Quel cerbiatto che entrò in casa Disney grazie a Thomas Mann. Gli 80 anni di Bambi

Il 13 agosto del 1942, ben 80 anni fa, il “Bambi” di Walt Disney usciva nelle sale portando alla ribalta il romanzo che l’aveva ispirato: “Bambi. Una vita nella foresta” dello scrittore ungherese Felix Salten, una storia di formazione, per molti versi anche crudele, che traformata in cartoon ha fatto epoca. A suggerire il romanzo alla Disney fu Thomas Mann, che vide nel film una buona occasione per risollevare le finanze dell’amico Salten…

Nell’immaginario popolare, poche scene cinematografiche sono riuscite a diventare il paradigma di un’emozione. Il terrore per la scena della doccia in Psycho, ad esempio. E, senza ombra di dubbio, la tristezza per la scena in cui il cacciatore uccide la madre di Bambi.

Tanto per fare un esempio, in una puntata di Friends, la celeberrima sitcom statunitense, la capacità di commuoversi o meno di fronte a quella scena veniva elevata a test per giudicare l’aridità emotiva dei protagonisti.

Si compiono quest’anno gli ottant’anni dalla prima volta in cui il pubblico si trovò di fronte a quella scena. Bambi uscì infatti per Walt Disney il 13 agosto del 1942, con qualche ritardo dovuto alle sventure dei precedenti lavori, Fantasia e Pinocchio, ma anche all’entrata in guerra degli Usa.

Possibile che proprio la guerra abbia influito sulle reazioni non esattamente entusiaste dei primi tempi. Bambi era in ogni caso un adattamento, da un romanzo dell’austriaco Felix Salten (in realtà di origini ungheresi – 1869 -1945), che già Metro-Goldwyn-Mayer aveva provato ad adattare senza successo.

Mediatore d’eccezione per proporlo a Walt Disney fu Thomas Mann, che vide nel film una buona occasione per risollevare le finanze dell’amico Salten. Disney si innamorò della storia e realizzò il film, cercando di renderlo il più universale possibile.

Il romanzo era infatti scritto dal punto di vista degli animali della foresta, parlava dunque al pubblico adulto come ai bambini. Il film partì dallo stesso principio, evitando il più possibile l’antropomorfismo e riproducendo i veri panorami dei boschi al confine con il Canada. I personaggi della puzzola Flora e del coniglietto Tamburino furono invece introdotti per avvicinare almeno il Bambi cerbiatto al mondo dei più piccoli.

Dal romanzo furono opportunamente evitati scomodi elementi. Il distacco emotivo del padre che porta Bambi stesso a divenire un padre distante, ad esempio; oppure la specie stessa di Bambi, passato da capriolo a cervo per renderlo più familiare al pubblico statunitense.

Bambi rimane un classico Disney dal quale si deve passare, prima o poi. E forse è uno di quei pochi titoli che chiunque può dire di aver visto. Chissà che in futuro, nella ormai dilagante tendenza al remake, Disney non decida di riprodurne una versione in live action.