Mohammad Rasoulof condannato a 8 anni dal regime iraniano. Atteso a Cannes il suo nuovo film

Otto anni di carcere per Mohammad Rasoulof. È la dura condanna inflitta del regime iraniano al regista che, tra pochi giorni, sarà protagonista a Cannes col suo ultimo film, Il Seme del Fico Sacro. 

Rasoulof è accusato di presunti reati contro la sicurezza nazionale e la sentenza include otto anni di reclusione, frustate e minacce di confisca dei suoi beni. Inoltre, precedentemente, l’avvocato di Rasoulof, Babak Paknia, aveva riferito che alcuni membri del cast sono stati interrogati e isolati, forse con l’intento di costringere il regista a ritirare il film dal festival, aggiungendo così ulteriori pressioni da parte del regime iraniano. Purtroppo per il regista non è una novità: le sue critiche al regime in passato hanno portato a numerose sanzioni, incluse pene detentive e divieti a girare film e dal 2017 non gli è più permesso di uscire dal Paese e lavorare.

Qualche giorno fa il Festival di Cannes ha pubblicato le prime immagini del film sul suo sito, destando il forte malcontento del governo iraniano perché le attrici apparivano senza l’obbligatorio hijab. Ma non solo, anche la trama del film ha provocato sdegno tra gli esponenti del regime. La storia, prima nascosta, poi parzialmente pubblicata dalla rivista Screen, sembra esplorare il tema di un giudice del Tribunale Enghelab di Teheran alle prese con le conseguenze delle proteste nazionali. Con l’aumentare del dissenso e la scomparsa della pistola dell’uomo, questi sviluppa un costante senso di paranoia.

L’Associazione dei Filmmaker Indipendenti dell’Iran condanna il verdetto, sostenendo che la legge sia diventata uno strumento di vendetta del sistema legale e che esso sia contaminato dalla giurisprudenza governativa. Rasoulof è da tempo soggetto a censura, con il divieto di partecipare alla giuria di Cannes nel 2023 dopo il suo arresto nel 2022 per critiche al governo. Per di più nel 2020, non poté partecipare al Festival di Berlino nonostante il successo del suo film Il male non esiste.

Il caso di Rasoulof mette in evidenza non solo la lotta per la libertà di espressione, ma anche quella per diritti umani in Iran, dove le pressioni e le minacce del regime limitano la creatività degli artisti. Il sostegno internazionale per gli artisti perseguitati come lui è cruciale per mantenere viva la loro voce e resistere alle intimidazioni del regime il quale, fra tanti, ha condannato a morte e detenuto il rapper e operaio Toomaj Salehi per accuse legate ai contenuti delle sue canzoni e al suo sostegno al movimento “Donna Vita Libertà”.