Una poeta tra il mito e il contemporaneo. Alla canadese Anne Carson il Nobel per la Letteratura 2026

Va alla poetessa, saggista e traduttrice canadese Anne Carson il Premio Nobel per la letteratura 2026. Autrice di opere sperimentali in cui mescola poesia, prosa e teatro, è specialista in particolare di Saffo ed Euripide. Nei suoi libri Carson riscrive il mito classico in chiave contemporanea. Le sue traduzioni dei classici sono approdate spesso a teatro. In Italia alcune sue opere sono arrivate solo recentemente …

La poetessa, saggista e traduttrice canadese Anne Carson ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2026. La motivazione dell’Accademia Svedese: “per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea”.

Nata a Toronto il 21 giugno 1950, figlia di un bancario, Carson è cresciuta in diverse cittadine canadesi. È stata l’insegnante di latino del suo liceo ad avviarla al greco antico, attraverso lezioni private. Ha studiato lettere classiche al St. St. Michael’s College dell’Università di Toronto, con due interruzioni degli studi durante le quali ha lavorato nella grafica; si è laureata nel 1974, ha conseguito il master l’anno seguente e il dottorato nel 1981 con una tesi dal titolo Odi et Amo Ergo Sum. Ha inoltre studiato metrica e filologia greca all’Università di St Andrews. Dal 1979 ha insegnato lettere classiche, letteratura comparata e scrittura creativa alla McGill University, alla University of Michigan, alla New York Universil’ty e a Princeton.

Autrice di opere sperimentali in cui mescola poesia, prosa e teatro, è specialista in particolare di Saffo ed Euripide. Tra i riconoscimenti ricevuti: una Guggenheim Fellowship (1998), una MacArthur Fellowship (2000), due Griffin Poetry Prize (2001 e 2010), il T. S. Eliot Prize (2001), il Lannan Literary Award, il Governor General’s Award, il PEN/Nabokov Award, il Premio Principessa delle Asturie (2020) e l’ammissione all’Ordine del Canada (2005).

Nei suoi libri Carson riscrive il mito classico in chiave contemporanea, come in Autobiografia del rosso, dove la storia di Gerione ed Eracle diventa il racconto di formazione di un adolescente queer; al centro della sua scrittura torna spesso l’eros, inteso come mancanza e desiderio, insieme ai temi del lutto e della perdita, affrontati anche attraverso il lavoro di traduzione e commento di poeti greci come Saffo. La forma stessa dei suoi libri, sospesa tra saggio, poesia e teatro, riflette questa tensione tra frammento antico e scrittura contemporanea.

Le sue traduzioni dei tragici greci sono approdate più volte a teatro. Nel 2009 la Classic Stage Company di New York ha messo in scena An Oresteia, sua versione di Eschilo, Sofocle ed Euripide. Nel 2015 la sua traduzione dell’Antigone è stata diretta da Ivo van Hove con Juliette Binoche protagonista, in una produzione andata in scena tra Lussemburgo, Londra, New York e Parigi (nelle foto); la stessa riscrittura del mito, pubblicata come Antigonick, è stata inoltre più volte oggetto di letture sceniche.

In Italia alcune sue opere sono arrivate solo di recente, a distanza di molti anni dalla pubblicazione originale. Il suo primo libro pubblicato in Italia è stato Antropologia dell’acqua (Donzelli, 2010). Sono poi seguiti, per Utopia, Eros il dolceamaro (2021, rielaborazione della tesi di dottorato, originariamente Eros the Bittersweet, 1986), Economia dell’imperduto (2020, un dialogo tra Simonide di Ceo e Paul Celan), Decreazione (2023) e La Norma sbagliata (2025, trad. Patrizio Ceccagnoli); per Crocetti, Era una nuvola (2021), Vetro, Ironia e Dio (2023, con “The Glass Essay”) e Come l’acqua (2025, trad. Patrizio Ceccagnoli, orig. Plainwater); per La Nave di Teseo, Autobiografia del rosso, il cui seguito Red Doc è annunciato in libreria per fine novembre 2026; per La Tartaruga, nel 2022, il saggio romanzato La bellezza del marito.

Carson è la diciottesima donna a ricevere il Nobel per la Letteratura, su 122 premiati complessivi. L’ultima era stata la scrittrice sudcoreana Han Kang, nel 2024; la prima, Selma Lagerlöf, nel 1909. L’unica italiana insignita del riconoscimento resta Grazia Deledda, di cui quest’anno ricorrono i cento anni dal conferimento, nel 1926. Nonostante l’aumento delle vincitrici negli ultimi anni, le donne restano una minoranza tra i laureati del più importante premio letterario.


Gino Santini

redattore

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