“Atollo K” che segnò la fine di Stanlio e Ollio. Secondo Osvaldo Soriano e Nico Orengo

Il film del viale del tramonto. Il flop storico che segnò la fine della coppia comica. È “Atollo K” film europeo del ’51, regia di Léo Joannon con Stan Laurel e Oliver Hardy ultrasessantenni protagonisti. Girato in Costa Azzurra e dai temi vagamente pacifisti ed ecologisti la pellicola si rivelò un fiasco fatale. Lo racconta Nico Orengo in un suo prezioso volumetto (“Gli spiccioli di Montale – Requiem per un uliveto”) ed Osvaldo Soriano nel suo “Triste solitario y final ” in cui mette sulle tracce del duo Philip Marlowe, col compito di capire perché Hollywood negli anni ’50 li avesse accantonati  …

 

“Il film è stato un aborto. Parte del cast parlava francese, altri parlavano italiano e noi due eravamo i soli a parlare inglese. Nessuno, incluso il regista, sapeva minimamente quello che voleva”.
Stan Laurel

“In quel film un critico ha scritto che ogni volta che cadevano in terra sembrava non dovessero più rialzarsi. Imitavano se stessi, ma con infinita stanchezza”.
Osvaldo Soriano

 

Il “viale del tramonto” più atroce e solitario che poteva capitare – ironia della sorte – , giusto alla più grande coppia comica del cinema.
Un film “sbagliato”, uno smacco di smisurate ambizioni ed infinite traversie, che illumina però in controluce tutte le gigantesche crudeltà, le miserie e tutte le insensibilità dello “show business”, col suo cinismo, il suo opportunismo (cosa peraltro descritta in tanti altri lavori).

Un “addio” che si è chiamato Atollo K, ma anche Utopia, oppure Terra di Robinson Crusoe, ma che comunque è stato e restato un flop. Un dimenticato (sia pur “memorabile”) “fiasco”.

Ci arriviamo per gradi a questa “catastrofe” al massimo grado, partendo da un saggio prezioso: sulla “speculazione edilizia” incombente, nella Liguria di Ponente, a due passi dalla Costa Azzurra, con la Piana del Latte ed un uliveto, cari alle memorie infantili dell’autore, Nico Orengo (Torino, 24 febbraio 1944 – Torino, 30 maggio 2009), che rischiano di pagarne le fatali conseguenze.

È questo lo spunto che nel volumetto Gli spiccioli di Montale – Requiem per un uliveto (Einaudi, 2002), sempre bello da rileggere, avvolto com’è dal sole e da sincera nostalgia, proprio per questo ben introduce, sebbene di sguincio, direttamente all’ultimo film della fulgida carriera di Stanlio e Ollio, al “finale” Atollo K (1951, regia di Léo Joannon e, non accreditato, del “blacklisted” John Berry).

Ambientato dalle parti dell’atollo di Bikini, almeno metaforicamente (in realtà il film era stato girato a Nizza e dintorni, soprattutto negli studi della Victorine, voluti dall’ormai ricco regista e produttore Rex Ingram; quelli che molto più avanti ospiteranno Effetto notte di Truffaut), ossia nel teatro degli esperimenti nucleari più sconsiderati e violenti in clima di guerra fredda, protagonisti, come detto, erano stati Stanlio – uno Stanlio malato e molto più scavato e magro del solito – ed Ollio.

Nella pellicola i due ereditano un atollo con tanto di ricchissimo giacimento di uranio che tutti, veri nemici e falsi amici, cercano con ogni mezzo di sottrargli. Alla fine l’atollo ereditato sarà nuovamente sommerso dall’acqua ed ogni congiura per il suo possesso avrà termine.

Un film con rimandi vagamente ecologisti e pacifisti, almeno nelle intenzioni (la sceneggiatura originale nella quale spiccava la firma di Piero Tellini, che aveva da poco lavorato con Eduardo De Filippo e con Michelangelo Antonioni, dava garanzie di professionalità), ma si rivelava soprattutto come un “guazzabuglio” di produzione italo-franco-inglese.

Nato come una superproduzione, che avrebbe dovuto includere inizialmente anche Fernandel e Walter Chiari, ma persino Totò, si trasformò infatti in un super disastro; non bastarono un anno e più di riprese, contro le preventivate 12 settimane, per tentare di rimetterlo in piedi e dargli un senso compiuto, superando incidenti vari e malattie degli attori, incluso Stan Laurel…

Ovunque andò male coi biglietti d’ingresso. In America uscì con tagli di 16 minuti, fatti al montaggio per tentare di renderlo intellegibile, e solo nel 1954… ma anche qui incassò poco e nulla.

All’epoca Stan Laurel aveva 65 anni, Oliver Hardy due anni meno del compagno.
La loro comunanza di celluloide era nata nel 1926, quando ognuno dei due aveva già una propria, ben avviata, carriera nel cinema. Ideatore della coppia fu il “mago” Hal Roach, giovane intraprendente, passato di cercatore d’oro in Alaska, arrivato ad Hollywood con tutte le migliori idee di farsi largo sgomitando in ogni modo.

