Cecilia Mangini sul Giorno della memoria. “Dedichiamolo a tutti i genocidi, per non placare la coscienza””

Cecilia Mangini, grande documentarista e lucida intellettuale, è appena scomparsa ma il suo pensiero critico continuerà ad accompagnarci. Riproponiamo questa sua spiazzante riflessione sul valore del 27 gennaio, Giorno della memoria che “serve a placare le nostre coscienze e a dirci come siamo antirazzisti” facendo dimenticare gli altri genocidi, quelli dei “pellerossa, indios, mapuche, tasmani, aborigeni austrialiani, filippini”. Proponeva piuttosto: “Non una giornata di cerimonie ma di autocritica”…

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Per chiunque si ponga interrogativi urgenti: la Shoah non è un punto reale di scontro con i revisionisti, serve a placare le nostre coscienze, a dirci “come siamo bravi”, come siamo antirazzisti.

Finché non sarà chiaro a tutti noi che per fare della Shoah un appoggio non solo incondizionato ma sopratutto attivo, sarebbe necessario che nel giorno che le è dedicato si ricordassero anche i rom, gli omosessuali, i politici, i disagiati mentali, altrimenti la nostra negligenza si tinge di colpevolezza e irresponsabilità.

Ma non basta, oltre ai sei milioni di ebrei, la Shoah, vale a dire il genocidio, riguarda ottanta milioni all’incirca di pellerossa, indios, mapuche, tasmani, aborigeni austrialiani, filippini, etc. etc. Ottanta milioni.

Cifra solo presunta e incompleta. Di cui nessuno parla. Bocche cucite, anche pochissimi giorni fa, in occasione della protesta degli aborigeni contro la commemoriazione del bicentenario della prima colonia penale dell’Austrialia. Andate a leggervi come i pochi sopravvissuti sono estromessi dai più semplici diritti umani.

La mia proposta è che il giorno della Shoah sia dedicato a tutti i massacrati, arsi vivi, ridotti a cenere nei lager, gettati nelle fosse comuni, sterminati. Non un giorno di cerimoniali e rituali commoventi, ma chiamatelo come volete, esame di coscienza, autocritica, consapevolezza, altrimenti dal perpetuarsi del genocidio non usciremo mai.


Cecilia Mangini

regista, sceneggiatrice, fotografa. Tra le prime donne ad aver raccontato il sommerso della società italiana, attraverso i suoi documentari animati da impegno e passione civile. Gli inizi con Pasolini e poi il lungo sodalizio artistico col compagno di una vita, Lino Del Fra.


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