Tutti i titoli cineletterari (e non solo) di Venezia 83. Dove passano le crisi del presente

Gli adattamenti abbondano a Venezia 83 e concorrono anche al nostro premio collaterale Bookciak al miglior film da opera letteraria. Gli italiani “Succederà questa notte” di Nanni Moretti e “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, il coming of age di Hirokazu Kore’eda “Look Back” e “Mr. Nelson, Did You Kill People?” di Shin’ya Tsukamoto. Poi “Scherzetto” di Mario Martone (da Starnone) o il doc “Queer Edward II” sull’adattamento di Derek Jarman della tragedia di Christopher Marlowe e le oltre cinque ore della “Biografía de Jorge Luis Borges”. “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi apre Orizzonti, dove c’è anche la trasposizione de “La città dei vivi” di Nicola Lagioia firmata da Edoardo Gabbriellini. Tanti i titoli dai fronti più incandescenti dell’attualità: Palestina, Iran, America Latina e USA trumpiani…

È molto letteraria l’83ma Mostra del Cinema di Venezia, fin dall’annuncio della selezione ufficiale, con il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco che cita polemicamente la fiaba sul lupo e l’agnello di Fedro, dove il lupo sarebbe la Commissione Europea, in rotta con l’ente veneziano per la riammissione del padiglione russo alla Biennale Arte: il contrasto politico ha portato al taglio della sovvenzione di due milioni di euro da parte dell’EACEA (Agenzia Europea per la Cultura e l’Educazione) che colpirà il Venice Production Bridge e il laboratorio di esordi cinematografici Biennale College. Tocca poi al direttore artistico Alberto Barbera illustrare i titoli che vedremo al Lido dal 2 al 12 settembre (cui si aggiungono quelli, già presentati, delle sezioni indipendenti Giornate degli Autori e Settimana Internazionale della Critica).

E gli adattamenti da libri, che andranno a contendersi il Premio Bookciak per il miglior film da un’opera letteraria (andato lo scorso anno allo Straniero di François Ozon, dal capolavoro di Albert Camus) abbondano. A partire dal Concorso, inaugurato dalla parabola del quotidiano britannico The Sun rievocata dal regista Danny Boyle (basandosi sulla pièce di James Graham) in Ink (mentre la pre-apertura della Mostra celebrerà Tinto Brass) e popolato tra gli altri dall’atteso lungometraggio di Nanni Moretti Succederà questa notte: Il cineasta-attore (che non portava un nuovo film al Lido dal 1989, quando Palombella rossa fu escluso dalla competizione principale) si ispira per la seconda volta alla narrativa di Eskhol Nevo, in questo caso alla raccolta di racconti Legami, edita da noi per Feltrinelli. Fra gli interpreti, Louis Garrel e Jasmine Trinca. Ancora per l’Italia (e sempre nel listino di 01 Distribution) abbiamo Vanessa Scalera nei panni dell’ostile e qualunquista madre de Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis (dal romanzo autobiografico di Antonio Franchini uscito per Marsilio).

C’è il manga Look Back di Tatsuki Fujimoto alla base dell’omonimo lungometraggio di Hirokazu Kore’eda (Palma d’oro per Un affare di famiglia), un coming of age a lungo coltivato dal regista nipponico e incentrato sull’amicizia tra due adolescenti, appassionate di disegno e desiderose di intraprendere una carriera nell’industria del fumetto giapponese. Lo vedremo nelle nostre sale per Lucky Red e BiM Distribuzione. Il regista della saga di Testsuo Shin’ya Tsukamoto si rifà invece all’autobiografia di Allen Nelson per il suo Mr. Nelson, Did You Kill People?, storia (vera) di un reduce dal Vietnam divenuto homeless e poi attivista pacifista.

Nella sezione Fuori concorso (ribattezzata Open) due habitué del Lido, Gianni Amelio (con Nessun dolore) e Mario Martone, che in Scherzetto (01 Distribution) traduce sul grande schermo il libro di Domenico Starnone (Einaudi) mettendo in scena l’incontro-scontro domestico tra l’illustratore Daniele Mallarico (Toni Servillo, protagonista con Silvio Orlando anche del film di chiusura della Mostra, Dio ride di Giovanni Veronesi) e il nipotino Mario (Lorenzo Perrotta).  Fra i titoli non-fiction si segnala poi Queer Edward II, dove Theo Rollason torna sul luogo dell’adattamento-decostruzione, in chiave politica e gay, che Derek Jarman offrì della tragedia di Christopher Marlowe nel 1991. E si staglia la fluviale Biografía de Jorge Luis Borges, 330 minuti ultracitazionisti (non solo dal visionario autore de L’Aleph) offerti dall’argentino Mariano Llinás del collettivo El Pampero.

Ad inaugurare Orizzonti c’è la trasposizione, firmata da Alina Marazzi e distribuita da BiM, del romanzo Premio Strega di Helena Janeczek La ragazza con La Leica (Guanda), che racconta la fotoreporter tedesca, ebrea e comunista Gerda Taro, rimasta uccisa nel 1937 sul fronte della Guerra civile spagnola, da lei documentato. Fra i 19 lungometraggi in gara nella stessa sezione troviamo anche La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini (in uscita il 1° ottobre per Eagle Pictures), dal libro (Einaudi) di Nicola Lagioia, con Valerio Mastandrea che interpreta il padre di Luca Varani (Emanuele Maria Di Stefano), ventitreenne assassinato nel 2016. E, mentre l’Odissea di Christopher Nolan ci conferma che i miti greci possono ancora attirare l’interesse dei contemporanei, Maria Giovanna Cicciari rilegge quello di Demetra e Persefone, ambientandolo in una Milano estiva, nel film italiano del quartetto di Biennale College, Demetra in esilio.

