Quanto cinema (e teatro) nelle pagine di Italo Svevo. Un libro lo racconta

Italo Svevo (1861-1928) è un’autore di forte ispirazione per il mondo del cinema. Incarna uno dei pilastri del modernismo letterario – al fianco di Joyce, Proust e Pirandello – con La coscienza di Zeno rinnova il panorama europeo del romanzo e porta l’universo freudiano nella letteratura.

L’autore triestino (sebbene la sua fortuna non sia immediata) diviene un caso. Dedicando pagine e pagine a raccontare la vita psichica dei suoi protagonisti trasmette al lettore unicamente la loro verità che si svela non essere assoluta. Gli anni positivisti (movimento secondo cui tutto è esplicabile attraverso la logica), che contraddistinguono l’infanzia dello scrittore, lasciano il posto alle rivoluzioni scientifiche che si sviluppano nei primi del Novecento: da Einstein a Freud per giungere a Bergson con il tempo interiore – di cui il singolo diviene unico protagonista –.

Tutto questo cambia il narratore, nulla è uguale per tutti. Svevo lo traduce in letteratura e il cinema – così come il teatro – ne dà vita attraverso le immagini. A tutto questo è dedicato  Italo Svevo tra cinema e letteratura di Alessandro Cuk e Barbara Sturman che propongono un censimento critico di racconti e romanzi dell’autore a cui i cineasti si sono ispirati:

Nel 1961 Sandro Bolchi porta in teatro per la prima volta Un marito (testo riproposto successivamente in tv). Solo un anno dopo con la trasposizione cinematografica di Senilità diretta da Mauro Bolognini il pubblico si avvicina, molto più che in passato, allo scrittore. Il film, infatti, oltre che presentare attori di rilievo come Anthony Franciosa, Claudia Cardinale, Betsy Blair e Philippe Leroy, vince diversi premi ed ottiene un discreto successo. La città di Angiolina (2010) doc realizzato da Gloria De Antoni e Oreste De Fornari ne racconta gli sviluppi.

Le rappresentazioni de La coscienza di Zeno, opera più nota di Svevo, sono molteplici. L’adattamento teatrale di Tullio Kezich nel 1964 viene portato in scena al Teatro Stabile di Genova con la regia di Luigi Squarzina e con Alberto Lionello protagonista. Due anni dopo, in seguito alla fortuna riscontrata, viene realizzato (sempre con interprete Lionello) un adattamento tv prodotto dalla RAI suddiviso in tre puntate. Nel 1988 ecco ancora una nuova versione con sceneggiatura di Dante Guardamagna e Tullio Kezich con protagonista Johnny Dorelli. Appena dieci anni prima, per il cinquantenario della morte di Svevo, è stato realizzato un doc a cura di Franco Giraldi: La città di Zeno. A Trieste con Italo Svevo. Più recente il film diretto da Francesca Comencini Le parole di mio padre (2001) ispirato a due capitoli del capolavoro.


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