E la “coppia” funzionò subito. Il pubblico lì adorò.
Il sodalizio riuscì così a resistere anche in tempi di crisi. Si fermò solo con la morte di Oliver Hardy (1957), quando Stan decise di non lavorare mai più.

Stan & Ollie erano più forti di ogni cosa e disposti a ridiscutere tutto ma non la loro unione artistica….
Chi allora il vero colpevole dell’ “oblio” che li avvolse, anche se non li fece mai perdere tra loro?
Ricordato anch’esso da Nico Orengo, Osvaldo Soriano in Triste solitario y final (1973) aveva già messo sulle tracce del duo Philip Marlowe, detective proprio col compito di capire perché Hollywood negli anni ’50 aveva deciso che per il “Gordo” e per il “Flaco” non c’erano più film da fare.

In una chiacchierata poi Orengo aveva capito che lo stesso Soriano ignorava tante cose di Atollo K e che lo considerava solo un film “crepuscolare”: “In quel film un critico ha scritto che ogni volta che cadevano in terra sembrava non dovessero più rialzarsi. Imitavano se stessi, ma con infinita stanchezza”, asseriva lo scrittore argentino.

Insomma, erano finiti nella vecchia Europa perché già dopo la guerra Hollywood non li voleva più: non erano in grado di tenere il confronto con l’offerta televisiva, ed il box office deludente confermava. Anche Hal Roach, a malavoglia, aveva dovuto ripiegare sul piccolo schermo. Succederà, in modo diverso, anche al loro coetaneo Buster Keaton di doversi adattare ai nuovi tempi ed anche a tanti altri colleghi…

Così arrivò l’Europa; un inevitabile “mezzuccio”; per delle tournée teatrali nelle principali capitali. Del resto, qui il pubblico li reclamava ancora; le file ai botteghini erano “sufficientemente” lunghe. Sul loro proverbiale “librone degli sketch” (che si portavano sempre dietro) c’era poi la soluzione comica giusta per pubblici e serate diverse… soprattutto i bambini impazzivano letteralmente per le loro pose buffe e, certo, stereotipate…
Poi purtroppo si palesò anche questa insana idea del film “europeo”, idea che all’iniziò però entusiasmò tutti. Duo comico incluso…

Così infatti La Stampa di Torino commentava i felici auspici per il nuovo, attesissimo film che era si ancora tutto in divenire ma già suscitava grande attenzione per l’affetto sincero del pubblico nei confronti di Stanlio ed Ollio. Sarebbero stati però degli Stanlio ed Ollio “differenti”:

“Quanta distanza dai film di Stanlio e Ollio dalle torte in faccia e dai lazzi di due poveri clowns! Questo film europeo avrà una morale, farà pensare. E proprio ora, che sono alla soglia della vecchiaia, Laurel e Hardy pensano a questo lavoro con amore.
– Siamo entusiasti di essere in Europa e di lavorarci
mi hanno detto. È la prima volta che sono in Italia. Ieri erano qui, oggi saranno a Genova, domani a Milano, domenica a Roma. Quivi li aspetta un avvenimento importante: l’udienza del Papa. Nessuno dei due è cattolico. Eppure entrambi con molta serietà, facendo il viso grave, mi dicono che il Santo Padre li aspetta domenica prossima in udienza privata.
Ma un’altra sorpresa che essi forse non immaginano è in attesa per loro a Roma. Conosceranno finalmente le loro voci italiane, gli impareggiabili doppiatori.
Una di esse, e precisamente la voce di Ollio, è Alberto Sordi, un nome ben noto agli ascoltatori della radio”.

Così agli “esordi”, poi -dopo le visioni del film riservate ai giornalisti, davanti alla catastrofe annunciata -, le varie testate lasciarono che Atollo K andasse per verso suo inglorioso destino…

Stanlio ed Ollio finirono naufraghi e soli; tornarono infine in una Hollywood che non era più la loro Hollywood: erano cambiati gli studios e persino i ristoranti e i caffè… unica, sola zattera la loro amicizia e la professionalità che li aveva sempre contraddistinti. A quella si aggrapparono… e ai ricordi.
Come noi ci affidiamo ai nostri.

La memoria però gioca strani scherzi: le “comiche finali” non erano note soprattutto per la loro “velocità”. Eppure…
Per Stan & Ollie Hal Roch (il grande Hal Roach !), aveva puntato piuttosto sulla “slowburn”, ossia quella gag lunga e lenta, basata sugli infiniti, esasperanti dispetti che si fanno due o più persone… E così ce li ricordiamo: eccoli lì Stanlio ed Ollio, imperturbabili come eterni bambini, come fuori dal mondo, perennemente a questionare, cavillare, ingigantendo, reiterando… senza nessuna idea di lasciare all’altro l’ultima mossa, l’ultima “ripicca” e a regalarci così, per sempre, infinite risate…