Poldark, un mito sbiadito su LaEffe

Venerdì 9 dicembre su LaEffe le ultime due puntate della celebre saga inglese, nata dalla penna del prolifico Winston Graham. Si tratta del remake della fortunata serie “Poldark” che la Bbc mandò in onda quarant’anni fa catturando il pubblico internazionale. Ma questa nuova, come spesso succede, non è all’altezza…

gallery_1
Poldark, remake di una fortunata serie della Bbc che andò in onda dal 1975 al 1977, in due stagioni, è approdata in Italia su LaEffe (venerdì 9 dicembre, ore 21.10, le ultime due puntate).
All’epoca ebbe un successo travolgente che coinvolse tutta l’Europa, Italia compresa (andò in onda su Raidue nel ’78). Una delle prime serie televisive straniere a scalzare i nostri mitici sceneggiati diretti dai mostri sacri Anton Giulio Majano, Sandro Bolchi… Sceneggiati italiani che nel frattempo avevano iniziato un processo di cambiamento, non necessariamente positivo. Ma questa è un’altra storia.
Del primo Poldark ne abbiamo ricordi lontani, frammenti, ma rammentiamo, seppur a fatica, il tuttodiunopezzo capitano Poldark, primo socialista televisivo, strenuo, all’infinito, difensore dei ceti meno abbienti. Detto ciò non ricordiamo altro, o quasi.
A distanza di 40 anni esatti ecco, che in pieno regime di remake, la Bbc ripropone le gesta di questo albionico paladino settecentesco, tutto cuore e poca ragione (che però quando la mette in moto funziona assai bene) con risultati assai modesti. Attori non sempre all’altezza (cosa che delude abbastanza vista la bravura attoriale diffusa nei sudditi di sua maestà), regia sciatta e ripetitiva (banale e prevedibile nel raccontare la storia) sceneggiatura con scarsa attenzione alle sfumature dei personaggi (sempre molto grossolani e tagliati con l’accetta)…
Insomma manca di piglio e spigliatezza questa serie tratta dai libri di Winston Graham, scrittore assai longevo (95enne lasciò questa terra) e prolifico (una cinquantina di libri), creatore del personaggio di questa (quasi) infinita saga di Poldark nella depressa Cornovaglia della seconda metà del ‘700 (tradotta in Italia da Sonzogno).
ross-poldark-di-winston-graham-cover-sonzogno
Tredici dei suoi romanzi, infatti, sono dedicati a Ross Poldark, rampollo di famiglia benestante che, causa il suo carattere impetuoso, è coscritto per la guerra nelle Americhe contro i coloni indipendentisti. Sarà al suo ritorno che cominceranno le sue gesta.
Storia essenziale ed esiziale. Tornato scopre che il padre è morto, che la sua eredità è assai misera (eufemismo per dire che è in miseria nera), ma che, soprattutto, la sua amata Elizabeth si è promessa al cugino meglio “posizionato” nella scala gerarchica dei signorotti e dignitari di una desolata provincia anglosassone che vive di miniera e aringhe.
Al giovane (mica tanto) Poldark non resta che la stima dei suoi mezzadri e poveracci del luogo. I nobilastri lo vedono come un arrogante e sedizioso ragazzaccio. Tanto più quando sposerà la sua giovane e ribelle domestica, Demelza…  Un deliberato affronto alla casta…
Da qui in poi la storia si snoda tra miniera, pesca e l’amore tra Demelza e quello rimpianto per l’aristocratica Elizabeth. Nulla di più.
Certo si può obbiettare che le storie, in sintesi, siano tutte uguali. Ma ciò che le rende uniche è quella capacità di trasformare il già visto, il quotidiano, il semplice in qualcosa di eccezionale, di unico, di straordinario. Pensiamo, per esempio, a Grandi speranze (un immenso Dickens) e le varie trasposizioni che ne sono state fatte, quasi sempre all’altezza, basate su un grande libro ma dal plot di sconcertante banalità.
 Tornando a Poldark, la serie tv manca di allure coinvolgente, di fascino che seduce, di quella piccola dose di malizia che fa cedere anche i più duri di cuore. Forse in una collocazione di palinsesto diversa avrebbe avuto ben altra fortuna. Non fascia serale ma pomeridiana, per nonne e zie anziane aduse a feuilleton e abituate alla tv come sottofondo di compagnia.
Per ultimo una “curiosa” curiosità. Lo zio di Ross Poldark (interpretato da Warren Clarke), che muore nella quarta puntata per infarto, muore (dopo una brevissima malattia) anche nel mondo reale a distanza di pochi giorni dalla realizzazione della serie. Attore che ricordiamo soprattutto per aver dato vita nel 1971 a Dim, uno dei drughi di Arancia Meccanica, quello malmostoso con Alex, che ordisce il tradimento nei suoi confronti. E anche qui interpreta un personaggio ambiguamente sordido. Riposa in pace mitico drugo.

Mauro Conciatori

giornalista e regista