Anche Netflix nella “Suburra” italiana
Arriva in sala e in contemporanea negli Usa e America Latina il film di Stefano Sollima tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini che anticipò l’inchiesta “Mafia Capitale”. È la prima produzione italiana a debuttare sul colosso americano di internet tv, per il quale Cattleya realizzarà anche una serie in 10 episodi…
È il business del momento. La rivoluzione con cui tutti gli addetti ai lavori (esercenti, produttori, televisioni) dovranno fare i conti da ora in poi. Esattamente dal prossimo 22 ottobre quando Netflix, il colosso americano dello streaming, sbarcherà in Italia.
Hai voglia a parlare di sale di città che chiudono, di richieste di sostegno per quelle d’essai, di drammatico calo ai botteghini (e improvvise impennate in questi giorni che si entra al cinema con soli 3 euro). Nonostante la richiesta di politiche culturali più incisive e il refrein consumato della “lotta alla pirateria”, c’è poco da fare: il consumo di film nei cinema sta diventando sempre più di marginale. Soprattutto tra le nuove generazioni, quelle degli “smanettoni” del computer, abituati a farsi i loro palinsesti (legali o illegali) “pescando” in rete.
In questo senso Netflix sarà il vero banco di prova – e il business – per tutto il comparto audiovisivo italiano, come lo è già stato nel resto del mondo (Europa compresa) dove è già arrivato. Senza decoder, ma semplicemente attraverso la connessione Internet e un abbonamento di appena 7,99 euro (tariffa base) si potranno vedere film, documentari e serie tv, su tablet, smart tv, pc e smartphone.
La corsa a Netflix quindi è già cominciata. E qui da noi, la prima a tagliare il traguardo, è stata la premiata ditta Cattleya, reduce dai successi internazionali della serie Gomorra e ancor prima di Romanzo criminale, telefilm – si sarebbe detto una volta – che tentano la concorrenza con gli “americani” rispolverando il “genere”, in cui tanto eravamo forti nei Sessanta e Settanta, tra spaghetti western, poliziotteschi e horror, di cui Tarantino non è l’unico estimatore Oltreoceano.
Eccoci dunque al punto. Ancora una volta con Stefano Sollima alla regia (figlio di Sergio tra i nomi di punta di quella felice stagione passata) Cattleya e Raicinema portano in sala, dal 14 ottobre e contemporaneamente su Netflix per il pubblico statunitense e latinoamericono, la loro nuova sfida di genere: Suburra, dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, il magistrato-srittore di Romanzo criminale, qui in coppia col giornalista Carlo Bonini, già autore di Acab, portato sul grande schermo sempre da Sollima.
Un romanzo che, alla sua uscita nel 2013 per Einaudi, fece scalpore, anticipando l’incredibile intreccio del malaffare romano tra politica e malavita, ormai noto come “Mafia Capitale”. E che già al momento della sua stesura fu pensato con un “seguito” per il cinema. Da cui, adesso, si lavora già per la serie tv: dieci episodi che nel 2017 debutteranno in tutto il mondo su Netflix. Prima serie italiana ideata per il colosso americano che poi sarà mandata in onda anche dalla Rai.
Con Claudio Amendola, Elio Germano e Pierfrancesco Favino Suburra, il film, è un cupo e piovoso crime, zeppo di “cronaca”. La storia – losca – è quella della grande speculazione edilizia, il Water-front, che trasformerà Ostia nella nuova Las Vegas. A mettere a punto l’operazione, la criminalità organizzata tra reduci della Banda della Magliana (Amendola), boss del litorale laziale (Alessandro Borghi), e potenti famiglie di zingari stile Csamonica, oltre a politici corrotti (Favino) e corrotti prelati del Vaticano.
L’azione, sempre sotto la pioggia, si svolge nell’arco di una settimana, quella fatale del novembre 2011 che segnò la caduta dell'”Impero Berlusconi”, scandita da titoli che annunciano l’Apocalisse, cui contribuiranno una serie di schegge impazzite del sottobosco malavitoso. Un’Apocalisse a cui gli sceneggiatori – Rulli e Petraglia in supporto a De Cataldo e Bonini – aggiungono, a mo’ di licenza poetica, anche le dimissioni del papa, che vediamo tormentatissimo e sempre di spalle, nelle magnifiche sale affrescate del Vaticano. Un po’ troppa carne al fuoco insomma, che rendono il film, una sorta di “promo” della futura serie tv.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.
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