Gesù, il primo dei migranti. Il Natale (non solo da ridere) della premiata ditta Ficarra&Picone

In sala dal 12 dicembre (con Medusa), “Il primo Natale”, il nuovo film della premiata e assai poliedrica coppia Ficarra & Picone. Non la solita commedia per le feste ma un film che fa ridere e commuovere rileggendo la natività con sguardo al presente. Con Gesù che vive le peripezie della fuga come fanno i tanti migranti che attraversano mari e deserti. Con i romani occupanti e i palestinesi guerriglieri. Un film anche politico, che rilancia una visione francescana, nel senso del messaggio continuamente annunciato da Papa Francesco, del cristianesimo che accoglie tutti, gli umili, i derelitti, i diversi…

Incredibile ma vero: un film di Natale senza doppi sensi, parolacce, tette all’aria. Non si svolge a Cortina, né a Miami, New York o in qualche altra località turistica di successo in Italia o nel mondo, a piacimento.

Incredibile ma vero: si ride, e molto. Ma ci si può anche commuovere. E uscire dal cinema, dopo 100 minuti che passano in un attimo, con la certezza di avere visto un film con tutti i requisiti per essere definito un bel film: soggetto, sceneggiatura, regia, interpreti, fotografia, scenografia, musica. Funziona tutto alla perfezione. Insomma, in sintesi, un film che merita di essere visto.

Si chiama Il primo Natale, uscirà nelle sale il 12 dicembre, prodotto da Attilio De Razza con Medusa che ne è anche il distributore, ed è l’ultima fatica del duo Ficarra e Picone, giunti al nono film sei dei quali con la loro firma, che festeggiano alla grande le nozze d’argento del loro fortunato sodalizio professionale e umano.

Già tre anni fa, con L’ora legale, film di grande successo anche di cassetta, avevano dimostrato di avere nelle corde la capacità di unire una grande leggerezza nell’affrontare temi e contenuti affatto frivoli senza mai scadere nei toni caricaturali e nella banalità di altri comici che pure vanno per la maggiore e battono record al botteghino.

Inoltre hanno già ampiamente dimostrato la loro solidità veleggiando sempre con grande disinvoltura fra cinema, televisione (a gennaio tornano ancora una volta alla guida di Striscia la notizia), e teatro. Vale la pena ricordare che giusto nel luglio di quest’anno hanno calcato le sacre pietre del teatro greco di Siracusa per una edizione di grande successo de Le rane di Aristofane.

Questa volta si sono superati e da ora in avanti non potranno più essere catalogati nella categoria dei “comici”. Benvenuti fra gli autori.

Dunque questa volta non si parla SUL Natale. Niente babbi natale. Si parla DEL Natale, di quello vero, quello avvenuto in Palestina oltre duemila anni fa. Della nascita di Gesù. Avvertono gli autori, a scanso di equivoci: “Non è un film irriverente né religioso. Puoi essere cristiano, ateo o musulmano il senso è lo stesso. Noi abbiamo voluto raccontare la storia di un uomo nato 2019 anni fa e che di certo ha cambiato la storia del mondo”.

Valentino è un pretino di campagna, pio e un tantino maniacale, che ogni anno a Roccadimezzo Sicula mette in scena un Presepe vivente con una ricostruzione filologicamente impeccabile fino al paradosso di cercare un bue con lo sguardo buono! Salvo è un provetto ladro di oggetti sacri, ateo e cinico, che a Palermo vive alla grande.

Proprio in virtù di un furto le loro vite si intrecciano e con l’aiuto di una immaginaria macchina del tempo (espediente non nuovo, indimenticabile il duo Benigni-Troisi in Non ci resta che piangere, ma di sicuro anche questa volta funziona alla perfezione) attraversando un magico canneto durante un temporale vengono rispediti indietro nel tempo, esattamente nell’anno zero, e proprio in Palestina. Ove vivono da protagonisti la nuova affascinante avventura.

Con i soldati romani ovviamente cattivi, come tutte le truppe di occupazione in una colonia. Con i “patrioti” palestinesi, gli Zeloti, guerriglieri che credevano nella lotta armata per liberare il loro popolo dal dominio di Roma. (Anche Giuda, quello che tradì Gesù pare fosse uno zelota deluso dal pacifismo del Cristo, ma questa è un’altra storia). Con le frustate inflitte ai prigionieri e le belve cui venivano dati in pasto. Con la povera gente che vive di stenti. Con i colori dei mercati. Con gli animali esotici.

Prima increduli, poi consapevoli e infine addirittura pronti al sacrificio della vita, iniziano la ricerca di Gesù per salvarlo dal perfido Erode. Bene. Il film narra dunque una storia nota di cui si conosce il finale. Ma la racconta col sorriso sulle labbra e con lo sguardo puro di un bambino. Si alternano così scene indimenticabili. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Citiamo la faccia del povero legionario di Betlemme addetto al censimento al quale il duo Salvo-Valentino cerca di spiegare la complessità della Sacra Famiglia.

Oppure il neonato palestinese chiamato Calogero da Valentino. Per non parlare poi del vero capolavoro che è la corte di Erode, a partire appunto dal perfido re giudeo. Massimo Popolizio ne fa un personaggio indimenticabile. Cattivo, falso, viscido, mellifluo, terribile al tempo stesso come solo un grandissimo attore può riuscire a fare. Ma anche curioso, ghiotto da gustarsi i cannoli, ribattezzati cilindroni, e giocherellone da partecipare apparentemente ilare ad una travolgente tombolata ante litteram.

Si passa continuamente e con grande scioltezza dal registro comico a quello commovente e perfino a quello crudamente drammatico. Perché il film ci ricorda, con le immagini inserite a prologo e poi nel finale a sorpresa -scoprirete voi come- che Gesù visse le peripezie della fuga da morte certa affrontando i rischi dell’emigrazione. Come fanno oggi i tanti disgraziati che attraversano mari e deserti sfidando a loro volta la morte. Insomma, un film anche politico, che rilancia una visione francescana, nel senso del messaggio continuamente annunciato da Papa Francesco, del cristianesimo che accoglie tutti, gli umili, i derelitti, i diversi.

Girato in unici settimane essenzialmente in Marocco, sotto il sole rovente di luglio che ha raggiunto anche i 50 gradi, ci offre grandi panorami, immagini bellissime, scene di azione, effetti speciali, movimenti di decine e decine di comparse, grazie alla bravura di eccelsi professionisti come Daniele Ciprì direttore della fotografia e le scenografie di Francesco Frigeri. In altre parole un vero kolossal, dal costo di undici milioni di euro. Per un prodotto originale, di sicuro successo. E portateci anche i vostri figli a vederlo.