Apriamo insieme quelle “Persiane blu”. Il cinema per superare l’isolamento della malattia mentale

Presentato il 10 ottobre nella Giornata mondiale della salute mentale, “Persiane blu” documentario di Maria Antonietta Mariani, realizzato dai pazienti del Centro diurno Antonino Di Giorgio di Roma (diretto dalla dott.ssa Tiziana Lorini) che appartiene alla Asl Roma1. Un viaggio di gruppo attraverso vari luoghi della Capitale, dove sono gli stessi utenti del centro ad interrogare i passanti sulla “follia”, la legge 180, il senso della cura e la qualità dei rapporti umani, ragionando a loro volta sulle risposte. Un bell’esperimento cinematografico senza retorica e per uscire dall’isolamento ….

Persiane blu è il titolo di una bella, struggente canzone scritta da un paziente con disagio psichico ospite del centro diurno Antonino Di Giorgio, struttura nei pressi di Ponte Milvio che appartiene alla Asl Roma1.

Non è legata strettamente al contenuto del breve docufilm che ha adottato il titolo e ha inserito la canzone prima dei titoli di coda, anche se entrambi – film e canzone – esprimono una disperata voglia di comunicare e condividere gioie, speranze e dolori.

Persiane blu, diretto e sceneggiato da Maria Antonietta Mariani, prodotto dalla Asl Roma1 con il sostegno del Comune di Roma e la collaborazione della cooperativa sociale Aelle Il punto, dell’associazione culturale OC58 e dell’associazione culturale Nel Blu Studios (fondata da Tino Franco, amico prezioso scomparso troppo presto), è stato ideato e realizzato dal gruppo cinema del centro diurno, cioè dai pazienti, ed è stato presentato (dopo due passaggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e in apertura del Filmfestival della Salute mentale Lo Spiraglio, giunto alla XVI edizione) nella sede di via Antonino Di Giorgio il 10 ottobre, giornata mondiale della salute mentale.

Evento particolarmente significativo in questo caso, perché ha consentito un collegamento in diretta fra 50 piazze italiane. E al dibattito che ha fatto seguito alla presentazione del film è intervenuto in collegamento telefonico il cardinale Matteo Zuppi di ritorno da una difficile missione di pace a Mosca. Il quale, com’era da aspettarsi, ha messo in collegamento diretto guerra e follia nel senso deleterio della parola.

Dunque, il tema del film è il disagio psichico, affrontato questa volta dai protagonisti in modo originale rispetto al precedente Percepire l’invisibile (qui la recensione dello stesso Gnetti e qui quella di Silvia Vessella), anch’esso scritto dagli utenti del centro diurno e diretto da Tino Franco. Allora si trattava di un gioco di specchi in cui gli utenti e gli operatori erano coinvolti in un lavoro collettivo annullando le diversità e ridando senso ai propri sogni e desideri.

Qui i pazienti incontrano sconosciuti in vari luoghi della capitale, con prevalenza di Ponte Milvio e Parco degli Acquedotti, e pongono loro domande sulla follia, la legge 180, il senso della cura e la qualità dei rapporti umani. Poi, in un gioco “a rovescio”, ragionano sulle risposte. Che talora sorprendono per la loro originalità e incisività, del tutto al di fuori dai luoghi comuni; ma chissà quante altre sono state raccolte e scartate, visto che gli autori hanno detto di aver lavorato su una quantità enorme di materiale.

Bellissima la fotografia, ottima la scelta delle musiche che spaziano da Paul Jeanjean a Erik Satie, da Fritz Kreisler a Giorgio Bellinzoni Mannella. Ora il film è destinato a circolare nelle strutture sociosanitarie, nei festival, nelle scuole e, ci auguriamo, nelle sale cinematografiche, nell’idea di condivisione che, del resto, è stata alla base di LiberaMente, sezione speciale del nostro premio cineletterario Bookciak, Azione! realizzata nel 2022 con gli stessi utenti del Centro Diurno A. Di Giorgio e grazie al coordinamento di Tino Franco.

Il bookciak che ne è venuto fuori, Sopia abbraccia il mondo, è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia ed è stato poi accompagnato in tour attraverso un prezioso circuito di festival nazionali e internazionali. Condivisione, dicevamo, per vincere l’isolamento della malattia mentale. E il cinema è un modo per farlo.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581