Sandro Pertini il presidente del futuro. In un doc la sua lezione per politici (e influencer) di oggi

Presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 29 aprile e in tour attraverso l’Italia “Il Settimo Presidente”, film documentario di Mario Molinari e Daniele Ceccarini, già autore di un ritratto doc di Citto Maselli. La riscoperta del presidente più amato d’Italia, Sandro Pertini, attraverso la sua storia di socialista sui generis, figura ben piantata nella Resistenza e nella Costituzione, capace di dialogare da pari a pari coi senza potere, sempre attento ai giovani e dotato di una forza naturale dei gesti, da far studiare agli influencer di oggi. “Il Settimo Presidente” anticipava in maniera rabdomantica il rinnovamento necessario dell’essenza del Politico: segni, comportamenti, capacità oratoria popolare senza cadute populiste. Un’opera insieme brillante e solenne. Da far circolare e da vedere …

Daniele Ceccarini e Mario Molinari hanno realizzato un film di notevole interesse – politico, culturale, emotivo – sull’”incredibile storia” del Presidente più amato dall’Italia tutta. Un’Italia ancora immersa nella stagione del terrorismo e dell’assassinio di Aldo Moro si ritrovò in quella figura di socialista sui generis. Il suo essere stato un riferimento essenziale della Resistenza antifascista, gli anni del carcere e l’impegno accanto ai settori più negletti e disagiati, l’attenzione ai giovani, la forza dei suoi gesti (dalla mano sulla bara di Enrico Berlinguer alla partita a carte nell’aereo del ritorno con la squadra di calcio dei Mondiali di Spagna) ne hanno fatto un mito immortale.

Sandro Pertini è da studiare e rileggere nelle sue svariate sfaccettature, perché è una personalità di forte attualità.

Nella società post-mediatica, dominata dall’eccedenza informativa dei social e dalla sotterranea dittatura degli algoritmi, sono indispensabili indicazioni politicamente forti e riconoscibili, nonché una verificabile autorevolezza morale.

Il distacco dalle cose della sfera pubblica si coglie nell’astensionismo elettorale. Tuttavia, le enormi mobilitazioni per Gaza o il risultato del voto referendario sulla magistratura ci hanno disvelato un universo giovanile voglioso di un’altra politica.

Ecco. Il Settimo Presidente anticipava in maniera rabdomantica il rinnovamento necessario dell’essenza del Politico: segni, comportamenti, capacità oratoria popolare senza cadute populiste. Fu una figura insieme ben piantata nella Resistenza e nella Costituzione o nelle lotte di massa come la rivolta di Genova contro il congresso del MSI nel 1960, e tuttavia spontaneamente ipermoderno nella capacità comunicativa.

Sapeva che non basta una buona teoria se non ci si cala nei desideri profondi delle persone e se – pur mantenendo evidenti i tratti della suprema funzione istituzionale – non si è capaci di dialogare da pari a pari con i senza potere.

Il film, attraverso immagini di repertorio e una articolata gamma di voci pubbliche e private, ci consegna un’opera insieme brillante e solenne. Da far circolare e da vedere. Abbiamo bisogno di copiare Pertini e di rivederlo con quel sorriso un po’ così, intriso di asprezza gentile ed educata. Se, poi, il nostro immaginario lo reinventa accanto al suo figlio politico acquisito Enrico Berlinguer viviamo un momento di non trascurabile felicità.

La forza del racconto filmico sta proprio qui: portarci meno in un viaggio di finzione ma tanto reale.

L’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ha collaborato alla fattura di un prodotto elegante e completo, attraverso un materiale di repertorio che rivive nella densità narrativa. Le immagini di archivio non sono un tuffo nel passato, bensì sequenze diacroniche che restituiscono freschezza storica alla Storia che vediamo correre davanti ai nostri occhi e ai suoni che ci calano nel flusso.

Il riuso è un’estetica, non un omaggio alla nostalgia. Sandro Pertini ci fa capire che la parola “socialista” non è morta: anzi può rivivere.

Pertini cita Antonio Gramsci, compagno per un periodo di cella e ne coglie l’essenza attorno all’importanza di non piegarsi al pensiero unico o all’assuefazione omologante. Gli perdona persino gli attacchi a Filippo Turati, in nome di un rispetto che sentiva verso un genio.

Il film ci regala l’opportunità di ricordare un altro genio, così diverso ma sempre genio. Care e cari influencer odierni, prendete appunti e cercate di imparare. Prima che sia troppo tardi e le intelligenze artificiali vi risucchino.

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581