Ascesa e caduta di Jerzy Kosinski oltre il giardino. Agnieszka Holland le racconterà nel nuovo film

Agnieszka Holland tornerà a breve sul set per un film dedicato allo scrittore polacco Jerzy Kosinski, sopravvissuto all’Olocausto e morto suicida a New York nel 1993. Autore del celebre “Oltre il giardino” da cui Hal Ashby ha tratto il capolavoro con Peter Sellers, Kosiński è stato vittima di una feroce campagna denigratoria della stampa statunitense nei suoi confronti. Oltre alle precedenti polemiche in patria per il suo libro capolavoro: “L’uccello dipinto”. Il film s’intitola “Rabbit Garden” ed è prodotto dagli stessi del magnifico “Green Border” …

“Vado a dormire un po’ più a lungo del solito. Chiamatela pure eternità”. Sono state le sue ultime parole, su un foglio, quando quel 3 maggio del 1991 ha deciso di farla finita. Parliamo di uno dei grandi protagonisti della letteratura contemporanea, Jerzy Kosiński, lo scrittore polacco di un capolavoro dell’assurdo come Oltre il giardino (1970) che sul grande schermo, per la regia di Hal Ashby, ha trovato un protagonista da Oscar (anche se solo candidato) come Peter Sellers che, nei panni di Chance giardiniere, è espressione e simbolo stesso di quegli States dove la tv rende idioti e qualsiasi idiota può arrivare ai vertici grazie alla tv. Parabola, allora profetica, ed oggi realtà drammaticamente condivisa nel pianeta. Con l’aggravante dell’operato dei social.

Ebbene, il successo del film, nel 1979 (e ancor prima del libro), dalla satira poetica e politica, fu anche l’occasione per rimettere in moto vecchie polemiche e nuove accuse nei confronti dello scrittore polacco di origini ebree, sopravvissuto all’Olocausto ed emigrato negli States nel 1957, dove in breve è diventato docente di letteratura a Princeton.

A scagliare la prima pietra nello stagno mediatico americano di quegli anni è stato il settimanale Village Voice, sollevando feroci accuse di plagio a proposito di un altro suo celebre romanzo: L’uccello dipinto, capolavoro del 1965 in cui Kosiński raccontava l’orrore e la brutalità della guerra attraverso lo sguardo di un ragazzino ebreo nascosto dai genitori nella Polonia rurale per sfuggire alle persecuzioni naziste.

È, invece, proprio lì tra i contadini che scopre brutalità, violenze e soraffazini di ogni tipo tali da distruggere ogni barlume di umanità. Anche in lui. Qualcosa di cui parecchi anni dopo tornerà a raccontare Ágota Kristóf nella sua “Trilogia della città di K“, da cui è pure nato il film Il grande quaderno di Janos Szasz, ma che allora – in tempi di Guerra Fredda – venne visto come un atto d’accusa frontale nei confronti dell’Est, tanto da essere stato bandito totalmente nei paesi dell’Europa orientale, considerato calunnioso nei confronti delle tradizioni locali e del modo di vivere dei contadini di quelle regioni. Fino all’accusa di essere un libro di propaganda finanziato dagli Stati Uniti, magari con l’intento di convincere gli ultimi polacchi ebrei a lasciare il paese.

Nel ’79 è il plagio ad infiammare nuovamente gli animi dalle colonne del Village Voice. Salvatosi dall’Olocausto insieme alla famiglia, proprio perché protetto dalle campagne polacche, l’infanzia di Jerzy Kosiński viene così passata al microscopio per verificare la sovrapponibilità con quella del piccolo protagonista de L’uccello dipinto, mentre dibattiti tv mettono a confronto sopravvissuti ai lager con le storie raccontate dallo scrittore e falsi testimoni si dicono defraudati del loro vissuto. Fino addirittura alla scoperta di un ghost writer per la stesura del romanzo.

La materia per un film, insomma, c’è tutta. Sarà, infatti, la decana del cinema polacco a raccontare questa storia di ascesa e caduta. Agnieszka Holland sta lavorando a Rabbit Garden, con la sceneggiatura di Jamie Dawson. Producono David Permut e Fred Bernstein, gli stessi del magnifico Green Border, costato alla Holland gli attacchi violenti dell’ex governo sovranista polacco.

Quello che interessa ad Agnieszka Holland, come ha spiegato a Variety, è provare a caire i motivi di quella sua ascesa e caduta. Ma anche il processo di cancellazione messo in atto nei confronti di uno scrittore. “C’è da chiedersi cosa sia più importante: la verità artistica o la verità letteraria? Quanto è facile cancellare qualcuno perché non rientra nelle regole”.

La regista ha conosciuto Jerzy Kosiński a New York durante la promozione del suo Europa Europa. Destino ha voluto che si siano incontrati proprio il giorno prima che lo scrittore si togliesse la vita. Un motivo, in più, evidentemente per raccontarlo.

 


Gino Santini

redattore

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