L’ultimo capolavoro di Manchette

La vita in fuga di Terrier, lo spietato killer protagonista di “Posizione di tiro” del celebre giallista marsigliese. Ora al cinema nella rilettura di Pierre Morel…

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“Era inverno e scendeva la notte. Un vento gelido, che proveniva direttamente dall’Artico, soffiava sul mare d’Irlanda, spazzava Liverpool, sibilava attraverso la pianura del Cheshire …” Tempo due pagine e subito i tremori da lirismo notturno dell’incipit cedono il passo a brividi di orrore, per la devastazione di un cranio umano, fracassato dai proiettili silenziosi della semiautomatica di Martin Terrier. È  lui lo spietato killer protagonista di Posizione di tiro (2015 Einaudi Stile libero Big, pp. 188, € 14,00), l’ultimo romanzo di Jean-Patrick Manchette pubblicato quando era ancora in vita, nel 1981, da Gallimard, con il titolo originale La position du tireur couché. PosizionediTiro_Manchette_copertina

Considerato da molti il capolavoro dello scrittore marsiglese, critico letterario, traduttore e jazzista, racconta una storia molto semplice e affatto originale: nelle intenzioni dell’assassino, l’efferato omicidio che apre il libro è l’ultimo della sua “prestigiosa” carriera professionale. Terrier vuole chiudere con il crimine e ritirarsi a vita privata, godersi i soldi guadagnati, presumibilmente in compagnia di una birra e un bicchierino di vodka ghiacciata, con jazz di sottofondo e soprattutto la voce amata di Maria Callas, di cui possiede quasi tutto, persino i dischi pirata. Ma l’organizzazione per cui lavora non glielo permette. Quindi si ritrova in ballo e coinvolto in trame di sangue e potere ordite molto al di sopra della sua testa, nelle quali, stavolta, rischia di perdere tutto: amici, amante, soldi, casa e addirittura la vita.

Nonostante la banalità della storia, il romanzo resta un vero gioiello: attraverso un linguaggio raffinato e asciutto, senza ridondanze, calibrato e preciso, come il talento di Terrier, il più qualificato e richiesto dei sicari internazionali, Manchette affascina e avvince con un racconto in immagini più realistiche del 3D e fatto di gesti, sguardi, azioni, con pochissimo spazio ai dialoghi. Tanto da mettere a tacere il protagonista con un attacco di afonia da choc emotivo. E in più accenna alle trasformazioni del contesto sociale e storico, allude ai legami e alle manipolazioni internazionali dell’Ira irlandese e delle Br italiane, fa sospettare gli interessi dei poteri economici sovranazionali…

“Il buon romanzo noir è un romanzo sociale” sosteneva lo scrittore, conosciuto per le sue opinioni di sinistra e per la forza innovativa del suo stile nella letteratura di genere in Francia, molto apprezzato anche dal mondo cinematografico, con cui Manchette ha avuto una frequentazione assidua. Sceneggiatore e dialoghista lui stesso, ha ceduto più volte i diritti dei suoi romanzi, come nel caso di Nada, diretto da Chabrol nel 1974, e di altre tre trasposizioni affidate alle interpretazioni di Alain Delon. Proprio Delon nel 1982 è stato Martin Terrier in Le choc, con Catherine Deneuve partner, nella prima versione cinematografica di Posizione di tiro, con più di trent’anni di anticipo su Sean Penn, che in The Gunman, in questi giorni sugli schermi, è un Terrier muscoloso e pentito, che rispetto al personaggio del romanzo conserva ben poco.