Addio a Ivan Reitman l’inventore del fenomeno “Ghostbusters”

Se n’è andato nel sonno il regista e produttore americano Ivan Reitman, si trovata nella sua casa in California dove viveva con la famiglia. Aveva compiuto 75 anni a ottobre.

Nato da una famiglia ebrea sotto il nazismo (la madre sopravvisse ad Auschwitz, il padre lottò nella Resistenza) nell’attuale Slovacchia, si trasferì coi genitori a soli quattro anni a Toronto per fuggire al regime comunista. Grazie all’università in Canada conosce e lega con attori che avrebbero poi fatto parte della sua carriera: Martin Short, Rick Moranis e Eugene Levy. A New York lavora per Off Broadway e conosce Belushi e Murray prima del successo di Saturday Night Live.

Il 1978 è l’anno di National Lampoon’s Animal House con John Landis alla regia, storia di un gruppo di universitari che negli anni Sessanta portarono il “toga party” nella cultura pop, film che rese noto Belushi e che vide Reitman solo alla produzione. L’anno seguente passò anche alla regia con Polpette e quello dopo ancora con Stripes. Un plotone di svitati. 

L’arrivo di Ghostbusters, nel 1984, cambia ogni cosa. La pellicola, scritta da Aykroyd e Belushi (scomparso appena un anno prima) vede Reitman nel ruolo di regista e produttore, il lavoro dei tre amici riceve due candidature agli Oscar ed un successo che lo ha reso un vero e proprio cult nel suo genere. Nel 1989 arriva il sequel che gode della stessa fama a cui seguono due episodi: nel 2016 e nel 2021 (in quest’ultimo è il figlio di Reitman, Jason, a cimentarsi nella regia).

Svariati i lavori a cui si dedica successivamente, tra cui I Gemelli del 1988, Un poliziotto alle elementari del 1990 e così via. Lo ricordiamo soprattutto come produttore della serie con protagonista l’amabile San Bernardo: Beethoven.

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