Il nostro cinema è rappresentato al concorso principale anche da L’estranea, thriller familiare di Paolo Strippoli (con Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi e Romana Maggiora Vergano), The Echo Chamber di Andrea Pallaoro (nel cast Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon), tratto dall’ultimo soggetto di Bernardo Bertolucci (rievocato e omaggiato da Luca Guadagnino nel doc fuori concorso, di ben sette ore, Joie de vivre), e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, incarcerato dalla dittatura militare argentina nel 1977 (esperienza che informò il suo precedente Garage Olimpo) e qui nuovamente a confronto con i crimini del regime. Serpenti di Roberto De Paolis Maino si contenderà invece il premio del Pubblico a Venezia Spotlight, mentre le opere prime Una storia di Anna Foglietta e I figli della scimmia di Tommaso Landucci gareggiano a Orizzonti. Italiana è anche l’unica serie in selezione, Peccato, diretta da Valerio Vestoso, quasi un meta-memoir, ovviamente ironico, di Emanuela Fanelli, da un futuro immaginario.

Per Alberto Barbera, col programma di Venezia 83 «esce rafforzata l’idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale», tanto da poter definire i film «gli hashtag del mondo contemporaneo». Ed ecco allora, nelle varie sezioni, molti tra i fronti più “caldi” dell’attualità geopolitica. A partire dal Medio Oriente, con la Palestina di Conversation with the Sea di Muayad Alayan (Venezia Spotlight) e dei doc Citizen Osama di Ahmed Hassouna (seguendo un fotoreporter a Gaza che assiste al massacro dei suoi colleghi presi di mira dall’esercito israeliano), The Road to Jericho di Amos Gitai (dove vedremo anche le violenze dei coloni in Cisgiordania) e Wild Asparagus di Avi Mograbi (corto sulle tracce di un villaggio distrutto durante la Nakba del 1948), l’Iran in Concorso nel nuovo film di Ali Asgari A Bit of Light e ad Orizzonti in Falling House di Mohsen Gharaei, e ancora la combattente curda di No Paradise If You Are Killed By A Woman di Halkawt Mustafa (Venezia Open) e il Libano della crisi economica nel 2019 in Furies di Rami Kodeih (Spotlight).

C’è il fronte est-europeo, dal passato di DAU (Concorso), dove di Ilya Khrzhanovsky si focalizza sullo scienziato Lev Landau che contribuì alla prima atomica dell’URSS, agli autoritarismi di Putin, Lukashenko (i doc Fuori concorso My Undesiderable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev e Letters di Andrei Kutsila) e Orbán (Ground Floor di Gabor Reisz, a Spotlight), passando per Sergei Loznitsa e il suo Imperium, che riporta alla luce una spedizione di operatori commissionata dal PCI in Unione Sovietica. Ci sono gli USA sempre più fasciotecnocratici (ad Open il premio Oscar Alex Gibney porta l’atteso doc su Musk, mentre la Leonessa d’oro Laura Poitras mette al centro del corto They’re Here le violenze dell’ICE) e l’America Latina dei corsi e ricorsi coloniali e golpisti, non ultimo Wild Horse Nine del regista-drammaturgo Martin McDonagh, che compete per il Leone d’oro col ritratto grottesco di due agenti della CIA Sam Rockwell e John Malkovich alla vigilia del colpo di Stato di Pinochet in Cile.

In un Concorso che appare un po’ in ombra rispetto alle altre sezioni (e dove l’unica regista donna è la danese-egiziana May el-Toukhy con Woman Unknown), altri nomi di richiamo sono il Casey Affleck regista di Company, le sorelle Kate e Rooney Mara nei panni di Freda e Greta Chaplin in Bucking Fastards di Werner Herzog (l’altro decano del cinema tedesco, Wim Wenders, racconta l’architetto Peter Zumthor a Venice Open), il Robert Pattinson del Primetime di Lance Oppenheim e la coppia Penélope Cruz e Javier Bardem in Bunker di Florian Zeller.

Al contrario, Russell Crowe (che si racconta in What Love Builds), il veterano della New Hollywood Paul Schrader (di ritorno col noir “schopenhaueriano” The Basics of Philosophy), i Leoni d’oro Lav Diaz e Tsai Ming-liang (che stavolta portano rispettivamente Let Us Through, Dear Ancestors e Dust), Keifer Sutherland e Al Pacino (l’uno contro l’altro in Father Joe di Barthélémy Grossman), la novantatreenne Ellen Burstyn (protagonista con Taika Waititi e Pamela Anderson per A Place to Be di Kornél Mundruczó e Leone d’oro di quest’anno assieme a George Clooney) e persino i fratelli Liam e Noel Gallagher degli Oasis (che dovrebbero accompagnare il doc Don’t Look Back in Anger sulla band) sono nel programma di Open (dove, a proposito di musica, c’è anche Nino di Walter Fasano, su Nino Rota).

Molto rappresentate, ancora una volta, le cinematografie dalla Francia e dall’Estremo Oriente. Nel primo caso troviamo, fra gli altri, i titoli in concorso 15/18 A Place to Heal di Cédric Kahn, Un peu avant minuit di Nicolas Pariser (con Melvil Poupaud e Chiara Mastroianni) e Un bon petit soldat, dove Stéphane Brizé torna a mostrarci le dinamiche di sfruttamento del lavoro contemporaneo, stavolta con Alba Rohrwacher che affianca Vincent Lindon. Dall’altra parte, sempre nella sfida per il palmarès più ambito, abbiamo, oltre ai nipponici Kore’eda e Tsukamoto, la nuova fatica di Lee Chang-dong Possible Love, prodotta dalla Netflix coreana.


Emanuele Bucci

Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.

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