Storie di fiume e di periferia. Con “Tevere Corsaro” torna a Venezia il cinema resistente di Balla-Repetto
Passato alle Giornate degli Autori nella sezione Confronti l’ultimo film della coppia Balla-Repetto, “Tevere Corsaro”. Dopo la scomparsa prematura di Pietro, Monica ha ripreso in mano quel film che viene da lontano e che racconta una storia esemplare del nostro conteporaneo: la resistenza alla speculazione edilizia di una piccola comunità alla periferia di Roma, radunata intorno al progetto del “Sentiero Pasolini”. Una via ciclo naturalistica lungo l’argine del Tevere in memoria dell’ultimo percorso compiuto dal poeta …

Cosa c’è di letterario e cosa c’è di Pasolini in Tevere corsaro, presentato al Lido di Venezia nell’edizione 2025 delle Giornate degli autori?
Il film documentario di Pietro Balla e Monica Repetto viene da lontano. Nel 2019 i due autori entrano in contatto con Sven, un ciclo attivista norvegese, filosofo e anarchico, da molti anni in Italia, cultore di Pasolini e promotore della diffusione delle sue opere in Norvegia.
L’idea di Sven è di farsi largo nel degrado e nelle speculazioni del territorio alla periferia di Roma per aprire il “Sentiero Pasolini”, una via ciclo naturalistica lungo l’argine sinistro del Tevere, a memoria dell’ultimo itinerario compiuto dall’intellettuale bolognese in compagnia di Pino Pelosi, nella sera del primo novembre 1975, dal ristorante sulla via Ostiense fino all’Idroscalo di Ostia, dove fu assassinato.
Balla e Repetto documentano l’impresa, spesso conflittuale, a volte controversa, sempre amministrativamente complicata, nella quale il nordico razionale Sven riesce a coinvolgere una comunità molto romana e disordinata di volontari ambientalisti, ciclo attivisti e pasoliniani, fino a ottenere l’attenzione, talvolta interessata, e il sostegno di persone delle istituzioni e della politica locali.
A poca distanza, nello stesso agro romano, dove la campagna sta diventando periferia cementificata, Giulia e il padre Pietro vivono nel loro casale e, contadini da cinque generazioni, mandano avanti l’azienda agricola di famiglia. La minaccia della speculazione e dell’esproprio incombe: intorno a loro avanza l’urbanizzazione promossa da un consorzio di piccoli proprietari terrieri e grandi imprese edili della Capitale.
Sposata e madre di due ragazzini, Giulia ha lasciato la carriera in ambito sanitario proprio per affiancare il padre e condurre l’azienda nella produzione di frutta e ortaggi. Lo sguardo attento di Balla e Repetto l’accompagna nelle tante forme che assume la sua quotidianità: figlia, madre, lavoratrice agricola e soprattutto baluardo della difesa del territorio suo e di tutti, anche nel ruolo di consigliera municipale.
Nel mese di maggio del 2021, Pietro Balla muore, troppo presto, per noi tutti e anche per il film. È Monica Repetto, compagna di vita e progetti, anche molto belli e apprezzati, a riprendere e portare a termine da sola il lavoro pensato e iniziato insieme.
Le due storie di fiume e periferia tornano a intersecarsi ripartendo dal punto in cui il racconto è stato interrotto, accomunate da una sospensione, una indeterminatezza che trasudano possibilità, incertezza, frustrazione.
Torniamo alla questione: cosa c’è di Pasolini in Tevere corsaro? Molto più di quanto ne contenga il Sentiero progettato dal norvegese Sven. A cominciare dai temi degli Scritti corsari, raccolta di testi pasoliniani pubblicati nei primi anni Settanta su varie testate, cui non a caso si richiama il titolo del documentario.
C’è la progressiva perdita identitaria dell’universo contadino e il colpo di spugna alle comunità locali con le rispettive tradizioni, il degrado ambientale che accompagna quello culturale. Ci sono gli ultimi pasoliniani, appunto, con la periferia, l’emarginazione, la poesia di un’utopia sempre a portata di mano e apparentemente condannata al rinvio senza fine.
Come hanno sempre fatto, un esempio su tutti è ThyssenKrupp Blues, anch’esso presentato alla Mostra di Venezia nel 2008, Balla e Repetto osservano, lasciano parlare i protagonisti delle storie, a loro e alle immagini affidano il compito di comporre il quadro da cui scaturiscono inevitabilmente gli elementi universali di una critica sociale che riguarda le persone, il mondo e il modo in cui viviamo, lasciando spazio alla comprensione o meglio alla difficoltà di comprendere la complessità delle relazioni tra le persone, tra gli individui e la natura, tra ciascuno di noi e il potere.
A proposito, il racconto e gli sguardi raccolti non fanno altro che alimentare il disgusto di fronte all’ottusità di un sistema che si erge a tutela di terreni privati lasciati nel degrado perché “minacciati” dall’attraversamento di un percorso ciclabile, mentre di contro cancella i diritti di chi nella sua piccola proprietà di famiglia ha costruito un’esistenza non compatibile con gli interessi dei grandi imprenditori.
L’alternanza di sensazioni dall’impotenza alla rabbia, dallo sconforto alla ribellione provoca reazioni che come onde si allargano alla maniera di uno tsunami di fiume e accompagnano a un presente o a un passato e probabilmente a un futuro meno circoscritto nello spazio e molto più vasto e doloroso.
Nel film, la voce di Balla risponde a una donna che, durante le riprese, chiede quale sia la storia raccontata e se sarebbe finita con la realizzazione del “Sentiero Pasolini”: “È una storia di perdenti sicuri. Io non so bene chi abbia ragione o torto, perché la faccenda è molto complicata. Però è paradigmatica di questi tempi… Quando finirà? Durerà finché resisteremo noi”.
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