Tom Hanks un vicino di casa “Non così vicino”. Ma (decisamente) troppo politicamente corretto
Dal 16 febbraio nella sale (per Warner Bros.) il film di Marc Forster prodotto e diretto da Tom Hanks, “Non così vicino”. Tratto dal best seller di Fredrik Backman “L’uomo che metteva in ordine il mondo”, già portato al cinema con successo in Svezia, qui pecca di eccessiva prevedibilità e “correttezza” politica. Ma Tom Hanks, che mette alla prova anche il figlio Truman Theodore, è il solito mostro di bravura …

Chissà perché Tom Hanks ha voluto scommettere, in qualità di protagonista e di produttore, su un soggetto così poco originale come quello che ha dato vita al film del 2022 Non così vicino, affidato alla regia di Marc Forster.
Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo L’uomo che metteva in ordine il mondo, scritto nel 2012 da Fredrik Backman e già portato sul grande schermo nel 2015 dal regista svedese Hannes Holm con il titolo di Mister Ove, uscito anche da noi nel 2017.
Ma soprattutto Non così vicino ripropone quasi con le stesse modalità e caratteri le vicende, i risvolti e i precetti morali, verrebbe da dire moralistici se non fossero così radicati nella parte buona della cultura americana (tanto da apparire nei titoli di coda finali sotto forma di appello all’aiuto reciproco), di un film ben più solido e strutturato come Gran Torino, diretto e interpretato da Clint Eastwood nel 2008.
Ciò detto, la storia di Non così vicino si può facilmente riassumere in poche parole. Il solito misantropo e solitario uomo di mezza età – divenuto ormai un archetipo del cinema americano assieme all’amicizia maschile e alle storie on the road –, rimasto vedovo e costretto ad anticipare il pensionamento, si accanisce contro tutti coloro che non rispettano le regole, comprano auto straniere e non si fanno gli affari loro, contro i gatti randagi, gli ex amici e, soprattutto, contro sé stesso.
Quand’ecco che una coppia di giovani sposi con bambini al seguito, lui parecchio imbranato, lei oriunda messicana estroversa e piena di vita, viene ad abitare nella casa di fronte e cerca subito di stabilire rapporti di buon vicinato.
Inizialmente lui, com’è prescritto in questo genere di copioni, cerca di evitare ogni occasione di incontro e di contenere le loro attenzioni e richieste. Poi, non appena se ne presenterà l’occasione, avrà modo di mettere in mostra un cuore non ancora inaridito, di ritrovare il gusto della vita e di arricchirsi nel rapporto con gli altri.
Naturalmente Tom Hanks ha modo di sfoggiare anche qui la sua bravura mostruosa, ed è quasi inutile dirlo, dominando con il carisma un personaggio che richiede l’uso di tutte le sfumature espressive. Ma davvero il film è troppo scontato, inesorabilmente scontato sin dalla prima scena.
E lo è non solo perché il tema è iper-sfruttato dal cinema ma anche perché i caratteri dei personaggi sono stereotipati all’inverosimile, nonché soggetti alla regola del “politicamente corretto” oltre ogni misura. Ciò non toglie nulla all’ottima prova dei comprimari Mariana Treviño, la vicina messicana, e Mack Bayda, un convincente transgender che prenderà anche lui parte al riscatto morale del protagonista.
Non altrettanto carismatica, e neppure somigliante a dirla tutta, è invece la figura interpretata dal vero figlio di Tom Hanks, Truman Theodore Hanks, che qui ricopre il ruolo del protagonista da giovane in una serie di flashback che aggiungono poco alla drammaticità e all’intensità del racconto.
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