Francesco e il cinema (anche dai libri). Da Wenders a Sorrentino i film che hanno raccontato il papa della gente


Documentari, fiction, mai come per papa Francesco che ci ha lasciati il 21 aprile, il cinema ha raccontato e documentato la vita di un pontefice. Da Wim Wenders  a Paolo Sorrentino, passando da Daniele Luchetti tanti i registi che in questi ultimi anni hanno portato sul piccolo e grande schermo il papa della gente, il pontefice della chiesa povera per i poveri, il papa che ha saputo parlare anche ai laici. Ora che il mondo lo piange, al di là di cerimonie ufficiali, rivederlo al cinema può essere un altro modo di ricordarlo …

La visita a Cinecittà per il Giubileo degli artisti, prevista lo scorso 17 febbraio, poi cancellata per quei motivi di salute che avrebbero portato a piangerne la scomparsa, l’intero pianeta, il 21 aprile, racconta la passione (anche) per il cinema di papa Francesco. Una passione ricambiata, del resto, per quel bambino cresciuto davanti ai capolavori del Neorealismo e che ora che ha lasciato il mondo attonito, può essere anche un altro modo per ricordarlo. Al di là dei saluti e delle commemorazioni ufficiali.

Passione ricambiata, dicevamo, quella del cinema per Francesco. Non sono pochi i titoli che nella vita di questo ultimo pontefice che mai per un momento ha smesso di guardare agli ultimi, all’ingiustizia, a schierarsi contro le guerre, hanno attinto per raccontarlo. Anche prendendo spunto dai suoi stessi libri. L’ultimo dei suoi scritti LIFE. La mia storia nella Storia, autobiografia di Bergoglio edita da HarperCollins Italia, sarà a breve un film per Lucky Red che ha annunciato il progetto nel dicembre 2024. Commentato così, all’epoca, dallo stesso Francesco: “Sono molto contento per questa bella iniziativa. Il linguaggio del cinema, che è una vera forma di poesia, può aiutare a riflettere con maggiore immediatezza su molte tematiche e, nel caso di questa opera, potrà contribuire certamente a porre l’attenzione sul tema del ricordo e della memoria, un tema molto importante soprattutto in questi tempi di guerra. Da bambino, grazie alla mamma e al papà, mi sono avvicinato al mondo della cinematografia e ho trovato, in alcuni film, delle vere catechesi d’umanità. Sono perciò grato a chi lavorerà a questo progetto, perché farà un’opera di evangelizzazione”.

Il film, infatti, sarà un viaggio attraverso gli eventi che hanno segnato l’umanità — dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939 quando lui aveva quasi tre anni, fino ai giorni nostri. E la voce del Papa, con le sue personalissime memorie, si alternerà a quella di un narratore – Fabio Marchese Ragona – che in ogni capitolo ricostruisce lo scenario storico in cui si inseriscono.

Della vita di Bergoglio aveva già raccontato nel 2015 Daniele Luchetti nel suo Chiamatemi Franceso, ispirato al libro di Evangelina Himitian: Francesco il Papa della gente. Un racconto dell’esistenza di Bergoglio dalla sua giovinezza, passando per la dittatura argentina, fino all’”esilio” tra i diseredati di Buenos Aires. A dargli il volto l’argentino Rodrigo De la Serna nella sua gioventù e nella maturità il cileno Sergio Hernandez (qui la recensione del film di Bruno Ugolini, straordinario compagno di viaggio di queste pagine web, scomparso nel 2021).

Anche Wim Wnders si è cimentato col racconto di Bergoglio. È Papa Francesco. Un uomo di parolapresentato al festival di Cannes nel 2018 e poi arrivato al cinema. Non un documentario sul papa, ma un doc che è il Papa stesso. Un viaggio attraverso l’ umanità sofferente, dolorante, ferita nel corpo e nell’anima alla quale Francesco propone la sua Chiesa trasformata in “ospedale da campo”.

Ancora un libro, Il nostro Papa di Tiziana Lupi (Mondadori) è servito da fonte per un altro documentario firmato dalla giornalista insieme a Marco Spagnoli. Un Bergoglio poco conosciuto, quello dei primi anni, dall’infanzia all’adolescenza e infine alla giovinezza fino alle soglie del sacerdozio. Centrale il tema dell’emigrazione, vissuta dalla stessa famiglia del Papa. Con un narratore, però, che via via assume un tono sempre più “pretesco”. Stesso percorso narrativo compie anche Francesco da Buenos Aires – La Rivoluzione dell’uguaglianza (2014) di Miguel Rodriguez Arias e Fulvio Iannucci. Mentre Il pranzo di Francesco di Pasquale Scimeca e Luca Capponi, presentato al Torino Film Festival nel 2021, racconta quel momento di condivisione del pontefice con i migranti e i poveri della Missione di Speranza e Carità di Palermo, nella sua idea di chiesa povera per i poveri.

Disponibile su Netflix è poi Stories of Generation, quattro episodi di una docu-serie di Simona Ercolani ispirata ad un altro libro di Francesco: La saggezza del tempo (Marsilio, 2018) che il Papa ha scritto insieme ad Antonio Spadaro, che della serie è anche consulente editoriale e che intervista il papa attraverso memorie personali e grandi temi universali. Il filo conduttore è il dialogo tra generazioni attraverso quattro grandi temi: l’amore, i sogni, la lotta e il lavoro. Tanti gli intervistati tra gente comune e non. Tra questi spiccano l’etologa e ambientalista inglese Jane Gooodall, il regista Martin Scorsese, una coppia di tangueri uruguayani e l’argentina Estela Barnes de Carlotto, presidente dell’associazione delle nonne di plaza de mayo in Argentina, ancora oggi impegnate a chiedere giustizia per i loro figli desaparecidos.

Un secondo film di finzione, poi: I due papi di Fernando Meirelles, sempre Netflix, dalla pièce di Anthony McCarten (“The Pope”) che ne firma la sceneggiatura. Con Jonathan Pryce nei panni di Bergoglio e Anthony Hopkins in quelli di Ratzinger. Due mondi agli antipodi che si confrontano o meglio si scontrano. La porpora e l’ermellino contro i crocifissi di metallo e le normali scarpe nere. Restando all’esteriorità, ma andando ai temi cruciali si tratta di comunione ai divorziati, omosessualità, celibato, sacerdozio femminile.

Chiude il cartellone il personalissimo omaggio-ritratto-caricatura firmato da Paolo Sorrentino nella seconda stagione della celebre serie The New Pope incentrata anch’essa sulla coesistenza dei due papi. Qui Francesco è trasformato in invasato pauperista che gira in sandali, contornato da giovani francescani nerboruti a guisa di guardie del corpo, che riempie i giardini vaticani di immigrati e finisce vittima di una congiura organizzata col beneplacito della Curia che rigetta la sua rivoluzione.

 


Gino Santini

redattore

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