“Trame di Palestina”. Una serata di cinema, arte e cultura per scegliere da che parte stare

Appuntamento il 12 febbraio al Polo Civico Esquilino di Roma (via Galilei 57) per “Trame di Palestina” (dalle 18.30), una serata dedicata alla solidarietà, alla cultura e all’impegno civile per la causa palestinese. L’evento, i cui ricavati saranno destinati a Gaza, propone un ricco programma che intreccia cinema, musica, arte e momenti conviviali, con l’obiettivo di sostenere la popolazione palestinese e far conoscere la sua storia e la sua cultura.
La serata si aprIrà con la presentazione della campagna internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), un movimento nato dalla società civile palestinese e riconosciuto dalle Nazioni Unite. Il BDS mira a esercitare pressione su Israele affinché rispetti i diritti umani e il diritto internazionale attraverso il boicottaggio di prodotti e istituzioni coinvolte nell’occupazione, il disinvestimento da aziende complici (come nel caso dell’azienda farmaceutica Teva) e la richiesta di sanzioni internazionali.
Queste iniziative sono strumenti di pressione non violenta, ma anche di consapevolezza e responsabilità collettiva. Come ha ricordato più volte il regista e attivista Eyal Sivan, il BDS «è uno strumento previsto dal diritto internazionale (…). Se Israele non è soggetto a sanzioni è per ragioni politiche, non giuridiche. In questa lacuna, la società civile è chiamata a intervenire.»
All’ultimo Festival di Venezia, in occasione della mobilitazione Venice for Palestine, Sivan ha sottolineato che oggi non si tratta più di dialogo, ma di lotta contro l’oppressione: «Il dialogo tra oppressore e oppresso, tra privilegiati e chi non ha diritti, favorisce sempre l’oppressore. Il BDS vuole spezzare questa falsa simmetria, costruendo uno spazio di dialogo vero, fondato sull’uguaglianza e la giustizia».
Ed è in questo contesto che si inseriscono i film presentati al Nazra Palestine Short Film Festival e riproposti per la serata romana: UNDR di Kamal Aljafari (Germania-Palestina, 2024), per esempio, utilizza la macchina da presa per osservare e documentare alcuni siti archeologici tra i più antichi della Palestina. Mostra come questi luoghi siano stati sistematicamente distrutti da bombardamenti, urbanizzazione forzata e saccheggi. Fa capire che la perdita non riguarda solo le pietre e i monumenti, ma colpisce anche l’identità e la memoria storica della popolazione palestinese.
Mawtini – My Homeland di Fateema Al-Hamadeh-Miller (Canada, 2023) mette in parallelo la storia dei palestinesi e quella dei popoli indigeni delle Americhe, mostrando le somiglianze tra le loro esperienze di espropriazione, perdita e resistenza. Il film è stato girato subito dopo l’inizio della guerra contro Gaza nell’ottobre 2023. La regista, che vive la distanza e il dolore da palestinese della diaspora, racconta come il lavoro sul film sia diventato anche un modo per creare una comunità di sostegno tra i collaboratori, una “famiglia scelta” che si è supportata a vicenda durante le riprese.
Mashed Potatoes di Suha Araj (Stati Uniti, 2024) racconta, a sua volta, attraverso la vita quotidiana di una coppia araba-americana, il modo in cui le persone possono ritrovare e difendere la propria identità culturale.
Nel film, i protagonisti discutono su quali libri e autori leggere, confrontando la visione dominante sull’Islam e sul Medio Oriente con la prospettiva più critica e consapevole di Edward Said, autore di Orientalismo che smascherare i pregiudizi e le distorsioni della narrazione occidentale sul mondo arabo.
Questi film, ognuno con il proprio stile e punto di vista, dimostrano come l’arte, la cultura e in particolare il cinema possano giocare un ruolo fondamentale nella vita di un popolo o di una comunità che attraversa momenti di crisi, conflitto o oppressione.
La serata sarà arricchita dal video della mostra fotografica Qui resteremo, a cura dell’Archivio Gaza Fuori Fuoco Palestina, che introduce immagini e testimonianze della resistenza quotidiana.
La musica dal vivo di Pejman Tadayon (canto, oud, ney) e Esharef Ali Mhagag accompagnerà i partecipanti, mentre la mostra Kufia – matite italiane per la Palestina, offrirà un ulteriore sguardo artistico curato sempre dall’Archivio Gaza Fuori Fuoco Palestina.
«Se io, che sono israeliano, posso prendere posizione pubblicamente senza alcun rischio, allora chiunque può farlo. Tutto ciò che chiediamo è che anche voi scegliate da che parte stare» ci ricorda il regista Eyal Sivan. “Trame di Palestina” è un modo per farlo.
Milena Fiore
Milena Fiore è responsabile dell'area tecnica della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD). E fa parte dell'Assemblea dei garanti. Opera come video editor e digital archive technician. Ha curato il montaggio di numerosi progetti a carattere storico, politico e sociale, oltre che di live performance. Si occupa anche di formazione e laboratori audiovisivi, in particolare con l'associazione CroMA. Attualmente sta lavorando al film "Shooting Revolution" di Monica Maurer.
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