I predatori emotivi di Paula Hawkins

Chi è Rachel, “La ragazza del treno” nata dalla fantasia della celebre scrittrice inglese che ha stregato i lettori di mezzo mondo? In attesa del film di Tate Taylor ecco lo “sguardo” di una regista sul libro di Paula Hawkins, su questo thriller psicologico in cui la vita della protagonista è chiusa nella soggettiva che scorre fuori dal finestrino…

47293_ppl

Ogni giorno Rachel simula la sua vita. Trentenne, sola, alcolista, depressa, cuore a pezzi dopo che il  marito Tom l’ha lasciata,  sale sul treno che va dalla periferia di Londra alla City, verso il  posto di lavoro che in realtà non le appartiene più. La sera, dopo avere vagato per uno spaziotempo di cui a volte non ha piena coscienza, si ritira ubriaca nell’appartamento che divide con l’amica Cathy.

È ormai in quel tragitto la sua vita, nella soggettiva che scorre fuori dal finestrino, dove i binari costeggiano la sua ex casa che adesso ospita Tom, la compagna Anna e la loro bambina. Lì, il treno fa  sempre una fermata. Ma  quello che tutte le volte attrae lo sguardo di  Rachel è la veranda di una casa confinante dove un uomo e una donna, a cui ha dato nome Jess e Jason, iniziano la loro giornata innnamorati e felici.

Il pensiero di Rachel spazia: l’ idilliaco quotidiano incarna la sua idea di amore perfetto, quella che per sé  non è riuscita a realizzare. Perfetto, anche se i due  nella realtà, lo sapremo più avanti,  si chiamano Megan e Scott e il loro ménage si rivelerà non così perfetto.

La scena si ripete ogni giorno con metodica e rassicurante ritualità, fin quando un evento inatteso irrompe a spezzare la visione e tutto quello che vi ruota intorno.

Questo l’incipit de La ragazza del treno, il romanzo, anzi il best seller (3 milioni di copie vendute solo negli Usa) della giornalista inglese Paula Hawkins, che dopo una serie di romanzi rosa – firmati come Amy Silver – ha conosciuto il successo planetario con questo thriller psicologico pubblicato nel 2015 e già diventato un film per la regia di Tate Taylor con Emily Blunt protagonista (leggi la recensione di Carlo Gnetti).

51av2udsq2l-_sx325_bo1204203200_

Il romanzo alterna i tre punti di vista femminili spostandosi ora sull’una, ora sull’altra vicenda, con un leggero sfasamento temporale che salda le diverse soggettive e intreccia le storie in un racconto unico e sequenziale, via via che si chiarisce il  legame tra le narratrici, nessuna onnisciente, tutte infelici e affette da varie forme d’insanità amorosa.

Rachel, tra allucinazioni e amnesie, è tormentata dalla gelosia per Anna che le ha usurpato il posto accanto a Tom.
Anna disprezza e detesta Rachel  perché ostacola  la sua felicità con Tom. Megan, dietro il  patinato e solido legame con Scott, è dilaniata  da laceranti inquietudini.

 

E  poi ci sono gli uomini,  più personaggi che persone,  troppo  simili nei caratteri, portatori di un lato oscuro e violento, schematici nella loro doppiezza, raccontati esclusivamente attraverso comportamenti e azioni, a differenza delle protagoniste delle quali apprendiamo pensieri, turbamenti, intenzioni.

In realtà nessuno conosce l’altro perché nessuno è completamente come appare, ma ad ogni confronto si ridefinisce; le relazioni  sono mobili e difettano di vera empatia, ma prima ancora, nessuno conosce se stesso. Emblematica la figura di Rachel che, non riuscendo  da sola a colmare i suoi buchi di memoria,  si affida ad altri e resta prigioniera della propria inadeguatezza esistenziale.

Il romanzo assume l’andatura di un thriller, ma ad alimentarlo non sono grandi colpi di scena nei fatti, quanto il  chiarirsi progressivo delle relazioni e dei rapporti di forza che mutano forma più volte. I personaggi, tutti predatori emotivi,  accompagnano il lettore nel comporre  una visione d’insieme  di cui non hanno consapevolezza. Attraverso graduali rivelazioni, mai troppo inattese, si sciolgono i nodi.

La struttura, dipanandosi,  si scopre non troppo originale, ma tiene l’interesse e coinvolge, anche perché al centro  restano  le relazioni sentimentali, l’ossessione amorosa, la difficile ricerca della felicità nell’incontro con l’altro.

Il viaggio della ragazza in  in treno diventa così l’icona di un tragitto esistenziale, ripercorso avanti e indietro,  inseguendo qualcosa  che faccia luce nei solchi tracciati da una memoria ingannevole e una coscienza fragile.

Il passato non può  cambiare nello svolgimento dei fatti,  neanche rivisitandolo all’infinito, ma una rivelazione improvvisa può aprire un varco alla conoscenza. Questo, sì  e non solo nella costruzione letteraria.