Addio Folco Quilici. Il documentarista che preferiva il rumore del mare

È scomparso sabato 24 febbraio ad Orvieto, a quasi 88 anni, Folco Quilici, documentarista, giornalista e scrittore che coi suoi film sull’uomo e il mare ha contributo alla nascita e alla crescita della cultura ambientalista, non solo in Italia. La rivista “Forbes”  l’ha indicato tra le cento firme più influenti del pianeta, grazie ai suoi film e ai suoi libri sull’ambiente e le culture. I funerali si terranno mercoledì 28 a Roma …

Ambientalista ante-litteram, scrittore, giornalista e documentarista. Anzi, sicuramente il più popolare documentarista italiano, celebre in tutto il mondo, tanto che la rivista Forbes, nel 2016, l’ha indicato tra le cento firme più influenti del pianeta, grazie ai suoi film e ai suoi libri sull’ambiente e le culture.

Se n’è andato a quasi 88 anni (è nato a Ferrara il 9 aprile del 1930) Folco Quilici, il Jacques Cousteuau italiano, l’intellettuale  che ha contribuito alla crescita e alla diffusione della cultura ambientalista nel nostro Paese a partire dai Cinquanta, con quei suoi racconti di uomini e mare che hanno raccolto premi ai festival internazionali e segnato l’immaginario di più di una generazione.

Come quel Ti-koyo e il suo pescecane (Premio Unesco per la Cultura del 1961), tratto dall’omonimo romanzo di Clement Richter e adattato per lo schermo da Italo Calvino che narra l’incredibile amicizia fra uno squalo ed un ragazzo che vive in un’isola del Pacifico.

Il mare, la sua esplorazione e il rapporto con l’uomo sono stati centrali nella cinematografia di Quilici: Sesto Continente (Premio Speciale a Venezia ’54); Ultimo Paradiso (Orso d’Argento a Berlino ’56); Oceano (Premio Speciale a Taormina ’71); Fratello Mare  (Primo Premio al Festival di Cartaghena, ’74) e Cacciatori di Navi (Premio Umbria Fiction, ’92, dal suo omonimo romanzo) sono le pietre miliari del cinema documentario marino.

Figlio del giornalista Nello Quilici (morto sull’ aereo abbattuto in Libia nel ’40 in cui perse la vita anche il suo amico Italo Balbo, da cui il suo romanzo Tobruk 1940) e della pittrice Emma Buzzacchi, Folco è stato anche un grande divulgatore televisivo, non solo con Geo di Raitre che ha diretto dal ’71 all’89, ma anche e soprattutto raccontando storia e bellezze del nostro paese con L’italia vista dal cielo, 14 film – in onda sulla Rai nel ’78, quando ancora era servizio pubblico – girati dall’elicottero e commentati da Calvino, Sciascia, Silone, Praz, Piovene, Comisso, Brandi, tra gli altri. La serie ha avuto enorme successo anche all’estero, venduta in Germania e Cina e il film sulla Toscana ha portato a casa una nomination all’Oscar nel ’71 come miglior documentario.

Ricca anche la sua produzione letteraria, dai saggi Mala Kebir (’55) e Mille fuochi (64) passando per i romanzi Cacciatori di Navi del ’85 tradotto negli Stati Uniti, Cielo Verde (’97), nella classifica dei più venduti in Italia e Naufraghi (’98). Nel ’99 con il romanzo Alta Profondità, inizia il sequel composto da L’Abisso di Hatutu (2001), Mare Rosso (2002), (Premio Scanno Letteratura), I Serpenti di Melqart (2003), La Fenice del Bajkal (2005). È del 2008 il romanzo Libeccio e del 2012 La Dogana del Vento.

Nel 2011 e nel 2012 ha scritto due libri per ragazzi: Storie del Mare e Amico Oceano. Del 2016 è invece il saggio Umili eroi. Storia degli animali nella Grande Guerra.

Pertini nel 1983 gli ha conferito la “Medaglia D’Oro” per meriti culturali.

Fulco Quilici è stato sempre un grande anticipatore e un grande viaggiatore. “Bisognerebbe far studiare bene la geografia ai ragazzi. È un antidoto al razzismo e a tutti i pregiudizi che circondano gli stranieri, gli immigrati, i diversi”, diceva. Il suo sguardo curioso e la sua sensibilità mancheranno moltissimo.

 

 


Gino Santini

redattore


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