Quando i divi erano profumati per il pubblico dei barbieri. La storia dei “calendarietti” in un libro
Da “Casta diva” di Carmine Gallone a “Via col vento” di Victor Fleming. Non sono che i titoli più celebri dei film che, con i loro divi, facevano da protagonisti sui “calendarietti” profumati dei barbieri. Sorta di libriccini pubblicitari regalati al pubblico dei saloni dalla fine dell’Ottocento a tutti gli anni Sessanta come auguri di buon anno. Matilde Tortora a questa sorprendente storia d’antan ha dedicato il suo libro, “Auguri lunghi un secolo” (Andrea Livi Editore, 2000) buono anche per augurare buon 2021 ai nostri lettori …

C’è stato quasi un secolo di auguri veicolati dai calendarietti, da quelli che poi furono meglio conosciuti e divenuti assai noti come i “calendarietti dei barbieri”. Se ne ha notizia attorno al 1875 e grande è stata, da allora in poi e fino a tutti gli anni Sessanta del secolo scorso la varietà della loro produzione e la loro diffusione.
Venivano dati in omaggio ai clienti dei saloni, non avevano la ricchezza di illustrazioni e di parole di un libro, ma ad esso alludevano costantemente essendo anch’essi dei libriccini, le loro immagini non avevano l’importanza delle immagini riportate su supporti colti, ma erano accattivanti e piacevoli da vedersi, il che rendeva questi omaggi un dono per lo più assai gradito a larghe masse, ragion per cui “i calendarietti” molto dicono, a partire dagli ultimi decenni dell’800 e lungo quasi tutto il secolo scorso, delle aspirazioni, delle fantasie e dei sogni di milioni di persone.

Ad essi era demandato uno scopo pubblicitario, il dover creare un bisogno, l’incitare al consumo di un determinato prodotto (si cominciò col pubblicizzare saponi e prodotti da toilette e si passò ad ogni tipo di merce) e sono stati sicuramente proprio essi, i calendarietti, gli antesignani delle attuali forme di pubblicità.
Erano molto colorati e profumati, contenuti in una bustina trasparente ma non troppo, in un insieme affascinante e accattivante, si situarono fin da subito tra le diverse altre immagini stampate e a basso costo invalse negli ultimi decenni dell’Ottocento, le figurine, le cartoline illustrate, i menu, i santini, i segnalibri, trovando ben presto anch’essi un proprio posto ed una notevole diffusione.
L’Europa in quegli anni era in piena avventura industriale, cominciava ad affermarsi il capitalismo ed i mercati sovranazionali. Nascevano nuovi bisogni, nuovi modi di produzione, i consumi si attestavano e si allargavano, si sentiva l’esigenza da parte dei produttori della merce la più varia di propagandare e pubblicizzare i propri prodotti.
Varie furono, nei primi anni, le forme dei calendarietti: a ventaglio, a stella, ma tra tutte prevalse e si attestò ben presto quella in formato rettangolare, un cordoncino di seta colorato teneva insieme le poche pagine di cui si componeva, che variavano di numero e potevano arrivare fino a venti.
I calendarietti, diffusi anche in altri tipi di negozi ma soprattutto nelle barberie, riguardavano vari temi, arte e leggende, eventi storici, opere letterarie famose, opere liriche e operette, eroi nazionali, e le bellezze muliebri con donne proposte e disegnate in abiti succinti e in pose ammiccanti.
Non c’è da stupirsi che dunque anche i film già tanto fruiti al cinema approdaserro e venissero trasposti sui calendarietti dei barbieri, consentendo di rivedere scene da film, sequenze di immagini, divi popolari, a chi li riceveva in omaggio e ne fruiva non solo per sé ma anche forse condividendone la visione coi familiari.
Tra i film più riprodotti ci fu ad esempio Casta Diva del 1935 regia di Carmine Gallone, che nel 1937 fu trasposto dalla Valli di Milano, industria produttrice di Pasta dentifricia, e di “Gomina argentina” brillantina per capelli maschili, in una serie di fotogrammi stampati in un bellissimo bianco e nero, in questo caso quattro piccole pagine ripiegate e tenute assieme dal tipico laccetto di seta e intrecciato di cui le ciocche esterne fuoriuscivano, anch’esso profumato.
Di alcuni anni prima furono una serie di foto di dive italiane e straniere tutte bionde trasposte nel 1934 su un calendarietto dal titolo, I signori preferiscono le bionde, titolo precursore di vent’anni del celeberrimo film di Howard Hawks con Marilyn Monroe, Gli uomini preferiscono le bionde del 1953.
Quanto alle scene singole ho ritrovato in un calendarietto del 1934 riprodotti Eric Von Stroheim e Zasu Pitts in Luna di miele della Paramount, Greta Garbo e Nils Asther in Donna che ama della Metro Goldwin Mayer, Marlene Dietrich e Gary Cooper in Marocco della Paramount e altri.
Il film Giuseppe Verdi un biopic d’antan, del 1940, interpreti Gaby Morlay nella parte di Giuseppina Strepponi e Fosco Giachetti nella parte di Giuseppe Verdi, conserva nelle immagini, trasposte sul calendarietto vividi colori e didascalie ad ogni immagine.
Il film Via col vento del 1939 fu trasposto solamente nel 1954 su di un calendarietto da barbiere, anch’esso con brevi didascalie esplicative delle scene riprodotte, a riprova anche della durata negli anni di questo evergreen cinematografico. Ed è nel 1965 che il film Cleopatra, quindi due anni dopo l’uscita, fu trasposto in alcune sue scene dove leggiamo anche “la 20 th Century Fox presenta” come davvero si fosse al cinema.
Che cosa ha consentito a questi calendarietti di giungere fino a noi? Senz’altro due fattori: la tenacia delle “tasche” in cui furono fin da subito riposti e conservati, essendo d’altronde, come si sa, le tasche antesignane di ogni accorta e pur distratta conservazione ed il loro essere stati oggetto per diversi decenni di un interesse collettivo, che si potrebbe considerare anch’esso all’origine di ogni altro fenomeno massmediologico moderno.
Forse si stenta a crederlo, ma alcuni di questi calendarietti conservano ancora il profumo che avevano allora e che li rendeva ancor più accattivanti e persuasivi. Certo è che il fascino duraturo, pervasivo, che fin da subito ha connotato i film e la loro fruizione per intere platee planetarie approdò anche su questi libriccini profumati che molti hanno conservato per tutti questi decenni.
Sicché affidiamo a queste immagini e a moltissimi altri contenuti nel mio libro Auguri lunghi un secolo i nostri auguri, che il 2021 ci possa condurre di nuovo al cinema e ci consenta dei film potere godere anche il profumo. Chissà che infatti, persino il cinema sinestetico già tentato e provato tanti decenni fa, non possa persino esso nell’anno nuovo divenire realtà!
Matilde Tortora
Storica e critica cinematografica. Autrice di diversi libri di cinema e di pubblicazioni su “Bianco e Nero”, “Carte di Cinema”, “Immagine” rivista di AIRSC. Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2000.
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