Alla ricerca di Franz. Il Kafka contemporaneo di Agnieszka Holland atteso a Toronto

Un nuovo film per raccontare la complessità di uno degli scrittori più complessi ed emblematici europei, Franz Kafka. A lui Agnieszka Holland, decana del cinema polacco, ha dedicato “Franz” che sarà presentato in prima mondiale al prossimo festival di Toronto. Un biopic non tradizionale che, come in un mosaico, mette insieme le tante identità e sfaccettture dell’autore de “Le metamorfosi”. E intanto ecco le prime immagini del teaser …

S’intitola semplicemente Franz, ma come dice la stessa regista Agnieszka Holland – in un’intervista esclusiva a Variety – potrebbe intitolarsi più correttamente Alla ricerca di Franz, poiché non sarà un biopic classico ma, una sorta di mosaico, dove ogni tessera corrisponde alle molteplici interpretazioni date all’autore de Le metamorfosi.

Il film, coproduzione internazionale tedesca – polacca, sarà presentato in anteprima mondiale nella sezione Special Presentation del prossimo Toronto Film Festival (dal 4 al 14 settembre), mentre è stato appena rilasciato il teaser in concomitanza con la presenza della Holland allo storico festival di Karlovy Vary nella Repubblica Ceca, dove ha anche annunciato il suo prossimo film dedicato allo scrittore polacco Jerzy Kosinski.

L’autrice nel 1981 ha adattato per la televisione polacca Il processo del grande scrittore boemo. Autore amatissimo fin dalla sua giovinezza quando, quattordicenne nella Polonia comunista, ha iniziato a leggere i suoi romanzi, le sue lettere e anche i libri scritti su di lui, sentendolo piano piano così vicino, come un fratello.

Ma c’è voluto parecchio tempo perché si sentisse pronta a raccontarlo nella complessità dell’intera sua esistenza. Spinta ora, in particolare, dai tempi che corrono, la “disumanizzazione della società e il disprezzo nei confronti del prossimo”, come del resto ha magnificamente raccontato nel suo Green Border, sulla barbarie dei respingimenti dei migranti dalla fortezza Europa.

A dare il volto a Kafka è l’attore tedesco Idan Weiss, l’attrice ceca Jenovéfa Boková è Milena Jesenská e ancora il tedesco Peter Kurth (Babylon Berlin) interpreta il padre dello scrittore Hermann, mentre la polacca Sandra Korzeniak ha il ruolo della madre, e il ceco Josef Trojan interpreta l’alter ego di Franz. Firma la sceneggiatura Marek Epstein a quattro mani con la stessa regista.

Il rapporto col padre sarà una delle tessere del mosaico. Come pure le relazioni con Felice Bauer e Milena Jesenská, due donne, fra le varie che Franz ha avuto, ma che hanno determinato scelte importanti della sua vita. Del suo amore per Dora Diamant, danzatrice berlinese che lo ha accompagnato fino ai suoi ultimi giorni, alla morte per tubercolosi all’età di 40 anni nel 1924, ha già raccontato L’amore secondo Kafka di Judith Kaufman e George Maas, dal libro La meraviglia della vita (pubblicato in Italia nel 2013 da Neri Pozzi, traduzione di Chiara Ujka, 236 pp., 16,50 euro) del giornalista free lance Michael Kempfmüller.

Nel film di Agnieszka Holland ci sarà anche spazio per ripercorrere la lunga amicizia con Max Brod, a cui si deve di fatto la pubblicazione e la promozione dell’intera opera dello scrittore, all’epoca praticamente sconosciuta, ed esplosa solo post mortem.  Anche questo farà parte del mosaico. Tante tessere per mettere insieme i pezzi di un’identità così complessa.

Franz Kafka era un ebreo di lingua tedesca, suddito del Regno di Boemia nell’Impero austro-ungarico, poi diventato Cecoslovacchia nel 1918. Con l’ebraismo aveva però un rapporto ambiguio, così come con le altre culture di nascita. Secondo la regista, Kafka si sentiva comunque un estraneo tra i tedeschi, i cechi e gli ebrei, “soprattutto dopo la Prima Guerra Mondiale, quando il fascismo nazionalista iniziò a crescere praticamente in ogni parte d’Europa”, esattamente come sta accadendo oggi. Si ritrovava, insomma, ad essere un ebreo di lingua tedesca nella nuova Cecoslovacchia, dove non volevano né ebrei né tedeschi. “Per i tedeschi era un ebreo e per gli ebrei era troppo cosmopolita e troppo poco religioso”.

Tanto più in questo senso, conclude la regista, il “suo” Kafka ha qualcosa di molto contemporaneo. Qualcosa che l’accomuna ai ragazzi di oggi che hanno comportamenti atipici, che hanno difficoltà nella comunicazione faccia a faccia, che sono attratti ma allo stesso tempo hanno paura della sessualità”. Insomma Franz cercherà di parlare anche a loro.


Gino Santini

redattore

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