La scomparsa di Diane Keaton. La musa femminista di Hollywood
Con la morte di Diane Keaton, scomparsa a 79 anni a Los Angeles l’11 ottobre, si chiude un capitolo fondamentale del cinema americano. Una musa, come l’ha definita Le Monde, “femminista” e libera, che ha incarnato l’idea della donna indipendente, cittadina, single, emotivamente ed economicamente autonoma. Un modello che il cinema degli anni ’70 aveva appena iniziato a immaginare e che lei, con naturalezza e ironia, ha trasformato in realtà.
Nata Diane Hall a Los Angeles il 5 gennaio 1946, figlia di una fotografa metodista e di un ingegnere cattolico, cresce in un ambiente dove rigore e creatività convivono. Dopo aver studiato recitazione, si trasferisce a New York e debutta a Broadway nel 1968 con Hair. Poco dopo arriva Provaci ancora, Sam, adattamento della pièce teatrale di Woody Allen, che segna l’inizio di un sodalizio artistico e personale destinato a lasciare il segno.
Il suo ingresso nella storia del cinema arriva con Il Padrino (1972), tratto dal romanzo di Mario Puzo. Francis Ford Coppola la sceglie per il ruolo di Kay Adams, moglie di Michael Corleone. È una presenza dissonante, quasi estranea all’universo maschile del film, e proprio per questo necessaria. La sua Kay rappresenta la tensione tra libertà e sottomissione, tra l’amore e la verità negata. È su di lei che Coppola chiude la prima parte della saga: una porta che si chiude sul volto di una donna consapevole. In Il Padrino – Parte II, la ribellione esplode quando Kay confessa a Michael di aver abortito. È una scena che introduce nel cuore di un’epopea maschile una voce femminile, portatrice di realtà e dolore.
La consacrazione arriva nel 1977 con Io e Annie, scritto da Woody Allen e costruito su misura per lei. Il personaggio — e il film — diventano manifesto di una nuova femminilità: autonoma, ironica, disinvolta, capace di amare senza smarrirsi. Lo stile maschile dei suoi abiti, fatto di pantaloni larghi, gilet e cappelli, diventa un segno di emancipazione, una piccola rivoluzione estetica che anticipa la cultura femminista degli anni a venire.
Negli anni successivi Keaton continua a scegliere ruoli che mettono in crisi l’immagine convenzionale della donna.
In In cerca di Mr. Goodbar di Richard Brooks, tratto dal romanzo omonimo di Judith Rossner, affronta il tema della libertà sessuale e della solitudine con una sincerità mai vista a Hollywood.
In La tamburina diretto da George Roy Hill, adattamento del libro di John le Carré, e in Diritto d’amare di Leonard Nimoy dal romanzo di Sue Miller, esplora i confini dell’identità femminile e dell’amore materno, spesso messo alla prova dalle convenzioni sociali.
Più tardi, in Il club delle prime mogli, tratto dal romanzo di Olivia Goldsmith, dà volto alla solidarietà tra donne che rifiutano di essere relegate al ruolo di mogli tradite o dimenticate.
Attraverso questi film — spesso tratti da opere letterarie — Keaton ha continuato a esplorare la complessità delle donne reali, rendendo visibile la loro voce nel cinema americano. La sua carriera, che spazia da Reds di Warren Beatty a Tutto può accadere di Nancy Meyers., testimonia una coerenza rara: quella di un’artista che non ha mai separato la libertà professionale da quella personale. Non si è mai sposata, ha adottato due figli, e ha vissuto seguendo un principio semplice: essere sé stessa, senza mediazioni.
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