L’America nazi di Philip Roth che sembra quella di Trump. Nella serie (HBO) con Turturro


Dal 24 luglio su Sky Atlantic e NOW TV la miniserie HBO tratta dal romanzo “Il complotto contro l’America” (Einaudi, 2005) dello scrittore premio Pulitzer, Philip Roth. Winona Ryder e John Turturro sono i protagonisti delle sei puntate (scritte da David Simon e Ed Burns) dove, come nel libro, si immagina uno scenario fantapolitico angosciante: l’avvicinamento degli Stati Uniti alla Germania nazista, a causa della sconfitta di Roosevelt nel 1940 e della vittoria di un candidato presidente razzista, populista e isolazionista. Non mancano, evidentemente, le allusioni polemiche all’America di Trump …

 

«Una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani!», diceva l’Alberto Sordi protagonista di Tutti a casa (1960), al grottesco apice della confusione post-armistizio dell’8 settembre 1943.

Ma se gli Stati Uniti d’America si fossero davvero alleati con la Germania nazista? Philip Roth, scrittore americano premio Pulitzer (per Pastorale americana, 1998) scomparso meno di due anni fa, aveva risposto a questo cupo interrogativo nel romanzo Il complotto contro l’America (2004, pubblicato in Italia l’anno successivo da Einaudi).

Ora quel libro è diventato una miniserie in sei puntate (con John Turturro e Winona Ryder) che sarà trasmessa dalla HBO a partire dal 16 marzo (già disponibile il trailer). E la cosa forse più inquietante è che l’ucronia di Roth risulta più attuale oggi di quanto non lo fosse quindici anni fa.

Già, perché alla base dell’incubo fantapolitico immaginato dall’autore c’è la vittoria, alle elezioni presidenziali americane, di un candidato conservatore populista, razzista e isolazionista.No, non è Donald Trump. Nel 1940 alternativo di Roth è Charles A. Lindberg, competitor di Franklin Delano Roosevelt alla carica di presidente degli Stati Uniti.

La storia (vera) di Lindberg è quella di un aviatore molto popolare (sua la prima trasvolata in solitario dell’Atlantico nel 1927), colpito poi dal tragico rapimento e assassinio del figlio piccolo. Ma Lindberg era tristemente noto anche per i suoi pregiudizi razziali. Assertore di un complotto della presunta lobby ebraica per spingere gli Usa verso l’entrata in guerra, Lindberg, tra le altre cose, divenne portavoce dell’America First Committee, che fin dal nome richiama un famigerato slogan dell’attuale capo di governo statunitense…

 

Nel mondo reale, ottant’anni fa, Roosevelt vinse le elezioni, e durante la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti giocarono un ruolo chiave nella sconfitta del totalitarismo nazifascista europeo. Ma, tra le pagine de Il complotto contro l’America, le cose prendono una piega diametralmente opposta: Lindberg batte Roosevelt, gli Stati Uniti rompono l’alleanza con Francia e Gran Bretagna e, dietro una neutralità di facciata, appoggiano la Germania di Hitler. L’America rischia perciò di diventare (o è già diventata) una terra ostile per tutti gli ebrei che vi risiedono. Compresa, inevitabilmente, la famiglia dell’autore Philip Roth.

La vicenda, infatti, è narrata dal punto di vista dei veri parenti dello scrittore e di quest’ultimo, nato a Newark, nel New Jersey, da genitori ebrei emigrati dalla Galizia. Nel 1940, il piccolo Philip ha solo sette anni, e vive col fratello maggiore Sandy, il padre assicuratore Herman e la madre casalinga Bess, tutti personaggi del romanzo: la fantastoria politica si fa (anche) fantastoria familiare.

L’adattamento targato HBO modifica i nomi, e i Roth diventano i Levine: Bess è interpretata da Zoe Kazan (candidata all’Emmy per Olive Kitteridge), Herman da Morgan Spector e i giovanissimi Philip e Sandy (quest’ultimo, ribelle verso la famiglia, è sempre più sedotto dalla propaganda di Lindbergh) rispettivamente da Azhy Robertson e Caleb Malis. Ma i nomi più noti del cast sono certamente Winona Ryder e John Turturro. La prima interpreta Evelyn Finkel, donna sola e insoddisfatta che si avvicina all’ambiguo rabbino conservatore Lionel Bengelsdorf (Turturro). Questi, convinto della necessità di assimilare maggiormente la comunità ebraica alla società americana, diviene sostenitore di Lindberg.

A sviluppare e scrivere l’adattamento sono due autori che di affreschi sull’America se ne intendono: David Simon e Ed Burns, creatori e sceneggiatori, tra le altre cose, della serie cult HBO The Wire (2002-2008). E se quest’ultima, tra poliziesco e critica sociale, costruiva (attraverso l’esplorazione minuziosa dei diversi strati socioeconomici di Baltimora) un grande racconto sull’America di Bush Jr. e le sue contraddizioni, stavolta non è difficile intuire che, a partire dal romanzo di Roth, si punti a parlare dell’era Trump.

Lo stesso co-autore della serie, David Simon, ne ha dato conferma: lo sceneggiatore (ed ex giornalista) racconta infatti di aver ricevuto dalla HBO la proposta di scrivere l’adattamento già ai tempi della rielezione di Obama, ma di aver declinato ritenendo che quello non fosse il momento giusto. «Poi», aggiunge Simon, «con quello che è successo a livello politico pochi anni dopo, non solo in America ma anche nel resto dell’Occidente», in particolare «il ruolo della demagogia nell’ascesa di movimenti nazionalisti e populisti», ecco che «l’essenza stessa di ciò che Roth aveva scritto è improvvisamente diventata concepibile».

E non è certo la prima volta, in questi ultimi anni, che attraverso il filtro dell’ucronia (e della distopia) il cinema e la serialità televisiva statunitense alludono polemicamente al (vero) presente socio-politico e alle sue pericolose derive. Uno degli esempi più recenti viene proprio da un’altra serie (e trasposizione letteraria) HBO, quel Watchmen (seguito dell’omonimo fumetto) che ci ha mostrato un 2019 alternativo dove gli Stati Uniti sono sull’orlo della guerra civile, i poliziotti girano mascherati e una setta di suprematisti bianchi è in procinto di salire al potere in combutta con politici razzisti. E del resto quel genio visionario di Philip Dick già nel ‘ 62 (La svastica sul sole) saveva immaginato l’incubo di un mondo dominato da Hitler vincitore della guerra insieme al Giappone, diventato una fortunata serie Amazon (The Man the High Castle).

La cosa che più colpisce, pensando all’imminente miniserie tratta da Roth, è allora la capacità “profetica” del romanzo e del suo grande autore, la cui riscrittura della Storia non solo offre un’allegoria sul rischio mai sopito di derive autoritarie e xenofobe, ma ha anticipato certi sviluppi sin troppo reali della nostra attualità.