Il riformatorio dell’orrore. “I ragazzi della Nickel” illumina l’ingiustizia della storia black americana

Film da scoprire o riscoprire. Lo è sicuramente “I ragazzi della Nickel” dell’americano RaMell Ross, dall’omonimo romanzo del premio Pulitzer Colson Whitehead (Mondadori), disponibile in streaming (su Prime). Un riformatorio-lager nella Florida segregazionista dei Sessanta attraverso gli occhi di un 17enne di colore totalmente innocente, mite e studioso. Un racconto durissimo e poetico allo stesso tempo, dedicato ad una pagina tragica della storia dei neri americani. Presentato in apertura di Alice nella città, la sezione autonoma della Festa di Roma 2024 …

Dietro al romanzo c’è un premio Pulitzer e davanti al film due candidature all’ Oscar 2024 (miglior film e miglior sceneggiatura non originale). Ed effettivamente il mix è magnifico. In un titolo, in italiano, I ragazzi della Nickel Boys, film presentato in Italia nel 2024 da Alice nella città, sezione autonoma della Festa di Roma, che già aveva raccolto apprezzamenti di rango al Telluride Festival (Colorado) al New York Film Festival e a tanti altri nel mondo.

Il romanzo omonimo – I ragazzi della Nickel nella traduzione italiana di Mondadori, 2019 – porta la firma di Colson Whitehead, scrittore afro-americano che al Pulitzer era già arrivato nel 2017 con La ferrovia sotterranea, altro folgorante racconto della brutalità razzista americana, diventato già una serie Amazon firmata da Barry Jenkins (lo stesso di Moonlight e Se la strada potesse parlare).

I ragazzi della Nickel, il film, ha la regia (visionaria) di RaMell Ross, fotografo, scrittore e regista già apprezzato per Hale County This Morning, This Evening (2018), potente riscrittura in black della storia dell’Alabama. E il Sud degli States, la Florida dei Sessanta, è stavolta lo sfondo di questo nuovo racconto che, come sempre nei libri di Colson Whitehead, parte dalla storia per trasformarsi in romanzo.

La Dozier School di Marianna in Florida è la Storia. Un riformatorio-lager che dai primi del ‘900 al 2011 è stato luogo di torture, violenze e soprusi di ogni sorta, fino in alcuni casi, all’assassinio dei suoi giovanissimi prigionieri con sparizione dei corpi nel cimitero segreto, scoperto recentemente. Da qui il ritorno a galla dell’orrore che, nel Sud segregazionista, colpiva giù duro soprattutto i ragazzini di colore.

Eccolo quindi Elwood Curtis (Ethan Herisse), il protagonista. Un’infanzia nei quartieri poveri, senza genitori, tra i discorsi di Martin Luther King e l’affetto di una nonna tanto piena di attenzioni e dolcezze, quanto tosta (dorme col machete sul comodino). Gli studi che vanno a gonfie vele e un prof, attivista dei diritti civili, che lo aiuta ad entrare nell’unica scuola superiore gratuita per neri. Quel portone, però, non si aprirà mai per Elwood: un passaggio su un’auto rubata proprio nel giorno dell’inizio della scuola lo catapulterà nell’inferno della Nickel Academy – è il nome del riformatorio nel film – senza nessuna possibilità di rivendicare la sua totale innocenza. Né di venirne fuori. Mai più.

È il male assoluto, l’ingiustizia suprema. Eppure la potenza di Nickel Boys – questo il titolo originale –  è proprio non mostrarli frontalmente. Ma piuttosto fornire indizi visivi, dettagli, particolari del tutto. Nel bene e nel male. Le lenzuola fresche di bucato in cui la nonna avvolge il piccolo El o la cinghia di cuio della tortura nel riformatorio. È lo stesso sguardo del ragazzino a condurci. Occhi bassi, rivolti a terra il più delle volte. Come impongono le leggi segregazioniste dei bianchi. Noi siamo lui e non lo vediamo. È giusto un attimo quando ci passa davanti, bambino, riflesso nel ferro da stiro della nonna. Ed è pura poesia.

Entrerà in campo, da protagonista, quando nel riformatorio incontrerà Spencer e diventeranno amici. E lo sguardo potrà rivolgersi anche verso l’alto, offrendo un altro punto di vista. I ragazzi della Nickel Boys è disponibile su Amazon Prime, non perdetelo. Ma intanto oltre a (ri)leggere il romanzo di Colson Whitehead, cercate in libreria La furia del francese Sorj Chalandon, recentemente tradotto da Guanda. È una storia di riformatori-lager anche questa, ma nella Francia di inizio secolo scorso, dove la colpa dei minorenni reclusi, anche in questo caso, era essere poveri.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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