Paul Vecchiali, il Diderot del cinema. La scomparsa di un grande padre di quello indipendente

È morto il 18 gennaio Paul Vecchiali, nato ad Ajaccio nel 1930. Novantadue anni di cinema, indipendente per vocazione e lontano dai riflettori. Non solo regista, ma anche montatore, sceneggiatore e, soprattutto, produttore, con la sua Diagonale. Una carriera lunghissima, più di cinquanta film, di cui l’ultimo concluso proprio poco prima della scomparsa …

Antica dedizione francese, quella all’Enciclopedia, che è poi l’antica vocazione a spiegare il mondo, sentendosene depositari. Basta poco tempo in Francia per capire quanto questo sentimento sia forte, non serve tornare indietro a Diderot e alla sua Encyclopédie, che rimane comunque uno dei punti più alti di quel mito tutto francese che è l’Illuminismo. Insomma, non deve stupire che sia stato un francese a scrivere l’Enciclopedia del cinema, pubblicata nel 2010. L’autore era Paul Vecchiali, morto il 18 gennaio, a 92 anni.

È curioso vedere quanto Vecchiali fosse esattamente dentro il modo francese di vedere il cinema. Il suo ultimo film, Bonjour la langue, fa subito eco per associazione a uno degli ultimi film di un altro dei grandi maestri d’oltralpe, Jean-Luc Godard e il suo Adieu au langage. A chi poi si è cimentato nella lettura della bibbia critica d’ogni cinefilo francese non sfuggirà il vero riferimento, ossia la chiosa di uno dei saggi più famosi di André Bazin: «D’altra parte, il cinema è un linguaggio». Morto il linguaggio si fa largo alla lingua, dunque? Chissà cosa ne avrebbe pensato Saussure.

Vecchiali in ogni caso al cinema francese ha contribuito copiosamente, firmando la regia di più di cinquanta film, spesso trattando (soprattutto quando era ancora tabù) il tema della sessualità e, soprattutto, dell’Aids. Se il grande pubblico non l’ha santificato come ha invece fatto con altri suoi colleghi, poteva in ogni caso contare su estimatori di tutto rispetto: Demy, Truffaut, Pasolini. Soprattutto, ha avuto la forza, più di tanti altri, di ritagliarsi una strada realmente indipendente.

È ancora suo, infatti, il record per il maggior numero di rifiuti di finanziamento a un film. Un vanto, quello di essere sempre ai margini, che si tradusse nella necessità di inventarsi produttore. Nacque anche per questo Diagonale, la sua casa di produzione, fondata nel 1977. Come produttore esecutivo lavorerà con Jean Eustache, Marguerite Duras, Strab-Huillet, oltre che producendo i suoi, di film, che spesso lo vedevano anche come sceneggiatore e montatore.

Alla letteratura è ricorso poche volte (ma significative) nella sua carriera, con Wonder Boy ad esempio, nel 1994, tratto dal romanzo poliziesco di Frederick Leroy. Nuits blanches sur la jetée del 2015 (nelle foto) riusciva nell’intento tutto cineletterario di mettere assieme il titolo arcinoto del romanzo di Dostoevskij da cui era tratto con quello del film più conosciuto di Chris Marker. D’altronde il gusto per i titoli a effetto rimase una costante, letterario, o meglio teatrale, lo era anche Essere o non essere del 2007.

Con Vecchiali scompare una figura che alla larga dal culto ha saputo davvero consacrare una vita al cinema e al mestiere di regista. Il suo ultimo ciak era stato proprio poco prima di essere ricoverato. La tenacia di una passione, che con fatica è diventata mestiere e va salutata, oggi, con la meritata considerazione.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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