Nella casa di Joyce Lussu tutta la storia del ‘900. Ora in DVD

Disponibile in DVD “La mia casa e i miei coinquilini – Il lungo viaggio di Joyce Lussu”, toccante omaggio della regista Marcella Piccinini alla grande scrittrice, poetessa, femminista e antifascista scomparsa nel 1998. Un lungo viaggio nella storia del secolo breve, attraverso la vita pubblica e privata di una protagonista…

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Ci sono la borsa di paglia ancora appesa al muro. La sedia a dondolo di vimini. I suoi pettinini vicino allo specchio. Quell’orologio a cucù che, anche da lontano, ha continuato a segnare i giorni della sua lunga vita da protagonista del Novecento, “sempre in lotta col potere costituito”, e sempre dalla parte dei deboli, delle donne, della pace, della libertà e della giustizia.

E ci sono i suoi versi, anche e soprattutto, che dicono di quelle “scarpette rosse numero 24”, ammassate tra le tante a Buckenwald, “scarpette quasi nuove perché i piedini dei bambini morti non consumano le suole”. C’è lei che davanti a Marco Bellocchio in veste di intervistatore, nel 1994, mette in guardia, con voce potente e il bel viso scolpito dagli anni, contro la “noia mortale di fare sempre la stessa passeggiata nel passato”, di sedersi sugli allori della Resistenza. Che parla di rischio, ben diverso dal sacrificio di stampo cattolico, che ha spinto lei e la sua generazione a fare “guerra alla guerra”, non per il gusto di “essere martiri” ma per il desiderio di pace.

C’è tutta Joyce Lussu, insomma, in La mia casa e i miei coinquilini, l’omaggio che la regista Marcella Piccinini ha dedicato, rapita, alla grande poetessa, scrittrice, traduttrice, partigiana, femminista e antifascista, scomparsa a 86 anni nel 1998.

Un omaggio appassionato che, attraverso un magnifico repertorio che si fa poesia, incardina nella casa di famiglia, a Fermo nelle Marche, l’esistenza di una donna, divisa fino all’ultimo tra le battaglie ideali e la vita privata, di cui il figlio Giovanni diventa l’interlocutore principale e a cui affida forse l’unico rimpianto. Quello di non aver trovato “la bilancia giusta affinché l’amore personale e la vita ideale si fossero alleati senza farsi del male. E ora darei tutte le lodi e i libri tutte le opere e tutte le parole della mia vita per ritrovarmi in quel giorno su quella soglia e ricominciare daccapo”.

Nel mezzo c’è la storia del Novecento. Quello vissuto da Gioconda Beatrice Salvadori, di famiglia di origini inglesi, di un’adolescenza fatta di libri che più di ogni oggetto riempivano la casa paterna, di studi di filosofia in Germania, fino all’avvento del nazismo. A quel punto per Beatrice la scelta della Resistenza fu d’obbligo. Così che sarà proprio un “bigliettino nascosto nel manico di una valigia”  a farle incontrare Emilio Lussu, il “leggendario” “Mister Mill” di Giustizia e libertà, lo scrittore di Un anno sull’Atipiano, il fondatore del Partito sardo d’azione e più volte ministro, che diventerà suo marito, durante la clandestinità in Francia.

“Mi innamorai perdutamente di uomo del terzo mondo”, ci racconta la voce narrante di Maya Sansa, attraverso frammenti di scritti e poesie di Joyce Lussu. “Un uomo che veniva da un villaggio di pastori sperduto tra le montagne della Sardegna”.

Con lui visse in prima persona la lotta al nazifascimo, la clandestinità. “Cambiavamo abitazione come cambiavamo il cappotto. L’Ovra gli dava la caccia”. Poi la fuga da Parigi verso il Sud della Francia, passando “davanti alla guerra mano nella mano”. Ma con lunghi periodi di separazione. “Dato che Emilio ed io eravamo d’accordo sulla parità tra uomo e donna, anche se la società e i compagni stessi non lo erano ancora, ciascuno di noi aveva delle attività autonome che ci portavano a separarci per giorni e mesi”.

Quando a guerra finita, però, dato alla luce il figlio Giovanni dopo un doloroso “aborto clandestino” in Francia, Beatrice, ormai per tutti Joyce Lussu si ritrovò ad “essere la moglie di un uomo politico di primo piano” o peggio “consorte di sua eccellenza” decise di scappare. “Presi su il bambino e me ne andai in Sardegna”.

Ma non fu certo un ritiro. Qui si trovò ad organizzare il movimento delle donne, escluse da ogni vita politica. Andandole a cercare nelle loro case, in barba ai mariti che giutificavano con delle scuse l’assenza delle loro mogli dalle sezioni dei partiti socialisti e comunisti. Ci fu un incontro di tremila lavoratrici sarde, “ma passate le elezioni i partiti passarono ad altro”. Mentre Joyce Lussu passò “ad un mestiere insolito”, la traduzione dei “poeti rivoluzionari del Terzo mondo”, da Nazim Hikmet, ad Agostino Neto, a Ho Ci-min.

“I guerriglieri dello Zimbabwe o i comunisti iracheni non avevano mai sentito parlare di Emilio Lussu ed io non ero la moglie di nessuno: ero solo io, come Simbad il marinaio che cercavo le avventure per poterle raccontare”.

La mia casa e i miei coinquilini, già passato a numerosi festival e in sala (quando erano aperte), ora è finalmente disponibile in DVD (distribuzione Cecchi Gori) aprendo la casa di Joyce all'”intero pianeta”. Così come fin da bambina i suoi genitori le avevano insegnato a condiderare l’abitazione di famiglia.