Anatomia di una coppia alla sbarra. Arriva in sala la Palma d’oro 2023 di Justine Triet

In sala dal 26 ottobre (per Teodora Film) “Anatomia di una caduta” di Justine Triet e Palma d’oro a Cannes 2023, passato anche dalla Festa del Cinema di Roma. Un giallo processuale in cui fa da pilastro una strepitosa interpretazione di Sandra Hüller, capace di evitare le banalità ma non completamente la retorica…

Non salvano solo il mondo, i ragazzini. A quanto pare ne salvano anche piccole porzioni, come i processi. O almeno così sembra dirci Anatomia di una caduta, la Palma d’oro 2023, diretta dalla francese Justine Triet, terza donna della storia a trionfare alla Croisette (e seconda negli ultimi tre anni).

Il riferimento a Elsa Morante viene naturale, grande protagonista, con la serie Rai tratta da La Storia, della Festa del Cinema di Roma, dove anche il film di Triet è approdato in anteprima prima di sbarcare definitivamente nelle sale italiane.

È un giallo processuale, Anatomia di una caduta, come se ne sono visti molti, da Sidney Lumet in giù. Ma a finire sul banco degli imputati è anzitutto una coppia, con le sue dinamiche e le sue sofferenze, inevitabilmente fraintendibili in un’aula di tribunale.

Il punto è che la coppia in questione è orfana di un componente, caduto misteriosamente da una finestra del suo chalet sulle alpi grenoblesi. Lui è morto, insomma, e in casa c’era solo una persona, sua moglie.

Ecco quindi l’atroce dubbio: chi ha causato la caduta? Si fanno strada solo due ipotesi, suicidio od omicidio. Ma non mancano complicazioni. La prima è il figlio della coppia, ipovedente a causa di un incidente stradale, fuori casa al momento della caduta. La seconda è che lei è un’apprezzata scrittrice tedesca e lui un amato accademico francese, in sostanza una coppia sotto i riflettori del jet-set culturale.

L’humus su cui si impianta tutto il film è questo. Tiene alta la tensione una magistrale Sandra Hüller, straordinaria nel rendere l’ambiguità del suo personaggio, algido per necessità davanti alla corte ed emotivamente cangiante nel sipario del processo.

È stata lei la grande costante di Cannes 2023, protagonista anche del meraviglioso The Zone of Interest di Jonathan Glazer, uscito con un Grand Prix che a molti è sembrato stretto e passato anche lui per la kermesse romana.

Anatomia di una caduta non lesina particolari durante le sue due ore e mezza, forse eccessive, che pesano anche sullo spettatore. Mette in chiaro gli aspetti su cui voleva soffermarsi: la tossicità dei mass media durante i processi, le zone d’ombra inevitabili nei rapporti di coppia duraturi. E riesce a farlo senza dover ricorrere a continui coup de théâtre all’americana.

Anzi, buona parte degli elementi ci vengono consegnati in apertura, senza particolari drammatismi. È la ricostruzione dei fatti che interessa a Triet, non a caso attenta a mostrarci anche l’autopsia. In aula va in scena l’esame sul corpo della coppia, vivisezionata e messa a nudo senza pietà, men che meno per il bimbo, costretto ad assistere.

Cade però, almeno un poco, nella retorica dell’innocenza che ci salverà dalle brutture. Oltre che nel facile simbolismo del bimbo quasi cieco che finisce per essere quello che vede in maniera più chiara («Quando su un fatto non hai le prove, ti devi chiedere perché è successo», spiega a una giudice allibita).

Il fantasma di una Palma più in quota rosa che di convinzione aleggia con forza sul film. Rimane in ogni caso pensato e realizzato con lo scopo (riuscito) di evitare con cura le banalità. Un approccio che, tanto per dire, non farebbe male a tanto cinema nostrano.