Rimpatriata tra ex scolari del maestro D’Orta. Il doc di quelli che se la sono cavata arriva in sala

In sala dal 5 gennaio (con Lo Scrittoio) “Noi ce la siamo cavata” documentario di Giuseppe Marco Albano che, a trent’anni dall’uscita del film Lina Wertmüller ispirato allo storico libro del maestro elementare Marcello D’Orta, ritrova gli ex ragazzini della scuola sgarrupata di Corzano per raccontarne il presente. Una ricostruzione convincente dello tzunami che agitò per diversi anni le vite dei piccoli attori. Per alcuni, come il regista del doc è stato l’inizio di una carriera lunga, per altri il severo apprendistato non è bastato a tenerli lontani dalla criminalità. Ma è anche un omaggio Lina Wertmüller.  Presentato al TFF …

 

Qualcuno ricorda i ragazzini della III B della scuola di Corzano di Io speriamo che me la cavo? Se volete sapere cosa è successo da allora c’è un bel documentario, si chiama Noi ce la siamo cavata.

Quando il film di Lina Wertmüller, ispirato all’omonimo best seller, una raccolta di temi di bambini napoletani uscì, nel 1992, non fu accolto dai critici come un capolavoro. “Irritante e folcloristica patacca alla vesuviana che Lina Wertmüller ha tratto dallo scaltro best seller di Marcello D’Orta … e quei bambini evidentemente plagiati sono più insopportabili delle foche ammaestrate del circo”. (Massimo Bertarelli, Il giornale 6 settembre 2001). Sul Morandini, anche se con parole più misurate il punteggio si ferma a due stelline su cinque. Unico riconoscimento un nastro d’argento a Isa Danieli, che interpreta la preside.

Più generoso fu il pubblico che regalò ai protagonisti un certo successo.
A trent’anni dall’uscita in sala uno di quei bambini “più insopportabili delle foche ammaestrate” Adriano Pantaleo, che nel film interpretava Vincenzino, oggi attore professionista, torna a raccontare quell’esperienza con un documentario che è un omaggio a Lina Wertmüller, alla città di Napoli e anche un bilancio di quello che è successo ai bambini protagonisti del film.

L’idea è venuta a Giuseppe Marco Albano e Adriano Pantaleo nel 2020 in occasione dell’Oscar alla carriera alla Wertmüller, che hanno scritto il soggetto con Andrej Longo.

Il documentario presentato al Torino film festival Noi ce la siamo cavata è una ricostruzione convincente dello tzunami che agitò per diversi anni le vite dei piccoli attori. Per alcuni, come il regista del documentario è stato l’inizio di una carriera lunga, per altri il severo apprendistato non è bastato a tenerli lontani dalla criminalità.

Sotto forma di una rimpatriata tra vecchi amici legati da un’esperienza indimenticabile i bambini di allora si raccontano e ricordano. E tra una vecchia foto e un’intervista d’epoca, un’incursione nella vita di oggi, prende corpo un puzzle che ci restituisce la magia del cinema.

Nel documentario ci sono anche alcuni dei grandi attori di allora: Isa Danieli, Gigio Morra e Paolo Bonacelli. Con una Lina Wertmüller impietosa e severissima coi bambini, un Paolo Villaggio, ironico e finalmente libero dai panni di Fantozzi. Si intuisce la potenza di un metodo di lavoro, che a prescindere dai giudizi sui risultati, crea la finzione lavorando a piene mani sulla realtà.

A rivederle oggi alcune scene, frettolosamente bollate come furbe o melodrammatiche, anticipano temi, come il reclutamento dei bambini nella criminalità organizzata, che allora non interessavano nessuno e su cui solo decenni dopo si sono accesi i riflettori. Vale la pena di ascoltare i racconti di quelli che se la sono cavata e anche di quelli che se la sono cavata meno bene. Il film è prodotto da Mediterraneo Cinamatografica e Terranera, distribuito da Lo scrittoio.