosa, e improvvisandosi investigatore, scopre il suo segreto. Un gioco a specchio di tradimenti reciproci rischia di trasformare la visita in un dramma, il finale resta aperto e romantico, affidato alle note di Zebra degli Islandmen, trio elettrico acustico di Istambul.


Carla Chelo

Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581