Leopardi di Sergio Rubini. Il poeta che sussurra all’infinito in onda su Rai1 (7 e 8 gennaio)
In onda il 7 e 8 gennaio su Rai1 in prima serata “Leopardi, il poeta dell’infinito”, miniserie in due parti di Sergio Rubini. Nei panni del grande letterato il giovane Leonardo Maltese che sussurra versi e massime dal suo repertorio. La serie privilegia l’aspetto affettivo – mancante – dell’uomo, come il più grande tormento di Giacomo. Già presentato alla Mostra di Venezia 2024 …

È tutto un sussurrare il Leopardi di Sergio Rubini col volto e il “sussurro”, appunto, del giovane e in ascesa Leonardo Maltese. Un sussurrare versi, invettive politiche, riflessioni filosofiche, ma soprattutto affanni amorosi. Un filo di voce in tutto (la salute del poeta è scarsa, lo sanno tutti), a cui si sottrae solo il passaggio dell’infanzia in cui, Giacomo bambino rivendica il diritto ai giochi in strada coi fratelli Paolina e Carlo, inseparabili compagni di “prigionia” nella casa natia, in quel del borgo selvaggio di Recanati, sotto la stretta sorveglianza del padre conte Monaldo (qui al culmine dell’antipatia col volto di Alessio Boni) e la bigotta madre Adelaide (Valentina Cervi).
Leopardi, il poeta dell’infinito – già presentato a Venezia 81 – è il debutto alla regia televisiva di Sergio Rubini. Miniserie Rai Fiction (coprodotta con,IBC Movie, Rai Com e Oplon Film con il sostegno di Apulia Film Commission e di Marche Film Commission) in due parti (due ore ciascuna) in onda il 7 e l’8 dicembre in prima serata sulla rete ammiraglia (o almeno così si chiamava un tempo). Nell’intento del regista pugliese il suo Leopardi “piuttosto che lo studioso curvo perennemente sui libri ha il piglio di un esuberante enfant prodige che desidera divorare il mondo e viverne appieno ogni sfaccettatura”.
Eccolo, infatti, nonostante la salute incerta, infiammare gli animi risorgimentali con l’ode All’Italia, infrangere le volontà paterne rifiutando la “carriera” ecclesistica, sfuggire alle convenzioni letterarie e sfidare la censura. Le difficoltà legate alla pubblicazione de Le operette morali è un interessante esempio della complessità del lavoro di ricerca dietro alla miniserie (scritta a sei mani dallo stesso regista con Angelo Pasquini e sua moglie Carla Cavalluzzi) che con discontinuità, però, resta fedele agli intenti.
Se il paragone con Il giovane favoloso di Mario Martone è inevitabile, lo è anche la considerazione che il Leopardi di Rubini sussurra versi e massime dal suo repertorio lasciando in superficie ogni approfondimento di poetica e pensiero, privilegiando piuttosto l’aspetto affettivo – mancante – che è il suo più grande tormento.
L’amore non corrisposto per la bella Fanny Targioni Tozzetti (Giusy Buscemi) diventa il cuore di tutta la seconda parte, in cui il bell’Antonio Ranieri (Cristiano Caccamo), suo sponsor, amanto ed ostinato estimatore fino alla morte, diventa l’altro protagonista di questo triangolo letterario-amoroso che non osa spingersi oltre il melodramma (e in questa direzione va anche il commento musicale). Resta comunque l’intento didattico della miniserie. E magari chissà, per qualcuno, anche la voglia di andare a riaprire uno dei testi del poeta di Recanati.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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