Nella Puglia di Winspeare pensando (un po’) a Kaurismaki
Dalla Mostra alla sala (per Altre Storie) arriva “La vita in comune” il nuovo film di Edoardo Winspeare ambientato in un paesino immaginario della sua Puglia. Tra delinquenti da strapazzo, sindaci letterati e palazzinari senza scrupoli, una storia poetica e delicata sul “miracolo” dello stare insieme. Mentre l’Italia va alla deriva …

Metti un paese dal nome che non dà adito a dubbi, Disperata. Metti due ladruncoli che tentano una rapina a una pompa di benzina con due biciclette sgangherate e metti un cane che reagisce ai due balordi così che uno dei due uccide il cane per salvare il complice.
Metti che questo gangster da strapazzo che sogna di essere un mammasantissima invece piange come un “disperato” per aver ucciso il cane. Metti che l’aspirante mammasantissima in carcere non fa altro che pensare al cane ucciso. Metti che il sindaco di Disperata sogna a occhi aperti di vivere un’altra vita e di non dover ascoltare le “cazzate” della giunta. E metti, ancora, una giunta di palazzinari che pensa solo ai propri interessi, metti che…
Il mondo è un mondo cane dove i presunti buoni sono dei banditi dagli artigli affilati e dove i presunti cattivi sono dei “teneroni” che si commuovono sulle rime di parole in poesia… Il risultato è La vita in comune, nuovo piccolo film di Edoardo Winspeare, passato in concorso a Orizzonti e già in sala dal 2 settembre (per Altre Storie).
È nella sua Puglia dai muretti a secco e dalle piazzette assolate che Winspeare, dopo In grazia di Dio, torna a raccontare una nuova favola, poetica, delicata. Una sorta di “autoritratto” dello stesso autore che affida all’arte, alla poesia e alla letteratura il potere di salvare il mondo. O almeno di renderlo migliore.
Ecco dunque il ritratto pietoso e divertito di questa piccola comunità, un po’ alla Kaurismaki, che si dimena tra mille difficoltà sociali e morali, dove la corruzione impera e dove latita lo spirito comunitario. E dove la cultura è solo un sogno lontano, ma forse l’unico destinato a salvarla dal baratro, della rovina totale. Una rovina che incombe sui nostri protagonisti ma che per vie misteriose, magiche e, perché no, divine, riusciranno a salvarsi.
Il nostro antieroe, balordo con la poesia nel cuore, diverrà un novello Noè che con l’aiuto del fratello delinquentello, ma devoto a Papa Francesco, e del sindaco sognatore (alter ego dello stesso regista) riusciranno a far capire al mondo l’importanza di vivere in armonia con il creato!
Edoardo Winspeare, da cantore della sua terra, dà vita ad un piccolo e tenero affresco di un mondo che sta per essere inghiottito da se stesso e dagli spietati interessi del capitale, dove la poesia e tutte le arti in genere sono vestigia di un passato remoto. Organi che non servono più a nulla se non a far impegnare il tempo a quei quattro detenuti nel carcere di sicurezza, dove il sindaco sognatore tiene le sue lezioni ai carcerati.
E da dove alla fine mostrerà la strada giusta, quella di un sogno da sognare in tanti, per una “una vita in comune” dove è lo stare insieme e la condivisione, possibilmente in armonia con la natura, l’unico futuro possibile.
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