Attenzione alla “falsa autonomia”. Il Coordinamento Autori e Autrici chiede correzioni alla legge cinema

Gli autori non ci stanno. E dicono no alla nuova legge cinema all’esame della 7ª Commissione Cultura del Senato, che temono possa tradursi in una “falsa autonomia”. È la posizione netta espressa dal Coordinamento Autori e Autrici — che riunisce 100 Autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e WGI — al termine delle audizioni istituzionali tenutesi a Palazzo Madama sul disegno di legge S. 2035, “Disposizioni in materia di cinema”.
Gli autori denunciano il rischio che la riforma si traduca in un mero sdoppiamento burocratico della Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura, senza che la nuova Agenzia per il Cinema ottenga una reale autonomia. A preoccupare è anche la fase di transizione, che il Coordinamento definisce “estremamente problematica”, con il rischio concreto di un caos di attribuzioni e competenze al momento di scrivere i decreti attuativi.
Il Coordinamento chiede dunque al Senato di esercitare la propria funzione di garanzia per riscrivere la governance del settore, separando nettamente l’indirizzo politico dalla gestione tecnica.
La memoria depositata in Commissione Cultura articola le richieste di modifica su quattro punti.
Il primo riguarda l’autonomia dell’Agenzia: l’ente deve godere di una reale autonomia decisionale e gestionale, con la pianificazione, l’attuazione delle politiche pubbliche, la gestione dei fondi e gli accordi per il credito affidati all’Agenzia, lasciando al Ministero solo le funzioni di indirizzo e vigilanza.
Il secondo è la stabilità finanziaria: secondo gli autori serve un meccanismo di finanziamento diretto dei fondi di intervento dell’Agenzia, per sottrarre il sostegno pubblico all’incertezza e garantire continuità all’industria.
Il terzo punto è il Forum delle categorie, che deve tornare ad avere poteri reali di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche, per bilanciare i poteri del Ministero. Nella proposta l’organismo deve essere composto da 16 membri, con una maggioranza designata dalle associazioni di categoria e 7 di nomina politica, tutti scelti tramite procedura di evidenza pubblica.
Il quarto riguarda il Consiglio di Amministrazione: sui 5 membri totali, 3 devono essere di nomina politica e istituzionale (MiC, MEF, Stato-Regioni) e 2 indicati direttamente dal Forum delle categorie.
“Siamo qui non per frenare il cambiamento, ma per fare in modo che alle parole corrispondano funzioni reali”, dichiara il Coordinamento Autori e Autrici. “Il Senato ha ora la responsabilità di correggere i punti deboli di questo provvedimento, assicurando all’Italia una governance del cinema efficiente, autonoma e trasparente”.
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