Da Céline a Virginia Woolf la Berlinale tutta da leggere. Tanta realtà e un solo italiano in concorso

Il ritorno di Margarethe von Trotta col suo personale omaggio alla poetessa austriaca “Ingeborg Bachmann”; una lettera d’amore a Virginia Woolf nell’esordio alla regia del filosofo argentino Paul B. Preciado; e ancora la rilettura del più celebre romanzo di Céline firmata da Christoph Hochhäusler. Ecco il cartellone letterario della 73a edizione della Berlinale. Senza dimenticare Iran e, soprattutto, Ucraina, con Zelensky nuovamente protagonista, stavolta narrato da Sean Penn.  “Disco Boy”, esordio alla regia di Giacomo Abbruzzese è l’unico italiano in concorso …

Si apre nel segno di Pier Paolo Pasolini, l’annuncio della seleziona della 73a Berlinale. Il direttore artistico, Carlo Chatrian affiancato da Mariette Rissenbeek, ha scelto il famoso passaggio in cui l’intellettuale italiano distingueva tra cinema di prosa e cinema di poesia come citazione d’inaugurazione della conferenza stampa in cui ha annunciato i titoli del concorso principale, che si contenderanno l’Orso d’oro a partire dal 16 febbraio, fino al 26.

«Sarà un festival fortemente radicato nella realtà», ha assicurato, dove “realtà” sta per storia, con un’attenzione particolare per i fronti aperti del mondo contemporaneo: Iran e Ucraina. È proprio sulla guerra che Chatrian tira fuori il suo titolo più inatteso, Superpower, un documentario di Sean Penn e Aaron Kaufman. Berlino dunque, a quasi un anno dall’inizio del conflitto, si allinea con le scelte di Cannes prima e Venezia poi, che avevano ospitato il Presidente ucraino Zelensky nelle loro serate d’apertura, affidandosi però a una narrazione documentaria, iniziata già prima dell’invasione e che è cambiata in corsa, seguendo il susseguirsi degli eventi.

Al di là del tributo militare, la selezione del concorso principale si è rivelata molto variegata nei luoghi e nei generi, come d’uso a Berlino. I film tedeschi in concorso saranno cinque su diciotto, con due in particolare pronti a prendersi i riflettori. Anzitutto, Ingeborg Bachmann, il ritorno in competizione della maestra del cinema tedesco Margarethe von Trotta, fresca di EFA alla carriera. Un nuovo film biografico su un’intellettuale del Novecento, dopo il successo di Hannah Arendt, questa volta sulla poetessa e scrittrice austriaca, interpretata da Vicky Krieps, ormai lanciatissima.

Altro grande favorito sarà Christian Petzold, regista di culto che ha più volte sfiorato l’Orso d’oro, specie con il suo penultimo film, Undine. Ci riproverà quest’anno con Roter Himmel, interpretato ancora una volta da Paula Beer, alla terza collaborazione consecutiva con il regista, che già tre anni fa le valse l’Orso d’argento alla miglior attrice (l’ultimo prima che la Berlinale decidesse di eliminare la distinzione di genere e premiare solo l’interpretazione).

La letteratura, ovviamente, non manca. Si rifà al titolo del romanzo più noto di Céline un altro dei tedeschi in corsa per gli Orsi, Bis ans Ende der Nacht di Christoph Hochhäusler, storia di un investigatore sotto copertura, interpretato da Timocin Ziegler. Mentre è una lettera d’amore a Virginia Woolf Orlando, ma biographie politique (nella sezione Incontri), esordio alla regia del filosofo argentino Paul B. Preciado, molto noto per i suoi studi sul genere e i suoi contributi alla contestualizzazione filosofica del mondo queer.

È tratto da un libro anche BlackBerry di Matt Johnson, sempre in concorso, film sull’ascesa e sulla caduta dell’azienda che di fatto produsse il primo smartphone di successo, per poi essere rapidamente soppiantata dall’avvento degli iPhone. Johnson ha adattato Losing the Signal (inedito in Italia), bestseller della corrispondente del Wall Street Journal Jacquie McNish, vedremo se con intento agiografico o invece sulla scia del fortunato The Social Network di David Fincher.

Da un romanzo è tratto invece Irgendwann werden wir uns alles erzählen, ovvero sia Un giorno ci racconteremo tutto, che è poi anche il titolo italiano del volume scritto da Daniela Krien, edito da Rizzoli. Il romanzo ha avuto un discreto successo in Germania nonostante il tema scabroso (la relazione tra una ragazza adolescente e un uomo adulto, sullo sfondo della DDR), tanto da spingere Emily Atef a trarne il film, selezionato in concorso.

Al mito di Edipo si riallaccia Music di Angela Schanelec, sempre nella competizione principale. Scherzando, Chatrian ha voluto rassicurare che non si tratta di una copia di Alcarrás, il film di Carla Simón vincitore dell’Orso d’oro lo scorso anno (le due immagini promozionali, in effetti, sono molto simili). Forse però il trionfo del film catalano qualche influenza l’ha avuta, dato che per trama e ambientazione anche 20.000 especies de abejas di Estibaliz Urresola Solaguren, parte sempre del concorso, lo ricorda non poco.

L’Italia sarà rappresentata da Disco Boy, esordio alla regia di Giacomo Abbruzzese, storia di un soldato che attraversa l’Europa con lo scopo di arruolarsi nella Legione straniera francese. La presenza di Franz Rogowski nella parte principale (qualcuno lo ricorderà come il cattivo di Freaks Out di Gabriele Mainetti), habitué della Berlinale, può essere una buona spinta per farsi spazio nella competizione principale. Di produzione italiana sono poi anche Le mura di Bergamo, documentario di Stefano Savona sulla città maggiormente colpita dalla prima ondata del Covid, presentato negli Incontri, e Le proprietà dei metalli di Antonio Bigini, parte della sezione Generation KPlus.

Molto curiosa poi la doppia presenza del portoghese João Canijo. Nel concorso principale si presenterà con Mal viver mentre negli Incontri è stato inserito il contraltare, Viver mal, firmato nuovamente da lui. Sempre in corsa per i premi di maggior rilievo è la rimpatriata familiare di Philippe Garrel, Le grand chariot, in cui il regista ha chiesto a sua moglie e ai suoi due figli (il più grande è Louis) di interpretare la famiglia narrativa di cui il film si occupa. Le star hollywoodiane arriveranno invece, oltre che dall’omaggio a Spielberg, a cui è stato assegnato l’Orso alla carriera, da Manodrome di John Trengove, con Jesse Eisenberg e Adrien Brody.

Si prospetta, insomma, un’edizione densa e un lavoro non indifferente per la giuria, capitanata dall’attrice statunitense Kristen Stewart. Appuntamento dunque al 16 febbraio, quando She Came to Me di Rebecca Miller darà il via alla 73a edizione del festival.