Cinecittà: il rilancio passa dal raddoppio degli spazi. L’Anac dà voce al “bene comune”

Si è svolta sabato 13 marzo sulla piattaforma dell’Anac, Anackino la diretta streaming: “Cinecittà bene comune del cinema italiano”, dialogo a più voci con autori e rappresentanti delle istituzioni per riflettere sull’atteso rilancio degli storici studi di via Tuscolana, tornati in mano pubblica (con Istituto Luce ora trasformato in spa). Per Nicola Borrelli, direttore cinema del Mic,”il problema principale è la mancanza di spazi, quindi da raddoppiare”. Per gli addetti ai lavori conta puntare sulla formazione e sulle professionalità artigianali che hanno reso grande Cinecittà in tutto il mondo …

 

“È tutto in costruzione. Cinecittà è tornata completamente in mano pubblica… Si è riusciti a conservare le professionalità ed è stato un miracolo, perché il Ministero ha fatto il suo anche quando Cinecittà Studios era in mano privata… Ora la legge di bilancio trasforma Cinecittà in società per azioni e dispone un aumento di capitale sociale di 10 milioni legato a una progettualità e un piano industriale che deve essere, quanto più possibile coerente e credibile. In questo momento il problema principale è la mancanza di spazi, di studi. Alcune produzioni non possono essere ospitate a Cinecittà per mancanza di luoghi adeguati. Sarà dunque necessario raddoppiarli”.

Nicola Borrelli, Direttore generale Cinema del MiC (nuova sigla del Ministero della cultura), il più atteso fra gli ospiti dell’incontro targato Anac sul futuro di “Cinecittà bene comune del cinema italiano”, riassume in breve il tribolato passato di privatizzazione degli storici studi di via Tuscolana, ma sul futuro non si sbottona, salvo ribadire il già ventilato aumento dell’area destinata alle produzioni.

Il cambio di veste giuridica di Istituto Luce Cinecittà – da Srl a Spa – con l’apertura ad altri soggetti pubblici come Cassa deposi e prestiti – l’annuncio è dello stesso ministro Franceschini – determina di fatto nuovi scenari, grazie soprattutto all’acquisizione della vasta area di proprietà di quest’ultima che confina con gli stessi studi. Le domande, ma perché no anche le preoccupazioni, dell’intero comparto cinematografico tra addetti ai lavori e autori sono dunque legittime.

Memori soprattutto di quegli anni duri, fatti di vertenze e occupazioni sui tetti di via Tuscolana contro le cementificazioni e le speculazioni edilizie del pericoloso piano Abete, di cui l’Anac con Ettore Scola, Citto Maselli ed Ugo Gregoretti in testa, è stata tra i più strenui oppositori.

L’incontro di sabato 13 marzo passato in streaming sulla piattaforma degli Autori, Anackino (visibile qui), è stato di fatto un primo passo per l’Anac per tornare ad essere protagonista – e vigilare – sull’ annunciato rilancio di Cinecittà insieme ad autori, politici, sindacati e alle istituzioni. Tutti convinti, ancora una volta, che “Cinecittà è il cinema italiano” e che il suo è uno dei marchi più preziosi del made in Italy, al pari della Ferrari.

Via dunque a proposte e desiderata. Come la richiesta di un’area tax free per abbattere i costi delle produzioni (è lo stesso Martinotti, presidente Anac a proporla) o tornare alla Cinecittà del prezioso artigianato. “Ricordiamoci che all’interno degli stabilimenti c’erano spazi dedicati esclusivamente ai mestieri artistici” dice lo scenografo Enzo De Camillis, sottolineando l’importanza di luoghi e professioni che, ahimè, non esistono più, ma che urge rivitalizzare. “Vorrei che Cinecittà torni ad essere quel fermento di lavori artigianali che era una volta: scultori, tappezzieri, fioristi, falegnami e laboratori per giovani leve”, fiore all’occhiello e cuore pulsante della fabbrica del cinema.

Su competenze e professionalità insiste Roberto Perpignani, grande padre del montaggio d’autore e presidente della Fidac, Federazione italiana delle associazioni delle professioni del cinema e dell’audiovisivo. Come pure la regista Giovanna Gagliardo, “Chi vorrà rendere competitivo sul mercato questo posto deve sapere che ha una storia da rispettare. Dove ci sono le competenze”, evidentemente da salvaguardare. Ma anche da formare, come ribadisce Sibina Di Marco, della direzione Slc-Cgil, parlando della necessità “della formazione e dell’aggiornamento delle professioni aggiungendo la specializzazione di nuove professioni digitali.”

Sulla stessa linea anche Massimiliano Smeriglio, parlamentare di Europa Creativa, che aggiunge: “Va chiarita la specificità culturale di Cinecittà per un rilancio anche in Europa. Può diventare un fenomenale luogo produttivo solo mettendo l’archivio in dialogo con le nuove figure professionali da formare”.

Delle stesse professionalità parla anche Pupi Avati – presidente di Cinecittà Holding in era berlusconiana-, raccontando del suo prossimo film, un progetto su Dante Alighieri di grande ambizione scenografica, che riporta in vita la Firenze dell’epoca al teatro 8, per ricreare “quella verosimiglianza che solo Cinecittà sa restituire”. Ma che lamenta, altresì, i limiti alla creatività imposti dai budget ridotti all’italiana.

A chiudere l’incontro Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac, che assicura un bis sul tema, in attesa – speriamo – che l’annunciato rilancio degli storici studi prenda il via.