Quattro commesse e i rifugiati (in Australia). L’ottimismo naif di “Ladies in black” apre Taofilmfest

Al via Taormina Film Fest con “Ladies in black” trasposizione dell’omonimo best seller di Madeleine St. John (appena arrivato in Italia per Garzanti), firmata dal premio Oscar australiano Bruce Beresford (“A spasso con Daisy”). Nella Sydney del 1959 quattro commesse di Goode’s intrecciano le loro esistenze ai primi palpiti di emancipazione femminile e alle tensioni con i “reffo”, i rifugiati europei in fuga dalle miserie del dopoguerra. La patina dei ’50 ha un fascino misterioso, ma l’ottimismo naif del racconto risulta, alla fine, stucchevole …

Con tempismo perfetto Ladies in black di Bruce Beresford apre le danze del Taormina Film Fest al Teatro Antico in pieno lancio del best seller di Madeleine St. John, Le signore in nero (qui la recensione del libro di Anna Tito), vecchio di un quarto di secolo ma mai uscito in italia. È il titolo di punta di Garzanti per le consolanti letture estive, e il film ha la stessa palette agrodolce della giovane Australia anni ’50.

Nella Sydney del 1959 quattro commesse di Goode’s – grandi magazzini di lusso locali, tipo Harrod’s formato bonsai – intrecciano le loro esistenze ai primi palpiti di emancipazione femminile e alle tensioni con i “reffo”, i rifugiati europei in fuga dalle miserie del dopoguerra.

I nomi di richiamo, nel cartellone, sono quelli di Julia Ormond (sullo schermo è stata Sabrina, Smilla e la Ginevra di Richard Gere- Lancillotto, ma ha vistosamente trascurato le diete da un pezzo) e Vincent Perez. Quanto al regista australiano, vive sugli allori del suo poker di Oscar per A spasso con Daisy, trampolino di gloria per Morgan Freeman.

Quello di Ladies in black è un femminismo bonario, pre-rivoluzione sessuale, che vede le mogli patire rassegnate consorti ottusi e birrosi e le nubili chiuse in un orizzonte di maschi senz’altra passione che il cricket. A smuovere le acque saranno Lisa, sedicenne assunta da Goode’s per il tourbillon natalizio (estivo!), che sogna di essere la prima in famiglia a frequentare l’Università, e Magda ( Julia Ormond), una slovena colta che presiede il reparto lusso.

È la cultura “continentale” (leggi “non britannica”) a trainare la crescita del gruppo: leggere Anna Karenina, vedere al cinema la Gervaise di René Clément, scoprire che esistono Liszt e Mozart e Beethoven, convincere il proprio partner che il sesso non è vergognoso. I “reffo” usciti dai centri profughi sono portatori sani di idee e di libertà sconosciute.

La patina dei ’50 ha un fascino misterioso – vedi il trionfale successo di serie come Mad Men(a proposito, Julia Ormond era nel cast) – ma l’ ottimismo naif del racconto risulta, alla fine, stucchevole. I ristagnanti maschi australiani – padri e mariti- sono fin troppo pronti alla conversione. Le commesse in elegante divisa nera (da qui il titolo) realizzeranno i propri sogni, tutte senza eccezione. È la materia delle letture-rifugio, e dei film-rifugio, contro le tempeste dell’oggi. Grazie, un po’ troppo.