Una risata dalla Spagna contro i nuovi fascismi. “A cena con il dittatore” da vedere al cinema

In sala dal 9 aprile (per Officine UBU) “A cena con il dittatore” commedia campione d’incassi in Spagna per la regia di Manuel Gómez Pereira. Alla base c’è la pièce del drammaturgo José Luis Alonso De Santos che usa la satira per raccontare la Spagna di Franco all’indomani della Guerra Civile. Tra feriti e fame il dittatrore chiede una cena di gran classe tutta per lui e i suoi generali. Salvo scoprire che i migliori cuochi della città sono i “rossi” che riempiono le sue galere. Liberarli per un giorno sarà la miglior ricetta per ridere del regime e dei nuovi fascismi …

Il presupposto appare inverosimile: organizzare nel 1939 in poche ore una cena celebrativa per il generale Francisco Franco, da pochi giorni uscito vittorioso da una devastante guerra civile, nel lussuoso e iconico Hotel Palace di Madrid riconvertito in ospedale da campo.  Ma paradossalmente gli chef più rinomati della città si trovano tutti in prigione, in quanto repubblicani, comunisti, anarchici, sindacalisti oppositori del regime, in attesa della fucilazione.

Con A cena con il dittatore, già campione di incassi in Spagna e candidato a 8 premi Goya, in arrivo nelle nostre sale il 9 aprile con Officine UBU, Manuel Gómez Pereira – noto per il suo stile brillante e ironico, precisione comica – che ha esordito alla regia nel 1992 con Salsa rosa, realizza ora una tragicommedia basata sull’opera teatrale La cena de los dictatores (2008) del noto drammaturgo, scenografo, nonché attore José Luis Alonso De Santos (nato nel 1942).

Della preparazione del banchetto, che si pretende ovviamente impeccabile, vengono incaricati il giovane tenente Santiago Medina e il direttore dell’albergo Genaro Palazón, interpretati rispettivamente da Mario Casas e Alberto San Juan, entrambi molto attivi e noti in Spagna: dopo aver fatto sgombrare alla svelta l’ospedale con i feriti, le brande e il personale medico, essersi adoperati per procurarsi al mercato nero i frutti di mare introvabili in una città spettrale, i due organizzatori ottengono il rilascio per la giornata dei cuochi prigionieri.

Questi dovranno impegnarsi al massimo e, una volta tutto concluso, torneranno in carcere e al loro destino. Insomma, mentre nelle sale dei piani superiori si allestiscono i festeggiamenti per la vittoria, nelle cucine lavorano persone appartenenti al campo sconfitto. Tutto sembra procedere per il meglio, ma le autorità onnipresenti ignorano che il menu messo a punto prevede, con alcune complicità, oltre alle sofisticate portate, l’evasione…

De Santos e Pereira hanno scelto di narrarci attraverso la satira e la caricatura – in particolare quella del generale Franco – tutta la tragedia emotiva dell’immediato dopoguerra: l’obbedienza scontata, la prigionia, la paura, l’odio, la diffidenza, la repressione, la fame. La messa in scena costituisce uno dei punti forti del film: la ricostruzione di Madrid nel 1939 – costumi, spazi, luci – crea un’atmosfera convincente che ne accompagna il tono tragicomico.

Fedele alla pièce teatrale, la pellicola ambienta il racconto corale nell’arco di una sola giornata, concentrandosi sulle ore che precedono la cena ufficiale, dalle otto del mattino a tarda notte: la missione dei prigionieri e dei loro improvvisati complici diventa man mano una vera e propria bomba a orologeria, non ci sarà più modo di tornare indietro.

Gómez Pereira ci propone un’opera che intrattiene, provoca e ci ricorda che anche il ridere è un’efficace forma di resistenza: “mi sono ispirato al cinema americano di Lubitsch con la sua parodia del nazismo, Billy Wilder, Woody Allen, ma anche al cinema italiano, con le pungenti commedie di Fellini, Dino Risi, Alberto Sordi e Vittorio Gassman”, spiega il regista.

Inservienti, militari, prigionieri e gerarchi, donne innamorate o opportuniste si muovono in un palcoscenico ad alta tensione. Nell’approccio alla censura, alla repressione della sessualità e alla “normalizzazione” della violenza, il film appare più che mai attuale: un avvertimento sui meccanismi del potere e la persistenza dei discorsi autoritari nella società contemporanea.

Gómez Pereira si è sentito in dovere di caricaturare il dittatore Franco poiché “attualmente, in Spagna, i risultati di alcune inchieste destano preoccupazione: per molti giovani si viveva meglio sotto la dittatura!”. E ritiene che il Paese stia mettendo a rischio la democrazia raggiunta in questi decenni, che vi siano “molti più fascisti di quanto crediamo” e perciò “dobbiamo svegliarci, non restare passivi!”. Viviamo in un momento molto pericoloso per il mondo intero, e la satira è d’obbligo: “Oltretutto, meglio ridere, no?”, soprattutto se la risata è intelligente e mette in guardia di fronte a questi tempi di nuovi fascismi che stiamo vivendo.


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