Morto Limonov, il rossobruno che ha stregato Carrère. E che rivivrà nel film di Pawlikowski

 

È stato senza dubbio una delle figure più controverse degli ultimi decenni, Eduard Limonov scomparso il 17 marzo a 77 anni.

Controverso al punto che definirlo risulta impossibile. Scrittore certo, ha firmato poesie e romanzi, si è occupato di musica, di filosofia, di arte, di politica. E proprio su questo fronte si è dimostrato estremo e fuori dagli schemi, dalla fondazione del Partito Nazional-Bolscevico alle alleanze sorprendenti con Dugin, il filosofo russo amato dai sovranisti, con Karadzic, l’ex leader serbo-bosniaco condannato per crimini di guerra, e persino con l’asso degli scacchi Kasparov.

Ucraino di nascita, Limonov, al secolo Eduard Savenko, ha avuto un’infanzia turbolenta e una giovinezza più turbolenta ancora, riassunta poi nel libro autobiografico dal titolo (molto eloquente) Il poeta russo preferisce i grandi negri, pubblicato quando ormai si era già trasferito a New York. Alieno in URSS, dove era stato bollato come antisovietico, alieno anche negli Stati Uniti, tanto da intitolare Diario di un fallito il suo racconto sugli anni americani.

Estremamente critico con Gorbaciov, una volta rientrato in patria ha fondato un giornale, Limonka, e dato vita agli esuberanti progetti politici già menzionati, non risparmiandosi neanche la partecipazione in azioni militari nelle guerre dell’ex Jugoslavia.

Con l’avvento di Putin, che aveva inizialmente accusato di avergli “rubato il programma”, è finito più volte in carcere, senza però demordere nell’opposizione politica. Le sue ultime esternazioni politiche sono state infatti contro la nuova riforma costituzionale che garantirebbe all’ex sergente del KGB di mantenersi al potere per altri sedici anni.

Le cause della morte non sono ancora certe, come si conviene a un personaggio così criptico. Appena pochi giorni fa, il 13 marzo, aveva annunciato la prossima pubblicazione di un libro già pronto che adesso uscirà postumo.

Tuttavia la sua fama è cresciuta notevolmente a partire dal 2011, quando Emmanuel Carrère gli ha dedicato una biografia molto romanzata (in Italia pubblicata da Adelphi), ma che lui ha sempre criticato assicurando di non averla nemmeno letta. Proprio da quel libro nascerà a brevissimo (coronavirus permettendo) un film, diretto da Paweł Pawlikowski, già premio Oscar nel 2015 per Ida e recentemente acclamato da pubblico e critica per lo splendido Cold war. Staremo a vedere.