Goliarda Sapienza torna a Cannes con Mario Martone. Ecco tutti i libri da vedere al festival

Con “Fuori”, dedicato a Goliarda Sapienza, Mario Martone è l’unico italiano del concorso di Cannes 78 (13 al 24 maggio). Due altri titoli italiani nella sezione Un Certain Regard col duo Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis e il film dell’esordiente Francesco Sossai. Come sempre in cartelloni i grandi nomi: Wes Anderson, Richard Linklater, Jafar Panahi,  Sergei Loznitsa e i fratelli Dardenne. Sette registe donne in concorso, tra cui il ritorno di Julia Ducournau. E tanta, davvero tanta, letteratura col premio Nobel Kazuo Ishiguro, George Orwell, Fatima Daas. Amélie Nothomb, Nicolas Mathieu e pure un film d’animazione dedicato a Marcel Pagnol …

Mario Martone porta a Cannes la scrittrice Goliarda Sapienza. Unico italiano in corsa per la Palma d’oro, insieme ad altri e altre grandi del cinema, Wes Anderson, Ari Aster, Julia Ducournau, i Dardenne, Martone gareggia con Fuori alla 78° edizione del Festival, che si terrà dal 13 al 24 maggio.

Come da tradizione, il delegato generale Thierry Frémaux e la presidente Iris Knobloch, nell’ attesa conferenza stampa parigina (il 10 aprile) hanno annunciato le opere della selezione ufficiale, suddivisa in competizione, Un certain regard, Cannes Première, Séances Spéciales. Tema comune tra tutti i film, spiegano, la voglia di ribellione dei protagonisti nei confronti dell’oppressione politica e sociale, ma anche il profondo senso di umanità.

In questa contesto Goliarda Sapienza, l’anticonformista, la ribelle, è centrale. Dopo la presentazione lo scorso anno della serie L’arte della gioia, adattamento dell’omonimo romanzo diretto da Valeria Golino, è l’attrice e regista stessa, accompagnata sullo schermo da Matilda De Angelis ed Elodie, ad interpretare la scrittrice nell’opera di Martone, Fuori (nelle foto)

Il film, definito dallo stesso Frémaux “paradossale” per il titolo, racconta la storia di Goliarda Sapienza dopo essere uscita di prigione, dopo essere stata “dentro”. Quindi l’amicizia con due compagne di cella e il riavvicinamento alla scrittura. Sebbene non si possa parlare propriamente di adattamento, risulta evidente l’influenza del romanzo L’università di Rebibbia, scritto da Goliarda una volta “fuori”. Martone, del resto, è un grande conoscitore dell’opera di Sapienza che ha già portato a teatro adattando Il filo di mezzogiorno e riscuotendo successo di pubblico e critica. Fuori è tratto da un soggetto di Ippolita di Majo che firma anche la sceneggiatura con lo stesso autore.

Altri due titoli italiani li troviamo nella sezione Un certain regard: Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis (registi de Il Re Granchio, presentato nel 2021 alla Quinzaine des Réalisateurs) che tornano sulla Croisette con una ballata western dedicata allo storico tour italiano di Buffalo Bill e all’amore contrastato tra un buttero e la sua bella.  Con Le città di pianura, invece, approda al festival l’esordiente Francesco Sossai, raccontando l’incontro tra un giovane architetto ed una coppia di amici anziani, il cui unico scopo è bere ancora un altro bicchiere.

In concorso torna l’ucraino Sergei Loznitsa col suo nuovo, Two Prosecutor a partire da un racconto (Dva prokurora) di Georgy Demidov, autore sovietico censuratissimo dal regime stalinista che, a denunciarne gli orrori, ha dedicato la sua intera opera, a lungo censurata e tenuta nascosta negli archivi del KGB. Vite spezzate. Storie di uomini e di donne nel terrore staliniano è la raccolta dei suoi racconti tradotta in italiano nel 2018 (Le lettere). Two Prosecutor narra, infatti, la sfida al governo stalinista di un giovane procuratore, in seguito al ritrovamento di una lettera di un prigioniero che implora la grazia. Una letteratura del dissenso, insomma, perfettamente in linea con la poetica del regista di Donbass.

