Miss Peregrine e i suoi ragazzi speciali. Provaci ancora Tim

In sala dal 15 dicembre il nuovo atteso Tim Burton che porta sul grande schermo il best seller di Ransom Riggs. L’autore di “Edward mani di forbice” ritrova tutto il suo immaginario tra freaks bambini, scheletri danzanti e gotici décor. Ma non ritrova la sua verve di un tempo, annacquata in una storia troppo confusa e prolissa…

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Tim Burton allo specchio. Ragazzino “speciale” – si è definito lui stesso così – bullizzato dai coetanei, che ben sa cosa signifighi essere emarginati. Come lo sapeva bene uno dei suoi figli più celebri, l’ottimo Edward con quelle sue “mani di forbice” che da una parte ferivano, dall’altra creavano magie.

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Il tema della diversità, insomma, torna ancora una volta a condurre il gioco della nuova favola di Tim Burton, celebre manipolatore di immginari fantastici. Favola attesissima, almeno dallo stuolo di fan desiderosi di assistere finalmente ad una rinascita del loro idolo, un po’ sbiadito negli ultimi tempi.

Stiamo parlando, infatti, di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali in sala dal 15 dicembre per  Twentieth Century Fox che lo propone come film di Natale (ma occhio non portateci i più piccoli, si potrebbero terrorizzare!), dopo aver rinunciato all’uscita di fine settembre in contemporanea con quella negli States, dove infine l’accoglienza non è stata delle migliori.

Alla sua origine, ormai è noto, c’è un libro. Anzi, il nuovo Harry Potter a detta di molti. Un caso da un milione e mezzo di copie. Ossia il primo volume della saga di Miss Peregrine, firmata da Ransom Riggs, giovane scrittore statunitense baciato da improvviso successo a partire da La casa dei ragazzi speciali (2011), seguito a spron battuto da Hollow City, La biblioteca delle anime e la raccolta I racconti degli speciali. Tutti pubblicati in Italia da Rizzoli a partire dal 2012.

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Tra fantasy e horror, Ransom Riggs deve il successo del suo young adult ad un’originale invezione narrativa: affiancare il racconto ad una raccolta di foto d’epoca. Sì, ritratti ingialliti di ragazzini molto ma molto “speciali”, quasi fratelli dei freaks di Diane Arbus, che “acchiappano” il lettore col loro carico di inquietudine e fascinazione d’antan.

Tra loro c’è chi è più legggero dell’aria, chi ha uno sciame di api in corpo, chi ha il fuoco a fior di pelle, chi è invisibile, chi sa manipolare le piante e chi, la più piccola e dolce tra le bambine, ha una bocca da belva feroce dietro alla nuca, nascosta da boccoli d’oro.

Tanti piccoli x-man, insomma, che vivono in una bella villa di campagna in Galles protetti dagli orrori del Secondo conflitto mondiale grazie al sostegno di una insolita Mary Poppins: Miss Peregrine, appunto, una donna-falco che fuma la pipa e sfoggia doti da arciera nel difendere i suoi ragazzi da misteriosi e terribili mostri, assetati di sangue bambino e ghiotti dei loro occhi.

Visto che la vicenda si svolge (in parte) in tempo di guerra e di persecuzioni contro gli ebrei, chissà se quei mostri non siano proprio la trasfigurazione della ferocia nazista, così come si materializza nelle fantasie di un ragazzino ebreo polacco, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia..

Quel ragazzino lo incontriamo ai giorni nostri, ormai anziano. È proprio lui, infatti, l’eccentrico nonno di Jake – il ragazzo bullizzato di cui sopra – e vero protagonista del racconto. A lui toccherà scoprire se tutte quelle misteriose favole ascoltate dalla voce del nonno durante l’infanzia abbiano un fondo di verità…

Questo stando al libro. La lettura che ne dà Tim Burton, invece, sorvola sulla Storia del ‘900 per scavare piuttosto tra le sue passioni, l’immaginario dark e fantasy, décor gotici, giocattoli assemblati come piccoli frankestein, scheletri danzanti, cattivoni che spingono sulle corde dell’ironia (Samuel L. Jackson in testa) e, soprattutto loro: i suoi amati, piccoli e dotatissimi freaks.

Un godimento per gli occhi certamente (firma le scenografie Gavin Bocquet), che non basta però a colmare una storia troppo confusa e prolissa. La sceneggiatura (di Jane Goldman) procede a singhiozzo, gli intrecci narrativi soffrono di incastri impossibili e la seconda parte – soprattutto – accusa un senso di già visto, proprio come il loop temporale in cui vivono i nostri eroi, inchiodati allo stesso giorno (della marmotta) del 1943, quando una bomba nazista distrusse la grande villa. Non meno farraginoso il lungo finale in cui si affrontano i buoni e i cattivi, i mostri riuniti in versione circense e i ragazzi speciali in lotta sul pontile-portale.

Non basta a cambiare le sorti del film il cast scintillante: Eva Green nei panni di una ironica Miss Peregrine; Asa Butterfield in quelli dell’impacciato Jake; Samuel L. Jackson, l’abbiamo detto, in quelli del boss dei mostri e Terence Stamp nei panni dell’eccentrico nonno del protagonista.

Insomma Tim, provaci ancora.