Ritratto di Nino Russo da giovane. Nella nostra Napoli, città-mondo, tra Living Theatre e Jack Kerouac
È scomparso ad 87 anni (li avrebbe compiuti il 14 aprile) Nino Russo, regista, drammaturgo, sceneggiatore con un lungo impegno nell’ANAC. Di seguito un prezioso ricordo di Renato Parascandolo, amico di una vita, che lo ritrae da ragazzo nella Napoli dei Sessanta. Anni di grande fermento culturale in cui Nino viveva il teatro e il cinema come un modo per capire il mondo e, magari, cambiarlo. Il suo impegno per far arrivare Il Living Theatre al San Ferdinando, il teatro di Eduardo; portare il New American Cinema con Jonas Mekas, il fondatore. E quella volta a Villa Pignatelli aspettando Jack Kerouac. I funerali il 14 aprile (10.30) al Tempietto Egizio del Verano a Roma …

Nino Russo ci ha lasciato. Altri ricorderanno meglio di me i suoi film migliori, gli anni romani, il suo eccellente lavoro di regista e di autore. Io preferisco tornare più indietro, alla Napoli dei primi anni Sessanta: non per trascurare il resto, ma perché è lì che ho conosciuto davvero il suo modo di essere al mondo, la sua napoletanità, la sua naturalezza, la sagace ironia. Brevi racconti di vita vissuta, qualche ricordo ancora intatto: frammenti che possono forse far intravedere meglio le radici della sua opera e il clima umano e culturale in cui è cresciuto.
Primi anni Sessanta: anni di grande fermento. Nino aveva già una formazione politica solida. Era nel Partito Socialista di Nenni e De Martino, militava nell’ARCI, coordinava il Gruppo Nuova Cultura. Ma soprattutto viveva il teatro e il cinema, come del resto molti di noi allora, non come semplici passioni o passatempi, ma come un modo per capire il mondo e, magari, cambiarlo.
Nel golfo di Napoli sostava in permanenza la Sesta flotta americana, con quelle portaerei dai nomi che a noi ragazzi suonavano quasi come titoli di film: Independence, Enterprise, Saratoga. Napoli viveva questa occupazione con la solita disinvoltura, appresa in secoli di dominio straniero. Poteva capitarti di uscire da una presentazione di un libro o da una serata a teatro e imbatterti, poco dopo, nei marines della Militar Police che saltavano giù dalle camionette, manganello in mano, per andare a riprendersi nei night di Piazza Municipio i mariani ubriachi che si erano attardati con le “signorine”. In quegli anni, tutto parlava del fascino americano: il cinema, la musica, la forza, il mito. Ma sotto quel luccichio stava già crescendo l’altra America, quella del Vietnam, della contestazione, della critica all’imperialismo, del Sessantotto che si annunciava.
Ciò nonostante, Napoli era ancora, dal punto di vista culturale, una citta-mondo. dove potevi incontrare e conoscere personaggi come W.H. Auden e Sartre, Ionesco e Andy Warhol, Roland Barthes e Sohn-Rethel. Dentro quel mondo Nino si muoveva con assoluta naturalezza. Iniziò a collaborare con Carmelo Bene e Leo de Berardinis; seguiva da dietro le quinte gli spettacoli di Dario Fo, si appassionava a Beckett e a Brecht. Quell’entusiasmo giovanile lo prese sul serio, fino al punto di riuscire a portare a Napoli, al San Ferdinando, il teatro di Eduardo, il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, per la prima rappresentazione di Mysteries and Smaller Pieces: un’esperienza indimenticabile per tutti noi.
Nino si spese anche per far arrivare a Napoli il New American Cinema: quel cinema americano libero, irregolare, indipendente, fatto con poco ma pieno di invenzione, lontanissimo dall’America ufficiale e vincente che allora dominava l’immaginario. Non fu un impresa facile, ma ci riuscì. E ricordo ancora l’impressione di quelle proiezioni e di quei dibattiti sul cinema underground con Jonas Mekas, il fondatore. Per noi quelle decine di ore di cinema che Nino si era procurate, furono una scoperta vera, entusiasmante quanto la nouvelle vague.
Ricordo anche una serata del 1965 a Villa Pignatelli. Era annunciata la presentazione del libro di Jack Kerouac I sotterranei di Frisco. La sala era piena. In America e in Europa erano già cominciate le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, e intorno a Kerouac aleggiava ancora un’aura quasi mitica. Passò però quasi un’ora prima che si vedesse qualcuno. A un certo punto si affacciò sul palco un commesso che depose tre bottiglie di birra. Poi, finalmente, entrò Kerouac: barcollante, chiaramente ubriaco.
Nel giro di pochi minuti le tre bottiglie erano già vuote, mentre lui faticava a parlare; dicendo per giunta cose di sconcertante banalità. La scena aveva qualcosa di penoso e di straniante. Cominciò il giro delle domande: un nostro amico si alzò. Era avvolto nella bandiera pacifista e gli chiese che cosa pensasse dei bombardamenti a tappeto in Vietnam e dei Marines. Kerouac rispose che, come gli aveva insegnato sua madre, bisognava stare sempre dalla parte dei G.I., della truppa. Ricordo lo sgomento che calò nella sala e l’espressione smarrita di Nino che era già in piedi per porre una domanda. In quel momento capimmo che sull’America c’era ancora molto da imparare e…. ancora non abbiamo finito.
Questo è il clima in cui Nino Russo è maturato e certamente ha segnato la sua filmografia: opere come Il giorno dell’Assunta, Scossa e il potente Culto popolare del Glorioso Alberto, sono insieme cinema e rigorosa antropologia culturale.
A me è sembrato giusto giusto ricordare, con affetto, il giovane Nino che rese possibile a Napoli l’incontro con il cinema e il teatro più vivi e più nuovi del suo tempo.
Renato Parascandolo
Giornalista, saggista, dirigente d’azienda. Già Direttore di RAI Educational (1998 - 2002), Assistente del Direttore generale della Rai (2002 – 2007), Consigliere di Amministrazione e Presidente di Rai Trade (2005 – 2011) ha insegnato in diverse università italiane. Ha creato numerosi programmi tv, opere mutimediali (tra cui l' Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche; Dizionario d’Ortografia e Pronunzia della lingua italiana in versione digitale), ideato e diretto progetti di educazione all'arte, alla musica, ai media.
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