Altra incursione letteraria è quella dell’attrice e regista francese di origini tunisine Hasfia Herzi, con La petite dernière. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Fatima Daas, tradotto in Italia da Fandango col titolo La più piccola. Seguiamo la storia di Fatima, giovane studentessa figlia di immigrati algerini. Allontanatasi dalla periferia per continuare gli studi la ragazza scoprirà un mondo molto diverso dalle tradizioni familiari, confrontandosi con se stessa e la propria sessualità. Herzi, per la seconda volta in veste di regista a Cannes, debutta nella competizione ufficiale dopo aver vinto nel 2021 Un certain regard con Bonne Mère.

Continuando nella stessa sezione, dove quest’anno abbondano le opere prime, scoviamo altre radici letterarie: A Pale View of the Hills diretto dal giapponese Kei Ishikawa e tratto dal primo romanzo di Kazuo Ishiguro, l’acclamato autore britannico-giapponese di Quel che resta del giorno. Lo scrittore premio Nobel tra i più amati dal cinema torna nelle sale. Niki, una scrittrice in cerca di pace per lavorare al suo libro, torna a casa dalla madre Etzuko da cui si era allontanata dopo la morte della sorella. Riavvicinandosi, Niki ed Etzuko rimetteranno insieme la memoria di quest’ultima, ricostruendo un passato distrutto, come Nagasaki, dalla bomba atomica.

Altra letteratura si aggiunge al concorso coi titoli arrivati in seguito: The History of Sound del sudafricano Oliver Hermanus è basato sull’omonimo racconto di Ben Shattuck (non tradotto in italiano), vincitore del Pushcart Prize. Josh O’Connor e Paul Mescal interpretano due ragazzi intenti a registrare la vita e la musica dei contadini americani durante la Prima Guerra Mondiale, portando sullo schermo una storia d’amore vissuta attraverso la musica. E, ancora, Die, My Love della britannica Lynne Ramsay, tratto dal romanzo Ammazzati amore mio di Ariana Harwicz (Ponte alle Grazie, 2021). Una remota campagna nel Montana, una donna costretta ad affrontare se stessa e i propri demoni, un matrimonio sull’orlo del declino: questa la trama del film che vede nei panni dei protagonisti Jennifer Lawrence e Robert Pattinson, in cui la maternità, la paura del desiderio e la promessa del matrimonio sono solo alcuni dei temi affrontati.

Ancora un brivido romanzesco è Connemara, film di Alex Lutz. Selezionato per Cannes Première, l’opera è l’adattamento del romanzo di Nicolas Mathieu, La canzone popolare (Marsilio). Hélene è costretta a causa di un esaurimento nervoso a tornare nella sua città natale. Così incontrerà Christophe, suo vecchio compagno di liceo. Una seconda occasione per conoscersi dopo una vita già vissuta. Molto amato dal cinema anche Nicolas Mathieu, dal suo romanzo E i figli dopo di loro, è tratto Leurs enfants après eux dei gemelli Boukherma presentato a Venezia 2024.

Nella stessa sezione un film dedicato al grande romanzo padre di tutte le distopie: 1984. Il cineasta di origine haitiana Raoul Peck (suo I Am Not Your Negro dedicato a James Baldwin) scava negli ultimi mesi di vita di George Orwell e nelle sue opere visionarie e profetiche in ORWELL: 2+2=5 (e già acquistato da I Wonder Pictures). Ma anche l’atteso ritorno del russo dissidente Kirill Serebrennikov con La disparition de Josef Mengele dall’omonimo romanzo di Olivier Guez tradotto in Italia da Neri Pozza (La scomparsa di Josef Mengele), dedicato agli anni argentini del medico boia di Auschwitz.

La fine di un matrimonio è protagonista anche di Love me tender della francese Anna Cazenave Cambetad, nella sezione Un certain regard. Tratto dall’omonimo romanzo di Constance Debré (Solferino, 2021), in quest’opera viene enfatizzata la lotta legale per la custodia del figlio, strumentalizzata dal marito che non accetta il divorzio dalla protagonista, da lui separatasi per una nuova relazione con una donna.

