Da Marguerite Duras a James Bond. La scomparsa di Michael Lonsdale, attore d’autore


Il pubblico italiano probabilmente lo ricorderà come l’Abate Abbone da Fossanova ne Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. E certo è che con quel suo physique du rôle di preti e alti prelati (nel Processo di Orson Welles da Kafka, nel Galileo di Losey da Brecht, L’ultimo inquisitore di Forman) commissari (Inchiesta su un delitto della polizia di Carné dal romanzo di Laborde) e giudici (nel censuratissimo Spostamenti progressivi del piacere di Robbe-Grillet) ne ha interpretati tanti.

È morto il 21 settembre a 89 anni, Michael Lonsdale, immenso interprete di teatro e di tanto cinema d’autore, molto di derivazione letteraria che, con la sua voce e la sua presenza, ha segnato la vita culturale dell’ultimo mezzo secolo.

Nato nel 1931 a Parigi, da madre francese e padre militare dell’esercito britannico, Michael ha viaggiato per tutta la sua giovinezza, soprattutto in Marocco durante gli anni della guerra, dove ha scoperto con stupore il cinema americano. Tornato in Francia subito dopo il conflitto, Lonsdale ha preso lezioni di recitazione ed ha subito cominciato col teatro, calcando i palcoscenici negli anni Cinquanta e prediligendo non solo i classici ma anche i “moderni”, come Samuel Beckett e Marguerite Duras.

Con la scrittrice strinse un importante sodalizio artistico che lo portò sui set di Détruire, dit-elle (’69) – nelle foto –  e India Song (’74). “Marguerite ed io eravamo come bambini. Non avevo alcun legame intellettuale con lei. A volte mi infastidiva con il suo femminismo esagerato e non sempre la seguivo quando parlava di politica, il che non ci ha impedito di avere una vera relazione, un’estrema simpatia”, scrive lui stesso nel suo memoir del 2003.

Eclettico e desideroso di moltiplicare le sue esperienze, ansioso di garantire la sua indipendenza di attore, regista e anche pittore (altra delle sue passioni creative), Lonsdale non ha disdegnato neanche il cinema commerciale. Se può essere onorato di aver girato con i più grandi, spesso in ruoli secondari di primo piano (Orson Welles, Joseph Losey, Jean Eustache, François Truffaut, Jacques Rivette, Raoul Ruiz, James Ivory, Manoel de Oliveira, Ermanno Olmi) l’attore ha saputo sedurre anche il grande pubblico, come nel caso di uno dei titoli della saga di 007, Moonraker – Operazione spazio (’79).

Dividendosi in questi ultimi anni, ancora una volta tra teatro (Proust, Péguy) e cinema (una delle sue migliori interpretazioni è Monaco di Spielberg) Michael Lonsdale ha vinto il suo unico Cèsar nel 2010 – gli Oscar francesi – per Uomini di Dio di Xavier Beauvois, film drammatico ispirato all’assassinio dei monaci di Tibhirine, in Algeria, nel 1996. In cui l’attore ancora una volta veste i panni di un religioso. Del resto della sua fede cattolica non ne ha mai fatto mistero. Come neanche una bandiera.