Padri e figli on the road nei Balcani. Il ragazzo visibile di Salvatores (da Fulvio Ervas)

In sala dal 24 ottobre (con 01 distribution) dopo il passaggio Fuori concorso a Venezia 76, “Tutto il mio folle amore”, il nuovo on the road di Gabriele Salvatores dal romanzo di Fulvio Ervas (“Se ti abbraccio non aver paura”, Marcos y Marcos). Con Claudio Santamaria, Valeria Golino e Diego Abatantuono il viaggio di un padre e un figlio (autistico) che imparano a conoscersi per la prima volta… Inseguiti dalla mamma apprensiva e dal papà adottivo. Tutti, alla fine, imprigionati a loro volta in una forma di isolamento (autistico) dal mondo…

In fuga dalle proprie vite e alla ricerca di qualcosa. Meglio di qualcuno. Un ragazzetto biondo e tanto tanto introverso e problematico che si tira dietro madre, padre adottivo e padre naturale. Come fosse una caccia al tesoro o meglio, una caravona lungo i paesaggi spopolati e polverosi dei Balcani, tra circensi gitani, tristissime balere e tanta musica.

Gabriele Salvatores torna o the road. E dopo due generazioni di ragazzi invisibili, stavolta ne insegue uno molto molto visibile. È Vincent (Giulio Pranno), un adolescente autistico che vive in provincia, tra l’affetto della mamma apprensiva (Valeria Golino) e quello di un padre adottivo (sempre bravo Diego Abatantuono), burlone e pronto ad ogni gioco con lui.

 

Un menage di ordinaria diversità il loro che sarà interrotto, bruscamente però, dall’arrivo inatteso del padre naturale di Vic, Claudio Santamaria, il “Modugno della Dalmazia”, cantante cialtrone e spiantato con in tasca il repertorio del Domenico nazionale, a cominciare dalla struggente Tutto il mio folle amore, – scritta dallo stesso Pasolini per il suo folgorante, Che cosa sono le nuvole, episodio shakespeariano (una rivitazione dell’Otello) di Capriccio all’italiana – che dà il titolo al film, passato Fuori concorso a Venezia.

Dietro alla pellicola c’è una storia vera – quella di Franco e Adrea Antonello, padre e figlio di Castelfranco Veneto -, diventata così celebre da aver ispirato il fortunato romanzo di Fulvio Ervas,  Se ti abbraccio non aver paura (Marcos y Marcos) da cui Salvatores ha preso spunto, trasferendo l’azione dagli States e il Guatemala, dove hanno viaggiato a bordo di una Harley-Davidson i due veri protagonisti, ai più vicini Balcani.

Con qualche scena madre di troppo, Tutto il mio folle amore, si muove attraverso le corde della commedia mettendoci sulle tracce dei tre adulti, ciascuno dei quali vive una sua impasse esistenziale, una sua forma di autismo e di isolamento dal mondo. Chi per delusione (Abatantuono è un editore disamorato dal mondo), chi per incapacità (Santamaria), chi per paura di lasciarsi andare (la Golino).

Mentre al ragazzo tocca il ruolo del fool shakespeariano, come suggerisce lo stesso regista, colui che rimette in moto l’ingranaggio inceppato, permettendo ai tre adulti di fare i conti con loro stessi e le loro esistenze in sospeso.

Musica, viaggio, rapporto padre-figlio. Gli ingredienti cari a Salvatores ci sono tutti. Mancano forse un po’ di verve e la carica giusta ai personaggi, un pizzico in più di follia magari, per farti appassionare al racconto (firmano la sceneggiatura lo stesso regista con Umberto Contarello e Sara Mosetti) che, comunque, ha le sue dosi di grazia e leggerezza.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.