“Le parole lo sanno”, il bestseller di Marco Fanzoso diventa film. E firma la sceneggiatura Alessandro Camon


“Le parole lo sanno” e questo, uno sceneggiatore, lo sa molto bene.

Alessandro Camon, padovano di nascita ma statunitense di adozione, firmerà l’adattamento cinematografico del bestseller di Marco Franzoso Le parole lo sanno (Mondadori, 2020) con  Peter Webber alla regia.

Camon debutta nel mondo del cinema come produttore esecutivo per Il corvo 2, continuando la sua carriera da produttore con film come American Psycho di Mary Harron e New Rose Hotel di Abel Ferrara. Debutterà come sceneggiatore nel 2008 e scriverà a quattro mani (con Oren Moverman) Oltre le regole – The Messenger portando a csa l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura alla 59ª edizione del Festival di Berlino e una nomination agli Oscar del 2010.

Da alcune dichiarazioni del regista Peter Webber il film sembrerebbe molto ambizioso: ci sarà un importante distanziamento dal romanzo. Non più una storia d’amore, il racconto di un uomo e una donna che si incontrano su una panchina di un parco a Roma. Ma una linea narrativa che si sposterà su versanti opposti, giungendo ai toni del thriller psicologico con delle sfumature noir.

E quindi, cosa ne sarà della celebrazione della scrittura che il lettore attento aveva colto nello scorrere della storia di Franzoso? Quella dichiarata “storia nella storia”, insomma una matrioska che creava un meccanismo di narrazioni tecnicamente perfetto, intrecciando più linee narrative e con a capo il suo protagonista, Alberto, un uomo che un giorno capisce  di aver perso Flavia, la donna incontrata al parco e con cui era nato un rapporto intimo e sincero. Da quel momento, inizia il suo percorso con la scrittura (e la letteratura) come terapia, dopo un abbandono.

Lo scrittore Marco Franzoso non è nuovo al mondo del cinema. Il suo precedente romanzo Il bambino indaco (Einaudi, 2012) aveva ispirato il lungometraggio Hungry hearts (2014) di Saverio Costanzo (nelle foto), interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver, entrambi vincitori della prestigiosa Coppa Volpi per l’interpretazione.

Ebbene, Il bambino indaco si presenta al lettore come un romanzo che non vuole essere incentrato su una classica storia d’amore, infatti parte da un flashback, per fare chiarezza.

“Indaco”  è il colore che secondo una teoria pseudoscientifica nel pensiero new age caratterizzerebbe quei bambini “molto speciali”, ovvero dotati di una certa sensibilità. Il titolo del film, Hungry hearts, riprende invece una celebre canzone di Bruce Springsteen del 1980.

Una poesia, che a un certo punto dice Ain’t nobody like to be alone, everybody’s got a hungry heart. Vi è un chiaro riferimento ai due temi del film, l’amore e la fame (di luce).

Le parole lo sanno è prodotto da Fenix Entertainment, società già arrivata alla ribalta della Mostra di Venezia, lo scorso anno, con Monica, terzo lungometraggio di Andrea Pallaoro.


Mariella Palomba

Tirocinante, La Sapienza - Roma
Musicista di Jazz
Vorrei scrivere della Musica che si unisce al Cinema, alla Letteratura.