Non solo la moglie di Giovanni Falcone. Francesca Morvillo, donna e magistrato, è protagonista al cinema

In sala dal 15 maggio (per Adler) “Francesca e Giovanni. Una storia d’amore e di mafia” di Simona Izzo e Ricky Tognazzi dal libro del giornalista Felice Cavallaro, dedicato alla vicenda professionale ed umana di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, rimasta vittima con lui e la scorta nella strage di Capaci. I due registi mettono l’accento su impegno e coraggio di questa donna magistrato rimasta sempre un po’ nell’ombra del marito. Intento lodevole ma limitato da eccessivo schematismo e stile televisivo  …

Difficile immaginare una storia così intensa. In effetti, Felice Cavallaro, già inviato del Corriere della Sera, ha romanzato incontri e fatti davvero avvenuti con il suo Francesca. Storia di un amore in tempo di guerra (Solferino, 2022), dedicato a Francesca Morvillo, vittima insieme al marito Giovanni Falcone e agli uomini della scorta della strage di Capaci del 1992.

Proprio la forza di questa storia ha coinvolto Simona Izzo e Ricky Tognazzi, tanto da convincerli a portarla al cinema, dirigendo a quattro mani Francesca e Giovanni. Una storia d’amore e di mafia.

In sala dal prossimo 15 maggio, pochi giorni prima della 33esima ricorrenza della strage, il film pone al centro della scena la magistrata Morvillo, affidata all’interpretazione di Ester Pantano, e ne fa un ritratto cinematograficamente inedito: non è più solo la “moglie di”, ma diventa invece la stessa protagonista delle attività giudiziarie in Sicilia e non solo.

A cominciare dall’impegno come sostituta procuratrice presso il tribunale per minori di Palermo, dove la vediamo affrontare con decisione le disastrose arretratezze strutturali e culturali della giustizia minorile e intervenire appassionata per ripristinare il diritto e la dignità dei giovani detenuti, noncurante dell’ottusità maschilista e conservatrice della quasi totalità dei colleghi uomini.

Sempre presente nelle inquadrature, tranne in un paio di scene, Morvillo appare spinta dalla volontà di affermazione del diritto e dal desiderio di innovazione, che trovano una condivisione inattesa nell’incontro fortuito con Giovanni Falcone, interpretato da Primo Reggiani, giovane magistrato seduttore e senza paura.

Con lui, la condivisione riguarda ben presto anche il coraggio di una vita privata sempre meno libera e intima e sempre più condizionata dalla minaccia mafiosa.
Senza dubbio la scelta di Izzo e Tognazzi è interessante ed ha un valore civile innegabile.
Meno convincenti sono le diverse sequenze da serie televisiva e la scansione temporale da inchiesta giornalistica, esplicita fino al dettaglio con la citazione di nomi e cognomi dei tanti personaggi che compaiono nel racconto, con date e luoghi, a volte indicati con didascalie. Abbastanza scontato anche lo sviluppo di alcune situazioni. Quando in scena squilla un telefono o compare un televisore acceso sappiamo con certezza che sta per essere annunciato l’ennesimo efferato assassinio di mafia, del resto in quel periodo, da fine anni Settanta ai primi anni Novanta, drammaticamente frequenti.

La ricostruzione di qualche dialogo più privato è un po’ forzata sul versante pubblico a scapito della naturalezza dell’intimità, nonostante la partecipazione attiva di Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e di sua moglie Anna, in collaborazione con gli sceneggiatori Domitilla Shaula Di Pietro e lo stesso Cavallaro, autore del romanzo.
Prodotto da Orange Pictures, Adler Entertainment e Virtuoses Pictures, il film arriva nelle sale con Adler.


Andrea Corrado

cinebibliofilo


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