L’adattamento dell’autobiografia di Lidia Yuknavitch, La cronologia dell’acqua (Nottetempo, 2022) è l’opera prima in veste di regista dell’attrice statunitense Kristen Stewart. The Chronology of Water segue la vita di Lidia, dalla famiglia violenta che si lascia alle spalle andando al college con una borsa di studio per fare la nuotatrice, attraversando le sue dipendenze da alcool e droghe, la scoperta della bisessualità, fino alla sua  pacifica vita da scrittrice, sostenuta dall’amore della nuova famiglia.

Sempre in Un certain regard torna l’autre colombiano Simon Mesa Soto, habitué del Festival, con Un Poeta. Non ispirandosi a nessun’opera letteraria, ma incentrato su Oscar Restrepo, poeta in disgrazia che non ha mai avuto successo con i suoi testi, il film esplora l’amicizia tra quest’ultimo e Yurlady, una aspirante poetessa.

Passando poi a Séances Spéciales, Amélie et la métaphysique des tubes è l’esordio alla regia di Maïlys Vallade et Liane-Cho Han. Questo film d’animazione (tratto dal bestseller Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, edito in Italia da Voland) segue il terzo compleanno di Amélie che, insieme alla sua amica Nishio-san, esplorerà il mondo vivendo una giornata che le cambierà la percezione del mondo. Nella stessa sezione altri due titoli letterari: Dites-lui que je l’aime dell’attrice francese Romane Bohringer che porta sullo schermo l’omonimo romanzo di Clémentine Autain dedicato alla mamma, l’attrice francese Dominique Laffin, scomparsa molto giovane e, Marcel er monsieur Pagnol, film d’animazione di Sylvain Chomet dedicato allo scrittore e cineasta france.

Come sempre in cartellone, poi, le opere di grandi autori e autrici. Wes Anderson torna per la quarta volta candidato con The Phoenician Scheme: un cast (come sempre) iconico e stellare che porta in scena la storia di riavvicinamento tra un padre (interpretato da Benicio del Toro) e la figlia suora (Mia Threapleton). Un’estetica tipicamente wesandersoniana ritrae questo racconto di memoria ed ironia, che scava nei sentimenti più profondi.

Verità e finzione, la loro sovrapposizione nell’arte che più le confonde, il cinema, sono il centro del film Nouvelle Vague, delo statunitense Richard Linklater, in cui gli artisti fondatori del movimento sono immortalati nella produzione della loro opera manifesto: Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard. Girato in bianco e in nero in 4:3, rende chiaro l’intento metacinematografico che dal regista di Boyhood ci dobbiamo aspettare.

Ma più di tutti il tema delle battaglie e dei contrasti sociali del nostro presente sono il centro di molte altre opere. Young Mothers ne è un esempio: diretto dai fratelli Dardenne, habitués del Festival, mette l’accento sulla vita difficile di cinque madri Jessica, Perla, Julie, Naïma e Ariane, intente a migliorarla per sé e i loro figli. Tanto più simbolica in tempi come i nostri è dunque la presenza del regista iraniano Jafar Panahi, artista ed attivista più volte incarcerato a Teheran (l’ultima nel 2022). Dopo quattro anni dalla sua ultima partecipazione, torna con il film Un simple accident, un mystery dove le conseguenze per un piccolo incidente sfuggono di mano.

Questa 78° edizione si distingue anche per il passaggio di testimone tra due donne alla presidenza della giuria: Greta Gerwig lascia il posto a Juliette Binoche. Il film d’apertura è un’opera prima: Leave One Day di Amélie Bonnin, a caratterizzare una maggior presenza di registe donne. Il loro numero sale a sette rispetto all’anno scorso. Sette film in concorso su ventuno sono contributi femminili. Tra queste spicca Julia Ducournau, Palma d’Oro nel 2021 col discusso e provocatorio Titane che torna in concorso con Alpha. Qui si tratta della perdita e della morte attraverso Alpha, una bambina di undici anni di cui un genitore si ammala di AIDS.


Valentina Scarfò

Tirocinante Università La Sapienza

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