Femministe in un grande magazzino. “Le signore in nero” (nel libro) di Margaret St. John
Sul finire dei Cinquanta, epoca di grandi cambiamenti, nei grandi magazzini di Sydney le commesse del reparto di lusso scoprono l’indipendenza, coltivando sogni di libertà, immaginando un ruolo diverso da quello di figlia, moglie, madre. È “Le signore in nero” (Garzanti), il fortunato romanzo della “moderna Jane Austen”, l’australiana Margaret St. John (1941 -2006) adattato per il cinema da Bruce Beresford, presentato in apertura della 65°edizione del Taormina Film Fest …

Sale sul palco, nel Teatro Antico di Taormina, in occasione dell’apertura della 65°edizione del Taormina Film Fest, il regista australiano Bruce Beresford, che ritira il Taormina Arte Award e presenta il suo ultimo film, Ladies in Black, interpretato da Julia Ormond, già protagonista della serie cult Mad Men, e Vincent Perez.
Beresford, noto per avere magistralmente diretto, A spasso con Daisy nel 1989, vincitore di quattro premi Oscar, firma ora una commedia vintage al femminile, drammatica e romantica al tempo stesso e dai tratti malinconici, incentrata sulle vite di alcune commesse dei grandi magazzini Goode’s di Sydney nell’estate del 1959.

Il film è ispirato dal volume, Le signore in nero, appena tradotto per i tipi di Garzanti (197 pp., 16 euro), il libro d’esordio apparso nel 1993 della scrittrice di origine australiana Margaret St. John (1941 -2006), trasferitasi negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e autrice in tutto di quattro romanzi: a Le signore in nero fa seguito una sorta di trilogia ambientata nel quartiere londinese di Notting Hill: A pure clear light (1996), The essence of the thing (1997), A starway of Paradise (1999). The essence of the thing le valse la candidatura – unica donna australiana – da finalista al più prestigioso premio letterario inglese: Man Booker Prize.
Mentre l’Australia conservatrice si risveglia, decolla il consumismo, decadono progressivamente le strutture di classe e si avvia il movimento di liberazione delle donne, sui manichini di Goode’s spiccano le gonne a balze e i corpetti arricchiti degli accessori più preziosi, e per le quattro donne che lavorano nel reparto di lusso, il magazzino rappresenta l’unica occasione di indipendenza: con le loro divise di colore nero – di qui il titolo del libro e del film – consigliano le clienti su tessuti e modelli, e nel loro intimo coltivano sogni di libertà, di un ruolo diverso da quello di figlia, moglie, madre.
Va reso merito al film, così come al libro, di illustrare alla perfezione il contrasto tra i valori conservatori anglo-australiani e le più aperte visioni del mondo importate dagli “esotici” immigrati dall’Europa nel dopoguerra.
Sono proprio le origini europee della slovena Magda, proveniente da Parigi, vivace e temuta responsabile del reparto di alta moda di Goode’s, paradiso dell’eleganza, che soggiogano le matrone più ricche dei sobborghi eleganti della città.
Le grandi porte d’ingresso di Goode’s, tutte mogano e vetro, si aprono puntualmente alle nove di ogni mattina, dal lunedì al sabato, e per tutta la giornata – fino alle 17.30 – le signore entrano piene di desideri e uscono soddisfatte, attentamente seguite e consigliate da Lesley, o Lisa, Faye e Patty, sotto l’egida severa della snella, sensuale, ben vestita e dall’acconciatura perfetta di Magda, “la più travolgente, profumata, scintillante, sgradevole e spaventosa serpentesca che le tre ragazze avessero mai visto e nemmeno immaginato”, ma che le sprona a diventare donne forti e indipendenti.
Con l’arguzia, l’ironia e la profondità psicologica “di una moderna Jane Austen”, viene narrata la vita di quattro commesse desiderose di vivere le loro passioni e i loro desideri, di non venire relegate nel ruolo della casalinga in cui la società vorrebbe costringerle.
È la figura dell’ingenua studentessa Lisa, appassionata di Shakespeare e di Molière, con l’aspirazione a frequentare l’università fortemente contrastata dal padre, che forse rappresenta maggiormente l’agognata metamorfosi culturale dell’epoca e del Paese: assai talentuosa ma dotata di scarsa autostima, decide di lavorare da Goode’s nel periodo estivo e viene presa sotto l’ala protettiva dell’esigente Magda.
Introdotta in un mondo di opportunità, fianco a fianco di Patty – che quotidianamente al suo ritorno a casa si confronta a un marito che non la considera e la svilisce – e di Fay, per la quale il lavoro rappresenta un’occasione di riscatto dalle tante relazioni fallimentari, potrà aprire gli occhi su un mondo che va molto al di là della sua esistenza protetta e che favoriranno la sua metamorfosi.
Da ragazza soltanto studiosa si trasforma in una affascinante giovane donna, stimolando anche la crescita culturale di ciascuna delle sue colleghe, mettendo in discussione il sesso, il matrimonio, l’amore e la vita domestica.
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