Aspettando Bookciak, Azione! cominciamo dai libri. Quando sono i bambini a dover lasciare le loro case

Vi presentiamo “Il sapore di armellina di Oriano Campini (LiberEtà) tra i libri di questa XV edizione di Bookciak, Azione! che quest’anno punta sullo scambio tra generazioni, rendendo centrale la sezione Memory Bookciak, realizzata in collaborazione con Spi-CGIL, LiberEtà e premio Zavattini. Chi sceglierà di ispirare il suo bookciak a questo testo potrà utilizzare gratuitamente il repertorio dell’AAMOD. Una delicata storia di emigrazione attraverso gli occhi di due ragazzini, negli anni difficili del dopoguerra e di una lunga e faticosa ricostruzione. Una storia che ci ricorda l’imperativo morale di restare umani e non dimenticare mai da dove siamo partiti …

Il sapore di armellina di Oriano Campini, vincitore della ventisettesima edizione del premio LiberEtà (ed. LiberEtà 2025), ha il sapore antico della nostalgia e dell’Italia che fu. Diciamo subito che armellina non è il luogo fisico in cui è ambientata la storia raccontata nel libro, ma è il nome del seme dal gusto amaro che sta dentro il nocciolo di albicocca. Quel gusto amaro che nei ricordi, un po’ come le madeleine della Recherche, accomuna la vita di due persone sin dall’infanzia e poi lungo le traversie della vita fino all’incontro che avverrà molti anni dopo.

Davide e Rita sono i protagonisti di questa storia, che si svolge nella piccola borgata di un paese votato all’emigrazione a partire dai primi anni del dopoguerra, quando l’Italia si stava leccando le ferite del recente conflitto. I due bambini e compagni di scuola trascorrono i pomeriggi estivi a giocare e fantasticare all’ombra degli alberi da frutto, scoprono di volersi bene e si legano alla promessa reciproca di unirsi in matrimonio.

I casi della vita si incaricano poi di separarli quando Rita sarà costretta a seguire i genitori in Belgio, dove il padre è stato chiamato a lavorare in miniera nell’ambito di un noto accordo di scambio carbone-manodopera nel ’46 tra Roma e Bruxelles.

Passano gli anni, Davide e Rita restano in contatto epistolare ma le lettere si trasformano prima in cartoline postali e poi in semplici cartoline sempre più rade. Mentre Davide rimane nel luogo natio, finisce per sposare un’altra compagna di scuola e diventa insegnante, Rita – come scoprirà il suo vecchio amico nell’incontro avvenuto qualche anno dopo – ha dovuto patire tutte le pene e le umiliazioni dei migranti italiani e delle loro famiglie prima di potersi integrare nella nuova realtà.

Solo alla fine i due avranno modo di riscattare – non riveliamo come – il passato, facendo tesoro sia del rapporto affettuoso di lunga durata, chiamarlo amore sarebbe eccessivo, sia delle lezioni tratte dalle loro esperienze singole, che saranno entrambi capaci di valorizzare e trasferire alle nuove generazioni.

Dunque, Il sapore di armellina è un racconto di gradevole lettura che si basa su alcuni principi di valore etico e pedagogico ancorati alla realtà del nostro paese: il legame con la terra di origine, i sogni e i ricordi d’infanzia in chiaroscuro, gli anni difficili del dopoguerra e di una lunga e faticosa ricostruzione, il dramma dell’emigrazione vissuto sulla propria pelle.

Allora eravamo noi che volevamo migliorare la nostra vita ed eravamo costretti a trasferirci in terra straniera. Oggi sono altri che vengono da noi con le stesse motivazioni, per alcuni difficili da accettare, per altri un imperativo morale: quello di restare umani e non dimenticare mai da dove siamo partiti.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore


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